Le tariffe dell'acqua potrebbero aumentare complessivamente di oltre il 66% entro il 2029 rispetto ai valori di riferimento del piano regolatorio. Un incremento progressivo, costruito attraverso rincari annuali superiori al 9%, che rischia di pesare sensibilmente sui bilanci delle famiglie e delle imprese della provincia di Imperia. A sollevare la questione è Gabriele Cascino, consigliere provinciale in forza Pd, che ha espresso voto contrario alla proposta di aggiornamento tariffario MTI-4 per il quadriennio 2026-2029 del servizio idrico integrato gestito da Rivieracqua.
Al centro delle contestazioni non c'è soltanto l'entità degli aumenti, ma anche il rapporto tra le maggiori risorse richieste agli utenti, gli investimenti programmati e le condizioni del servizio. Una valutazione critica che Cascino collega ai rilievi formulati dall'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) nell'ambito della propria deliberazione di approvazione condizionata.
Secondo il consigliere, la manovra sfrutterebbe quasi integralmente i margini di incremento consentiti dalla regolazione nazionale, senza prevedere sufficienti strumenti per attenuare l'impatto economico sui cittadini.
Aumenti progressivi fino al 2029: come cambiano le tariffe. Il primo elemento contestato riguarda il meccanismo di aggiornamento delle tariffe. La proposta prevede moltiplicatori tariffari pari a 1,280 nel 2026, 1,397 nel 2027, 1,525 nel 2028 e 1,664 nel 2029.
Si tratta di coefficienti che, applicati alla base tariffaria di riferimento, determinano un aumento progressivo fino al 66,4% nel 2029. Il meccanismo prevede incrementi annuali nell'ordine del 9%, avvicinandosi al limite massimo del 9,15% previsto dal sesto schema regolatorio.
Un aspetto che, secondo Cascino, avrebbe richiesto una valutazione più attenta della sostenibilità economica della manovra, soprattutto in considerazione delle difficoltà che molte famiglie incontrano nel sostenere le spese dei servizi essenziali.
La contestazione non riguarda la legittimità del meccanismo tariffario, previsto dalla normativa nazionale, quanto piuttosto la scelta di utilizzarne pressoché integralmente i margini disponibili.
Cinquanta milioni di fondi pubblici, ma i rincari restano elevati. Un secondo elemento riguarda le risorse disponibili per il miglioramento delle infrastrutture idriche. Nel quadro degli investimenti sono previsti, secondo i dati richiamati da Cascino, circa 50 milioni di euro di finanziamenti pubblici, provenienti dal PNRR e da Invitalia, ai quali si aggiungono 12 milioni di cofinanziamento.
Una disponibilità economica considerevole, che per il consigliere avrebbe dovuto spingere a esplorare soluzioni capaci di ridurre almeno parzialmente il peso degli aumenti sulle bollette.
Il punto sollevato riguarda il rapporto tra contributi pubblici, investimenti e tariffe: secondo Cascino, la proposta non avrebbe approfondito adeguatamente scenari alternativi per utilizzare i finanziamenti come strumento di contenimento dell'impatto immediato sugli utenti.
I rilievi di ARERA: perdite idriche, misurazioni e depurazione. Le critiche si estendono anche alla qualità tecnica del servizio. Nella propria nota, Cascino richiama i rilievi contenuti nella deliberazione di ARERA, sostenendo che l'Autorità abbia evidenziato criticità significative su alcuni prerequisiti necessari alla valutazione delle prestazioni del gestore.
Tra gli aspetti segnalati figura il sistema di misurazione delle perdite idriche, con una copertura dei dati che, secondo quanto riportato, risulterebbe inferiore alla soglia minima del 90%.
Un elemento rilevante perché la disponibilità di misurazioni affidabili rappresenta uno dei presupposti per conoscere le condizioni effettive della rete, individuare le dispersioni e programmare gli interventi necessari.
Un'altra criticità richiamata riguarda la depurazione, con particolare riferimento all'agglomerato di Andora, interessato da problematiche di adeguamento alle disposizioni europee e da procedure e condanne comunitarie.
Secondo la ricostruzione del consigliere, tali elementi avrebbero impedito il riconoscimento di alcuni prerequisiti relativi alla qualità tecnica. Per Cascino, il punto politico è il rapporto tra l'entità degli aumenti richiesti ai cittadini e le garanzie sull'effettivo miglioramento del servizio.
Tariffe pro capite e banche dati: un'altra criticità. Nella contestazione trova spazio anche il sistema utilizzato per determinare alcuni corrispettivi applicati alle utenze domestiche. Secondo quanto riportato nella nota, ARERA avrebbe richiamato l'Ente d'Ambito sulla persistente applicazione di un criterio pro capite standard, anziché di un sistema fondato sull'effettivo numero dei componenti dei nuclei familiari.
Alla base del problema vi sarebbero banche dati anagrafiche ancora incomplete, che non consentirebbero di applicare pienamente il criterio basato sulla composizione reale delle famiglie.
Aumenti immediati, convenzione da aggiornare entro 90 giorni. Un ulteriore punto contestato riguarda le tempistiche della manovra. Secondo Cascino, la proposta prevede l'immediata efficacia degli aggiornamenti tariffari, mentre la sottoscrizione dell'atto aggiuntivo alla convenzione con il gestore potrebbe avvenire entro i successivi 90 giorni.
Una differenza temporale che il consigliere considera problematica, perché comporterebbe l'applicazione degli aumenti prima del completamento formale dell'aggiornamento degli obblighi convenzionali.
La critica riguarda quindi la sequenza delle decisioni: prima l'incremento delle tariffe, successivamente il perfezionamento dell'atto che dovrebbe disciplinare gli impegni del gestore. Secondo il consigliere, sarebbe stato preferibile assicurare una maggiore corrispondenza temporale tra le nuove richieste economiche agli utenti e la definizione degli obblighi di servizio.
Cascino: "Sacrifici enormi senza garanzie stringenti". A riassumere la posizione del consigliere è la dichiarazione con cui motiva la propria contrarietà alla proposta. "Non si contesta la necessità di investire sulle reti, ma il modo in cui vengono usati i margini concessi", afferma Cascino.
Il riferimento è alla possibilità, prevista dal sistema regolatorio, di aumentare le tariffe per sostenere gli investimenti infrastrutturali. Una possibilità che, secondo il consigliere, avrebbe dovuto essere accompagnata da maggiori garanzie sul miglioramento del servizio e da una più attenta valutazione delle conseguenze economiche.
"Chiedere sacrifici enormi agli utenti con aumenti al limite del consentito, senza garanzie stringenti sulla qualità, senza sfruttare appieno i fondi pubblici come ammortizzatore e con i pesanti richiami di ARERA sullo sfondo, rende questa manovra socialmente e finanziariamente insostenibile", conclude.














