Una proposta di matrimonio accompagnata da richieste al Governo italiano e, in caso di mancata riconciliazione, dalla pretesa che Nessy Guerra venga incarcerata e la piccola Aisha consegnata alla nonna paterna. È il contenuto di un nuovo documento attribuito a Tamer Hamouda, ex marito della giovane sanremese, che riaccende la preoccupazione attorno a una vicenda già segnata da procedimenti giudiziari, denunce e mesi di tensione.
A rendere pubblica la lettera è stata la stessa Nessy Guerra attraverso un nuovo video pubblicato sui propri canali social. La giovane riferisce inoltre di essere venuta a conoscenza di un altro messaggio che Hamouda avrebbe inviato a una radio con la quale lei partecipa abitualmente a trasmissioni e dirette social: secondo quanto raccontato da Nessy, l'ex marito avrebbe affermato che avrebbe trascorso i prossimi vent'anni cercando di “fargliela pagare in qualsiasi modo”.
Un'affermazione riferita dalla giovane e che non compare nel documento visionato. È invece nero su bianco nella lettera, redatta sia in arabo sia in italiano, la nuova proposta formulata da Hamouda.
“Ha ricominciato a minacciarci”. “Il mio ex ha ricominciato a minacciarci e voglio parlarvene”, esordisce Nessy nel video. “Ha mandato un messaggio a una radio dove partecipiamo solitamente, dicendo che avrebbe passato i suoi prossimi vent'anni a cercare di farcela pagare in qualsiasi modo. Già questo è piuttosto inquietante, ma il peggio arriva con questa lettera che mi è stata girata stamattina dal mio avvocato”.
Nessy la definisce una sorta di “accordo di riconciliazione”, espressione che la stessa giovane accompagna idealmente con “moltissime virgolette”.
“Propongo a Nessy Guerra di risposarci immediatamente”. Il documento si apre con una richiesta esplicita: “Propongo a Nessy Guerra di risposarci immediatamente e pubblicamente, e di vivere in pace per sempre felici e contenti dove desideriamo”.
Ma la proposta viene accompagnata da una serie di condizioni che coinvolgono direttamente anche le istituzioni italiane. Hamouda chiede che il Governo italiano riconosca quelle che definisce “sentenze di assoluzione avvenute a mio vantaggio qui in Egitto”, provvedendo alla loro traduzione asseverata, e che proceda al rilascio del passaporto.
Non solo. Nel documento viene chiesto anche un risarcimento per i danni che l'uomo sostiene di aver subito, insieme alla restituzione dei beni mobili e immobili che afferma di aver perso e a un ulteriore risarcimento per la presunta diffamazione. In cambio, Hamouda dichiara che sarebbe sua intenzione realizzare “un'importante opera di beneficenza” in Egitto.
“Nessy dovrà ripristinare la mia reputazione”. Le condizioni non riguardano soltanto il Governo italiano. Una parte centrale dell'accordo è rivolta direttamente all'ex moglie.
“Nessy Guerra si impegnerà a ripristinare la mia reputazione pubblica raccontando la versione vera dei fatti”, si legge nel documento. Hamouda chiede, in particolare, che la giovane sostenga pubblicamente che lui sarebbe stato assolto da tutte le accuse e che non sarebbe “mai stato violento o cattivo con lei”.
È proprio quest'ultimo punto a essere immediatamente contestato da Nessy nel video. La giovane sostiene che la ricostruzione dell'ex marito non corrisponda alla sua situazione giudiziaria e afferma che Hamouda avrebbe riportato in Egitto una condanna a sei mesi, con sospensione condizionale della pena per tre anni.
“Lui dice di essere stato assolto da tutte le accuse qui in Egitto. Questo non è assolutamente reale”, afferma Guerra, che attribuisce quelle dichiarazioni alla ricostruzione personale dell'ex marito.
“Se non vuole riconciliarsi, esigo che venga imprigionata”. È però la seconda parte del documento a destare maggiore preoccupazione nella giovane sanremese.
Hamouda mette infatti per iscritto cosa, a suo giudizio, dovrebbe accadere qualora Nessy rifiutasse la proposta: “Se invece Nessy Guerra non vuole riconciliarsi con me, confermando che preferisce distruggere la nostra famiglia, allora esigo che venga imprigionata nel rispetto delle sentenze già avvenute”.
L'uomo aggiunge inoltre di riservarsi la possibilità di presentare ulteriori denunce per i reati di diffamazione che sostiene di aver subito.
Il contenuto del documento non ha naturalmente il valore di una decisione giudiziaria: le richieste formulate da Hamouda rappresentano le sue pretese e spetta esclusivamente alle autorità competenti pronunciarsi sui procedimenti pendenti e sull'eventuale esecuzione delle sentenze.
“Chiedo che mia figlia venga immediatamente consegnata a mia madre”. L'ultimo punto riguarda direttamente Aisha. Hamouda chiede che, nel caso in cui Nessy non accetti la riconciliazione, la bambina venga “immediatamente consegnata” a sua madre.
Una richiesta sulla quale Nessy interviene con particolare decisione nel proprio video, richiamando la situazione relativa all'affidamento della figlia. “Mia mamma ha vinto l'affidamento della bambina il 31 dicembre 2024”, afferma la giovane. “Mia figlia è formalmente affidata a mia madre e non c'è alcun motivo per cui dovrebbe essere data a sua madre”.
Il procedimento sull'affidamento di Aisha, tuttavia, non è ancora definitivamente concluso. L'ultima udienza è stata rinviata al 7 ottobre, dopo che, secondo quanto riferito dalla difesa di Nessy, il giudice non avrebbe acquisito la documentazione che i legali della giovane intendevano depositare.
Tra gli elementi emersi nelle scorse settimane figura inoltre una dichiarazione della stessa madre di Hamouda che, secondo quanto riferito dalla difesa di Nessy, aveva già manifestato la propria disponibilità affinché l'affidamento della bambina rimanesse alla nonna materna.
“Denunceremo queste ulteriori minacce”. Nessy annuncia ora l'intenzione di rivolgersi nuovamente alle autorità. “Volevo raccontarvi queste ulteriori minacce perché, secondo me, sono gravissime”, afferma. “Ovviamente sporgeremo denuncia, allegheremo anche questa lettera e vi terrò aggiornati su tutto quello che succederà”.
La nuova iniziativa di Hamouda arriva in una fase particolarmente delicata del caso. Nessy continua a trovarsi in Egitto insieme ad Aisha, mentre resta pendente davanti alla Corte di Cassazione il ricorso contro la condanna a sei mesi per adulterio. Sul fronte della bambina, invece, bisognerà attendere ottobre per una nuova tappa della causa sull'affidamento.
Il caso è ormai seguito anche a livello internazionale. La Commissione europea, rispondendo nelle scorse settimane all'interrogazione sottoscritta da 24 europarlamentari, ha confermato di conoscere la vicenda e di mantenere i contatti con l'Ambasciata italiana al Cairo, dichiarandosi pronta a fornire sostegno qualora venga richiesto.
Ora arriva questo nuovo documento. Una proposta di “riconciliazione” che pone insieme il matrimonio con Nessy, il riconoscimento delle presunte assoluzioni, il ripristino della reputazione di Hamouda, il rilascio del passaporto e i risarcimenti richiesti all'Italia. E, dall'altra parte, in caso di rifiuto, la richiesta che Nessy venga incarcerata e Aisha consegnata alla nonna paterna. Richieste che la giovane sanremese interpreta come nuove minacce e che, come annunciato nel suo video, intende ora portare nuovamente all'attenzione delle autorità.














