Un aspetto del rapporto tra gli italiani e la propria salute viene registrato da anni, con attenzione crescente, da chi osserva il settore: la tendenza a rimandare visite ed esami, anche quando il bisogno è chiaro e riconosciuto. Gli ultimi dati disponibili, contenuti nel rapporto annuale dell'Istat e riferiti al 2024, misurano l'ampiezza del fenomeno: il 9,9% della popolazione ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria di cui aveva bisogno, a fronte del 7,5% dell'anno precedente e del 6,3% del 2019. In cinque anni la quota è cresciuta di oltre tre punti, con una progressione che appare tutt'altro che episodica.
Le motivazioni più citate restano le liste d'attesa, indicate dal 6,8% degli intervistati, e le ragioni economiche, che pesano per il 5,3%. Cause reali e documentate, che tuttavia coprono soltanto una parte del quadro. Una causa del fenomeno, infatti, sfugge a queste spiegazioni: quella in cui il rinvio delle cure smette di essere una questione di risorse e diventa una questione di comportamenti.
Gratuito, eppure disertato: il caso emblematico degli screening oncologici
Per comprendere appieno come la mente possa contribuire a rinviare i controlli, è possibile guardare al caso degli screening oncologici organizzati, le campagne di prevenzione che invitano per lettera fasce definite di popolazione a sottoporsi gratuitamente a mammografia, ricerca del sangue occulto e test per il tumore della cervice uterina.
Gli ultimi dati diffusi dall'Osservatorio nazionale screening, riferiti allo stesso anno, indicano che risponde all'invito circa un destinatario su due per lo screening mammografico e uno su tre per quello colorettale: complessivamente, oltre 7,6 milioni di persone appartenenti alla popolazione target restano fuori dai programmi. I divari territoriali sono ampi, con adesioni alla mammografia che vanno dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria, ma il dato di fondo attraversa l'intero Paese: più della metà degli inviti cade nel vuoto.
Se a tenere lontani i cittadini fossero soltanto il denaro e i tempi di attesa, l'adesione dovrebbe avvicinarsi alla totalità. I numeri raccontano altro, e suggeriscono che sulla decisione di curarsi pesino fattori di natura diversa, più sottili e più difficili da misurare.
La preferenza per il presente: il meccanismo dietro i numeri
La psicologia comportamentale ha descritto da tempo la logica che governa scelte di questo tipo, indicandola come preferenza per il presente: nella valutazione di un'azione, i costi immediati contano molto più dei benefici futuri.
Il controllo medico rappresenta un caso quasi perfetto di questo squilibrio. I costi arrivano tutti subito, dal tempo per individuare la struttura alle telefonate, dall'incertezza sul prezzo finale al timore di una diagnosi sgradita; il beneficio si colloca invece lontano nel tempo, ha natura probabilistica e, quando la prevenzione funziona, coincide con una malattia evitata, cioè con un esito per definizione impossibile da osservare. A rendere il quadro ancora più favorevole al rinvio contribuisce l'assenza di scadenze e richiami: la visita di controllo può slittare di mese in mese senza che nulla, nella vita quotidiana, la segnali come urgente.
Accanto alla psicologia pesano gli ostacoli pratici, con una sequenza nota a chiunque ci sia passato: la ricerca della struttura adatta, le telefonate negli orari di apertura del centralino, i richiami, l'attesa di un preventivo, il confronto farraginoso tra prezzi raccolti qua e là.
Quanto più il percorso si allunga, tanto più cresce la quota di chi lo abbandona a metà, anche quando l'interesse a completarlo è fuori discussione. Il risultato è il ritratto che i dati restituiscono, quello di una popolazione che colloca la salute in cima alle priorità dichiarate e in fondo all'agenda reale.
Quando prenotare diventa semplice, i comportamenti cambiano
La controprova arriva dalle esperienze in cui il percorso è stato accorciato. I programmi di screening con invito attivo e appuntamento già fissato ottengono adesioni sensibilmente superiori a quelli che si limitano a raccomandare la prestazione, e i sistemi di promemoria risultano tra gli strumenti più efficaci per aumentare la partecipazione ai controlli periodici. La leva decisiva, più della persuasione, è la brevità del tragitto tra la decisione e la prenotazione.
In questo quadro, un ruolo sempre più importante è anche quello che stanno assumendo i comparatori sanitari digitali, che permettono di esaminare in tempi rapidi le prestazioni di un’ampia gamma di strutture mediche private. Ne costituisce un esempio Cup24, il nuovo nome con cui si presenta oggi al pubblico la piattaforma precedentemente nota come CupSolidale. Si tratta di una scelta per salutare la dimensione nazionale raggiunta, con più di 1 milione di visite registrate, e le oltre 15.000 recensioni verificate su Trustpilot, Google e TrustedOpinions, con una valutazione media di 4.5 stelle.
In particolare, Cup24 consente di confrontare per prezzo, disponibilità e vicinanza oltre 6.500 cliniche e strutture in tutta Italia, con un tempo medio richiesto per la ricerca inferiore al minuto.
Le possibilità offerte da questi strumenti mostrano che gli ostacoli individuati dalle ricerche sul rinvio, prezzi poco chiari, disponibilità difficili da reperire, strutture percepite come lontane, possono essere superati per via tecnologica: con il prezzo noto prima della prenotazione e le disponibilità consultabili in tempo reale, la scelta sanitaria perde l’aspetto dell'incertezza che ne alimentava il rinvio.
Un beneficio che attraversa tutte le età
La semplificazione dell'accesso non riguarda una categoria di pazienti in particolare, ma cambia i termini della prevenzione lungo l'intero arco della vita, con un peso diverso a ogni stagione. Per i giovani adulti, la fascia che meno frequenta gli ambulatori, l'ostacolo pratico è spesso decisivo: controlli come la visita dermatologica per il monitoraggio dei nei, la visita ginecologica o quella andrologica vengono percepiti come rimandabili, e la facilità di prenotare in pochi minuti dal telefono si misura con la loro stessa disponibilità a iniziare un percorso di prevenzione, prima ancora che a proseguirlo.
Nella fascia tra i 40 e i 50 anni, quella in cui molte condizioni croniche cominciano a essere intercettabili, entrano in gioco i controlli cardiovascolari, dalla misurazione della pressione all'elettrocardiogramma, e i primi accertamenti mirati per uomini e donne. Qui la prevenzione lavora al meglio come check-up periodico, tipicamente ogni due anni, e la possibilità di confrontare rapidamente strutture, tempi e costi rende sostenibile proprio quella cadenza regolare che ne è la condizione. Con il superamento dei 50 anni, infine, il calendario si infittisce di appuntamenti a scadenza fissa, dagli esami per la prevenzione del tumore del colon-retto ai controlli specifici legati all'età: è la fase in cui gli appuntamenti da coordinare si moltiplicano, e uno strumento che li rende semplici da fissare e da ripetere fa la differenza tra un percorso ordinato e una serie di scadenze che rischiano di accavallarsi.
Ne emerge una prevenzione che accompagna la persona per decenni cambiando contenuto, ma conservando un'unica esigenza di fondo, la costanza. Ridurre a pochi minuti il tempo necessario a prenotare significa rimuovere l'ostacolo che, in ogni età, si frappone con più frequenza tra l'intenzione di controllarsi e il gesto di farlo davvero.
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