Un'ora per attraversare alcune delle pagine più importanti della canzone italiana, facendo incontrare la voce di Paola Turci, i racconti di Gino Castaldo e il suono dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo. L'Auditorium Franco Alfano ha ospitato ieri sera una nuova prima assoluta della Sanremo Summer Symphony, trasformando il concerto in un viaggio tra epoche, autori e generazioni differenti.
Ma la serata ha raccontato anche qualcosa in più. Perché dietro alle canzoni e agli arrangiamenti è emersa ancora una volta la trasformazione della stessa Orchestra Sinfonica di Sanremo, sempre meno confinabile all'interno di una definizione esclusivamente classica e sempre più capace di muoversi tra linguaggi musicali profondamente diversi.
Per il maestro Walter Sivilotti, che ha diretto il concerto e curato parte degli arrangiamenti insieme a Geremy Serravalle, proprio la serata con Paola Turci rappresenta una nuova dimostrazione della polivalenza dell'Orchestra e del percorso intrapreso negli ultimi anni.
“La Sinfonica è sempre più proiettata nel futuro”, è il concetto espresso da Sivilotti al termine di uno spettacolo nel quale l'Orchestra è stata chiamata a confrontarsi con mondi musicali lontani tra loro. Non più, dunque, soltanto una componente classica, ma una formazione capace di cambiare pelle e adattarsi alla musica d'autore, al pop e al rock senza perdere la propria identità.
Da Turci a Dalla e Guccini, un’ora dentro la musica italiana. Sul palco, intanto, Paola Turci ha mantenuto la promessa fatta alla vigilia. Aveva definito un “privilegio” la possibilità di esibirsi insieme alla Sinfonica e proprio il rapporto tra la sua voce e l'Orchestra è diventato uno dei punti centrali della serata.
Il viaggio ha attraversato innanzitutto la carriera della cantautrice romana, riportando all'Auditorium alcuni dei suoi brani più conosciuti, da “Volo così” a “Bambini”, da “Fatti bella per te” a “Vita mia” e “Ma dimme te”.
Ma quella andata in scena non è stata semplicemente una raccolta di successi. Attorno alle canzoni di Turci si è costruito infatti un percorso nella storia della musica italiana, con brani appartenenti a personalità e stagioni artistiche differenti. Lucio Dalla, Francesco Guccini, Mina, Ornella Vanoni e Milva sono diventati altrettante fermate di un racconto nel quale la memoria della canzone italiana è stata riletta attraverso nuovi arrangiamenti sinfonici.
Da “Cara” di Dalla a “L'avvelenata” di Guccini, fino a “Mi sei scoppiato dentro il cuore” di Mina e “Domani è un altro giorno” di Ornella Vanoni, la scaletta ha continuamente cambiato atmosfera.
Tra i momenti più particolari anche “Alexanderplatz”, la canzone scritta da Franco Battiato e Giusto Pio e portata al successo da Milva: una pagina complessa, quasi teatrale, che ha trovato nella dimensione orchestrale una veste particolarmente naturale.
Castaldo racconta ciò che accade dietro le canzoni. A cucire insieme il percorso è stato Gino Castaldo. Il giornalista e critico musicale non ha avuto semplicemente il compito di presentare i brani, ma di accompagnare il pubblico dentro le loro storie.
Il concerto è diventato così un continuo passaggio dalla parola alla musica e dalla musica al ricordo. Castaldo e Turci hanno dialogato sugli autori, sulle interpreti e sulle ragioni che hanno portato alla scelta delle diverse canzoni, prima di lasciare nuovamente spazio all'Orchestra.
Ne è nato uno spettacolo differente dal concerto tradizionale: un'ora di storia della musica italiana raccontata e contemporaneamente suonata, nella quale brani conosciuti dal pubblico hanno assunto una veste nuova grazie al lavoro della Sinfonica.
Un'impostazione che ha permesso anche di attraversare generazioni molto diverse senza creare fratture. Dalla scrittura di Guccini all'universo di Dalla, dalle grandi interpreti femminili fino al repertorio della stessa Turci, il filo conduttore è rimasto quello della canzone italiana e della sua capacità di resistere al passare del tempo.
Sivilotti: una Sinfonica capace di cambiare continuamente pelle. Ed è proprio la varietà della serata a rafforzare la riflessione di Walter Sivilotti. La polivalenza dell'Orchestra è diventata uno degli elementi centrali della Sanremo Summer Symphony 2026. Nel giro di pochi appuntamenti i musicisti sono stati chiamati a confrontarsi con repertori, interpreti e formule molto differenti, lavorando su produzioni costruite appositamente per Sanremo.
Il concerto con Paola Turci ne è stato forse uno degli esempi più evidenti: passare da Guccini a Mina, da Dalla a Milva e poi tornare al pop-rock della cantautrice significa richiedere all'Orchestra non soltanto precisione tecnica, ma capacità di interpretare linguaggi differenti.
È qui che, secondo Sivilotti, va cercata una delle prospettive future della Sinfonica. L'identità classica rimane parte fondamentale della sua storia e della sua natura, ma non rappresenta più l'unico spazio nel quale l'Orchestra può muoversi.
La sfida è quella di utilizzare la struttura e la ricchezza di una formazione sinfonica per incontrare altri mondi musicali, dialogare con artisti contemporanei e raggiungere pubblici differenti.
La Summer Symphony continua: venerdì spazio ai Queen. La serata di ieri si inserisce proprio nel percorso intrapreso dalla Sanremo Summer Symphony, che sta facendo dell'Auditorium Franco Alfano uno dei luoghi centrali dell'estate musicale cittadina.
Dopo lo spettacolo dedicato a Lucio Dalla e la serata con Paola Turci e Gino Castaldo, venerdì 21 agosto sarà la volta di “Break Free – Long Live The Queen”, ancora insieme all'Orchestra Sinfonica, questa volta diretta dal maestro Ernesto Colombo. Un appuntamento che ha già raggiunto il sold out.
Ancora un cambio completo di registro. Ed è forse proprio questa la fotografia migliore del percorso che Sivilotti indica per il futuro: un'Orchestra capace di passare dalla musica d'autore italiana ai Queen, dalla tradizione classica al pop e al rock, mantenendo sempre il suono e la forza di una formazione sinfonica.











































































