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CRONACA | venerdì 03 febbraio 2012, 13:33

Sanremo: figlia e nipote si accaniscono sulla nonna per prenderle tutti gli averi

La procura e la polizia hanno messo fine a questa situazione di maltrattamenti. Il procuratore capo Cavallone "Questa operazione segue quella del Borea e ne seguiranno altre".

Con la scusa di voler riunire la famiglia dopo 10 anni di silenzio si erano introdotti nella casa della madre e nonna con l'intento di appropriarsi di quanto più possibile a spese dell'anziana. E' questa la gravissima situazione emersa dalle indagini della Polizia di Sanremo che stamani ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere per Tiziana Lizzari di 60 anni e Massimiliano Marocchi di 22 anni.




Vittima di questi due personaggi era Livia, 80enne di Sanremo che ormai da anni viveva un certo malessere personale poiché non aveva più notizie della figlia Tiziana, dopo che aveva avuto con lei un litigio, che le aveva portate ad allontanarsi per oltre 10 anni. A questo si aggiunge poi anche l'impossibilità di non aver visto crescere il nipote Massimiliano.

E' stato proprio quest'ultimo che lo scorso settembre si è avvicinato alla nonna spiegandole che voleva riunire la famiglia e che la madre Tiziana era cambiata ed anche lei voleva riavvicinarsi. Gli elementi emersi dalle indagini oggi fanno pensare che quello fosse solo un pretesto dei due arrestati per potersi trasferire a casa dell'80enne. Dopo alcuni incontri Lidia si lascia convincere dai buoni propositi dei parenti e così questi riescono a stanziarsi nell'abitazione e da lì inizia il calvario dell'anziana.

Da ottobre fino a gennaio si manifesta a più riprese un'escalation di cattiveria e crudeltà perpetrata dai due nei confronti dell'80enne. “Dapprima una nuova sistemazione degli arredi in casa durante la quale i due gettano via mobili ed abiti dell'80enne che non erano di loro gradimento e successivamente la privarono del telefono e della rubrica. L'apparecchio è stato poi sostituito con un cordless che Lizzari e Marocchi portavano via dalla casa ogni qualvolta uscivano, rendendo così impossibile per l'anziana di poter denunciare l'accaduto ad altri parenti” - ha illustrato il dirigente del commissariato Nicola Zupo.

E opinione degli inquirenti, che i due mirassero ad allontanare l'anziana dalla sua abitazione e ad appropriarsi della pensione di 720 euro mensili e più in generale di tutti i suoi averi. Non a caso al momento del fermo, i due erano già riusciti a vendere dell'argenteria appartenente all'80enne. “I maltrattamenti e comportamenti oltraggiosi, violenti e lesivi nei confronti di Lidia avvenivano, ormai, con cadenza quotidiana. I due, in base a quanto riferito dall'anziana, avevano anche iniziato a minacciare i vicini ed i conoscenti per indurli a non dire la verità sulla storia” - ha precisato ulteriormente Zupo.

L'apice della vicenda viene raggiunto solo il 12 gennaio, quando Tiziana Lizzari chiede i soccorsi per l'anziana madre sostenendo che fosse intossicata da un abuso di alcolici e che avesse mostrato istinti suicidi. Lidia a quel punto viene ricoverata nel reparto psichiatrico di Bordighera ma alla fine i medici capiscono che la donna sta bene e non è assolutamente malata di mente e quindi il 20 gennaio la dimettono. La figlia ed il nipote dell'anziana arrivano addirittura a cercare di parlare con il primario sostenendo che dovessero tenerla rinchiusa nel nosocomio, con l'intento di trovare una struttura adeguata dove trasferire l'anziana ma per tutta risposta i medici hanno dimesso Lidia non essendoci i presupposti per trattenerla ulteriormente.

Quello stesso pomeriggio figlia e nipote chiamano di nuovo l'ambulanza per ricoverare l'80enne che comprendendo cosa stava accadendo riesce a scappare da una vicina, anche se è comunque conscia che ormai non sarebbe più potuta tornare nella propria abitazione. Vista la situazione, a quel punto, l'anziana decide di trasferirsi in una pensione ed il giorno seguente si reca al commissariato di corso Cavallotti per sporgere denuncia contro i parenti.



Alla fine, dalle indagini, il quadro accusatorio sostenuto dalla donna si è rivelato veritiero e così su richiesta del sostituto procuratore Maria Paola Marrali è stata chiesta una doppia ordinanza di custodia cautelare per maltrattamenti plurimi ed aggravati, eseguita stamattina dagli agenti del commissariato. Lidia è potuta tornare a casa, mentre la figlia ed il nipote sono stati trasferiti in carcere rispettivamente a Genova Pontedecimo e Sanremo. 

Sull'accaduto il procuratore capo di Sanremo Roberto Cavallone è stato molto chiaro: “Da quando sono arrivato è stato un mio pallino creare una sorta di forza d'urto costituita dalla procura, dai carabinieri dalla polizia ed anche dalla finanza, per perseguire quella serie di comportamenti che vengono definiti come reati contro i soggetti deboli. Purtroppo è un dato ricorrente che ci siano molti episodi di maltrattamenti ai danni di donne ed anziani ed è un fenomeno percentualmente rilevante a fronte del numero dei reati che vengono generalmente iscritti in questa procura. Alcune volte questo è legato ad un dato culturale, alcuni di questi maltrattamenti avvengono all'interno di ambienti di immigrati, dove un certo rapporto di cultura tra uomo e donna determina situazioni per noi inaccettabili. Altre volte, come nel caso di oggi, l'anziano viene sfruttato e poi abbandonato se non addirittura maltrattato.

Qui siamo in una situazione di questo tipo. - ha detto ancora Cavallone - L'intenzione della procura è chiamare l'attenzione di tutti su questo fenomeno, anziani, donne e bambini vanno rispettati. Sono persone che non sono spesso in grado di difendersi. Questa operazione segue quella del Borea e ne seguiranno altre, perchè questi episodi stanno portando alla luce altri fatti accaduti in passato e che man mano stiamo raccogliendo. L'invito a tutti è di venire a riferire in procura i fatti che sono stati commessi a loro danno o di cui sono a conoscenza perchè è un fenomeno che dev'essere contrastato ed eliminato. Tutti quanti siamo destinati ad essere anziani e tutti quanti abbiamo bisogno del rispetto nel momento in cui abbiamo più necessità quando magari non abbiamo le forze fisiche per difenderci . Queste persone sono state attaccate duramente nella loro dignità oltre che nella loro incolumità fisica”.

Stefano Michero

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