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Ventimiglia Vallecrosia Bordighera | 23 gennaio 2017, 17:00

Collette Borbotto

Collette Borbotto

Collette Ozotto è ok per la salute. In questi giorni, il ponente ligure è tornato a confrontarsi con il problema dei rifiuti solidi urbani: la notizia è che l’Asl 1 imperiese ha trasmesso alla Provincia i numeri definitivi dell’indagine epidemiologica sui vari lotti della discarica, situata tra le colline di Taggia e Sanremo.

A breve è atteso un incontro pubblico sull’argomento, ma il dato principale, anticipato dal presidente Fabio Natta, è che l’area intorno alla discarica “non ha evidenziato alcuna maggiore incidenza di primi ricoveri per tumori, malattie circolatorie e respiratorie o altre cause nel periodo 1996-2013”. Insomma, chi ha la sfortuna di abitare nei dintorni di Collette Ozotto, ha le stesse probabilità di ammalarsi (lo studio ha esaminato 16 patologie) di chi vive più lontano dalla zona in cui viene abbancata l’immondizia.

Tutti tranquilli e sereni? Non esattamente. La mia opinione è la stessa di un paio di mesi fa, quando il sindaco di Taggia, Vincenzo Genduso, aveva presentato i risultati dell’indagine ambientale sul lotto 5 di Collette Ozotto. Mi spiego: ben vengano le analisi scientifiche che possano rassicurare la popolazione, ma non vorrei che queste diventassero uno strumento per giustificare lo status quo. Secondo me c’è più di un motivo per storcere il naso di fronte alla situazione attuale.

Collette Borbotto perché: 1) la raccolta differenziata in provincia è ancora lontana dall’aver raggiunto un livello globale soddisfacente, in linea con le norme nazionali e regionali. Sanremo è impegnata a completare e migliorare il nuovo servizio domiciliare; Imperia a che punto è con la strategia rifiuti zero? Quando partirà nel capoluogo la raccolta porta a porta? 2) Nessuno parla più del biodigestore previsto in località Colli, un impianto indispensabile per chiudere il ciclo dei rifiuti e abbandonare la stagione delle discariche.

Ai cittadini piacerebbe conoscere il progetto definitivo, sapere quando e come sarà costruito, con quali costi e tempi. In tutta sincerità, piuttosto che ascoltare le rassicurazioni di turno sulla “salubrità” dei lotti passati, presenti e spero non futuri, dagli amministratori vorrei udire parole concrete su quello che dovremmo aspettarci una volta che sarà esaurito il lotto 6.

Un’altra espansione della discarica (accertato che non ha peggiorato molto la qualità della vita delle persone)? Il biodigestore? Vorrei sentire, chiaro e distinto, il messaggio che bisogna investire in una direzione diversa da quella intrapresa finora. O è chiedere una rassicurazione troppo grande?

Luca Re

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