Due divieti di balneazione in una sola estate. Un'emergenza fognaria esplosa proprio all'inizio della stagione. Spiagge svuotate nel cuore di agosto, analisi che hanno restituito risultati differenti, una condotta subacquea del depuratore danneggiata e interrogativi che, con il ritorno dell'acqua entro i parametri, non sono scomparsi.
L'estate difficile del mare di Arma di Taggia arriva questa sera in Consiglio comunale. Non sarà un passaggio marginale della seduta. Dei temi politici iscritti all'ordine del giorno, quattro riguardano direttamente il mare, la balneazione, le infrastrutture fognarie e la tutela del litorale. A questi si aggiunge la discussione sulla convenzione con Amaie Energia e Servizi per il parcheggio della Darsena, altra area strategica della fascia costiera.
È, in qualche modo, il conto politico di un'estate cominciata con il problema alla rete fognaria nella zona della foce dell'Argentina e proseguita fino ad agosto con un secondo divieto di balneazione, questa volta dalle cause rimaste senza una spiegazione definitiva.
Giugno, il primo campanello d'allarme. La prima emergenza era arrivata quando la stagione balneare doveva ancora realmente cominciare. Nei primi giorni di giugno il cedimento della condotta fognaria nella zona della foce del torrente Argentina, secondo la ricostruzione fornita allora dal Comune, era stato collegato alle interferenze con i lavori del nuovo ponte tra Arma e Riva.
Il 3 giugno l'amministrazione aveva diffidato Rivieracqua e Regione chiedendo un intervento urgente; il giorno successivo era arrivata la sospensione dei cantieri e il 5 giugno, insieme alle prime soluzioni provvisorie per la gestione dei reflui, era scattato il primo divieto di balneazione, inizialmente circoscritto alla zona della Darsena.
La situazione aveva continuato a essere monitorata. I controlli ufficiali Arpal del 9 giugno avevano restituito valori conformi, ma le condizioni dell'infrastruttura avevano spinto il Comune a proseguire con verifiche e campionamenti autonomi.
Tra il 12 e il 13 giugno nuovi sopralluoghi avevano portato l'amministrazione a ritenere insufficienti le misure adottate fino a quel momento. Erano seguiti lavori in somma urgenza e ulteriori controlli. Il 15 giugno gli atti erano stati trasmessi alla Procura di Imperia, mentre due giorni più tardi il caso era arrivato anche sul tavolo della Prefettura.
Poi il momento più difficile. Il 18 giugno i campionamenti commissionati dal Comune avevano evidenziato valori oltre i limiti in tre punti della costa. Nella spiaggia libera tra i Bagni Germana e Vittoria, nelle vicinanze della zona interessata dal guasto, erano stati registrati valori superiori a 1.000 per gli enterococchi e a 2.000 per l'Escherichia coli. Criticità erano emerse anche in altri due punti, mentre Piazza Chierotti e Lido Annunziata risultavano conformi.
Il sindaco Mario Conio aveva quindi scelto la linea della massima precauzione, estendendo il divieto di balneazione all'intero litorale comunale. Una decisione che aveva avuto ripercussioni immediate su stabilimenti, attività e turismo, proprio nelle settimane nelle quali Arma iniziava a riempirsi. I controlli successivi avevano progressivamente mostrato un miglioramento, fino al ritorno dei valori entro i parametri.
Agosto, Arma si ferma ancora. Sembrava un capitolo chiuso. Invece, all'inizio di agosto, il mare di Arma è tornato nuovamente sotto osservazione. Il 4 agosto un controllo ordinario di Arpal aveva rilevato un valore degli enterococchi intestinali superiore al limite: 300 ogni 100 millilitri contro una soglia di 200. Il Comune, non potendo derogare di fronte al superamento, aveva disposto il divieto cautelativo sull'intero litorale.
Questa volta, però, la ricerca della causa si era rivelata più complicata. Rivieracqua non aveva individuato anomalie gestionali o funzionali tali da spiegare il superamento e la questione era arrivata immediatamente anche in Consiglio comunale, trasformandosi in uno scontro politico.
A rendere il quadro ancora più particolare erano stati i risultati dei controlli paralleli. Il 6 agosto cinque campionamenti disposti da Rivieracqua avevano restituito valori conformi, mentre un prelievo suppletivo ufficiale di Arpal effettuato nella stessa giornata aveva rilevato 360 enterococchi ogni 100 millilitri, ancora oltre la soglia di 200.
Una divergenza che aveva spinto Conio a chiedere un nuovo confronto in Prefettura, pur ribadendo la piena fiducia nell'Agenzia regionale. La situazione si era infine normalizzata con i campioni prelevati l'8 agosto: Escherichia coli a 10 e enterococchi inferiori a 10, valori ampiamente entro i limiti. Il 9 agosto era quindi arrivata la revoca dell'ordinanza e, dopo quattro giorni, Arma era tornata completamente balneabile. L'emergenza sanitaria era finita. La domanda sulle cause di quell'episodio, però, era rimasta.
Poi il caso della condotta del depuratore. Pochi giorni più tardi era emersa un'altra questione: il danneggiamento della condotta subacquea collegata al depuratore, nel tratto sul territorio di Riva Ligure. Una vicenda che richiede una distinzione fondamentale.
Quella condotta si trova a valle del depuratore e trasporta in mare acqua già trattata. Nelle condizioni previste dal sistema dovrebbe accompagnarla fino al punto terminale situato a circa 1.200 metri dalla costa. Il danneggiamento aveva invece determinato l'uscita dell'acqua più vicino alla riva.
Ma non è stato accertato alcun rapporto di causa ed effetto tra quel guasto e il divieto di balneazione di agosto. Il Comune lo aveva escluso e anche gli elementi raccolti non avevano consentito di stabilire quel collegamento. Il 4 agosto, proprio in zona Prati a Riva Ligure, nelle vicinanze dell'impianto, Arpal aveva rilevato valori inferiori a 10 sia per Escherichia coli sia per enterococchi, dunque largamente conformi. Rivieracqua aveva inoltre riferito analisi regolari sullo scarico del depuratore.
Il problema resta però infrastrutturale e dovrà essere risolto. L'intervento è programmato per la fine di settembre e potrebbe richiedere fino a 40 giorni di lavori. La scelta di attendere la conclusione del periodo di maggiore pressione turistica è legata alla complessità dell'operazione e alla necessità di intervenire sul sistema in condizioni compatibili con il funzionamento dell'impianto.
Ora tutto arriva in Consiglio. È su questo scenario che si apre la seduta di questa sera. Il primo dossier sarà portato in aula da Progetto Comune, con l'interrogazione urgente dedicata alla qualità delle acque marine e alla tutela del litorale.
La consigliera Fulvia Alberti chiede di andare oltre la gestione delle singole emergenze e di creare un tavolo tecnico che coinvolga Regione Liguria, Provincia, Comuni costieri, Arpal, gestore del servizio idrico, università ed esperti. L'obiettivo è ricostruire le possibili fonti di pressione sulla costa e arrivare a un programma di interventi che guardi all'intero Ponente. "Non vogliamo occuparci del mare soltanto quando arriva un divieto di balneazione – ha spiegato Alberti –. Vogliamo capire perché questi episodi continuano a verificarsi, quali siano le criticità del sistema e soprattutto cosa possiamo fare per prevenirli".
Attenzione, anche in questo caso, alla distinzione tra fatti accertati e valutazioni politiche: Progetto Comune considera la recente rottura del collettore alla foce dell'Argentina una causa importante dell'emergenza vissuta dal territorio, ma si tratta della posizione espressa dal gruppo nell'interrogazione.
Progettiamo il Futuro porta tre atti sul tavolo. Ancora più articolato sarà l'intervento di Progettiamo il Futuro. Il gruppo presenterà innanzitutto un'interrogazione sulla rottura della condotta fognaria e del sistema del depuratore consortile, sulla gestione dell'emergenza balneazione e sulla tutela del litorale di Arma.
Ma non sarà l'unico punto. Una mozione chiederà un piano straordinario di interventi a sostegno del comparto turistico e per la tutela del litorale, proprio alla luce delle criticità che hanno segnato la stagione balneare 2026.
Il quarto passaggio potrebbe essere quello politicamente più significativo: la proposta di istituire una commissione speciale consiliare d'indagine e studio sulla gestione del demanio marittimo, sulle infrastrutture fognarie e sulla qualità delle acque di balneazione. Non quindi soltanto un confronto su ciò che è successo, ma la richiesta di creare uno strumento consiliare dedicato ad approfondire l'intero sistema.
Un'estate che lascia una domanda aperta. Questa sera maggioranza e opposizioni si troveranno quindi davanti a una vicenda molto più ampia del singolo campione fuori norma.
Perché giugno e agosto sono stati due episodi distinti. Nel primo caso l'emergenza si era sviluppata insieme a un guasto della rete fognaria nella zona della foce dell'Argentina e le analisi commissionate dal Comune avevano effettivamente rilevato valori fuori norma in più punti. Ad agosto, invece, il superamento era emerso durante un controllo Arpal e gli approfondimenti successivi non avevano individuato una causa certa.
E distinta ancora è la condotta subacquea del depuratore tra Arma e Riva, che dovrà essere riparata ma per la quale non è stato dimostrato un collegamento con il divieto di agosto.
Tre vicende che si sono sovrapposte nella percezione pubblica e che questa sera torneranno inevitabilmente a incrociarsi nell'aula consiliare. Dopo un'estate trascorsa tra ordinanze, campionamenti, riaperture, preoccupazioni degli operatori e scontro politico, il mare di Arma oggi è balneabile. Ma il Consiglio comunale dovrà confrontarsi soprattutto con ciò che rimane dopo l'emergenza: capire cosa sia accaduto, quali infrastrutture necessitino di interventi e soprattutto quali strumenti mettere in campo perché l'estate 2026 non diventi un copione destinato a ripetersi.














