/ Cronaca

Cronaca | 14 agosto 2026, 12:16

Morandi, otto anni dopo Genova ricorda le 43 vittime: memoria, sentenza e sicurezza per guardare al futuro insieme (Foto e Video)

Dalla commemorazione alla sentenza di primo grado, otto anni dopo il crollo la città torna a fermarsi. Bucci richiama il valore della memoria, Rixi insiste sulla sicurezza e Possetti chiede che l'attenzione non venga meno

Genova si è fermata ancora una volta, nel giorno dell'ottavo anniversario del crollo del Ponte Morandi, per ricordare le 43 persone che persero la vita il 14 agosto 2018. Una giornata che, otto anni dopo, assume un significato particolare anche perché è la prima commemorazione dopo la sentenza di primo grado che ha individuato precise responsabilità per quella tragedia. Le celebrazioni sono iniziate alle 9 nella chiesa di San Bartolomeo della Certosa, con la Santa Messa celebrata dall'arcivescovo Marco Tasca alla presenza delle autorità. Poi il cuore della commemorazione si è spostato alla Radura della Memoria, dove sono state deposte le corone in ricordo delle vittime. Alle 11.36, l'ora esatta del crollo, Genova ha osservato un minuto di silenzio, accompagnato dalle campane e dalle sirene delle navi del porto. Un momento che ha riportato al centro il dolore di quelle ore e il ricordo delle 43 vite spezzate.

A otto anni di distanza, il ricordo si intreccia con la necessità di trasformare quella tragedia in un monito per il futuro. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha sottolineato proprio questo passaggio, richiamando il valore della memoria come elemento indispensabile per evitare che quanto accaduto possa ripetersi. "Sapete che il nostro territorio, come tutto il mondo, ha bisogno di infrastrutture per svilupparsi. Ebbene, queste infrastrutture, sia per chi le costruisce, sia per chi le utilizza, non devono mai avere ripercussioni sulla sicurezza. Non c'è futuro senza memoria", ha dichiarato. Bucci ha inoltre confermato l'impegno per il completamento del Memoriale, ricordando che progetti e stanziamenti sono già predisposti. Un luogo destinato a mantenere vivo il ricordo e a consegnarlo alle generazioni future, perché la memoria non resti soltanto legata alla ricorrenza del 14 agosto.

Ad aprire la sequenza degli interventi istituzionali è stato il Vescovo di Genova, monsignor Marco Tasca, mettendo l'accento sul valore profondo del ricordo e sul peso delle responsabilità umane. “Ci ritroviamo ancora una volta in questo luogo della memoria. Il tempo che passa può insegnare a convivere con il dolore, ma non lo rende meno vero. Nessuna ricostruzione ha potuto ricomporre quanto in quel giorno si è spezzato. Siamo qui perché la memoria non diventi abitudine, perché il ricordo continui a interrogare le nostre coscienze e perché il desiderio di giustizia non venga estinto”. Il Vescovo ha poi richiamato l’attenzione di chi riveste ruoli pubblici, citando l'esortazione giubilare di San Francesco ai reggitori dei popoli: “Dimenticare il Signore significa, in fondo, dimenticare l'uomo; significa lasciare che altre logiche prevalgano: il profitto che dimentica il volto di chi lavora, il calcolo che prevale sulla cura, la superficialità che sostituisce la vigilanza. Quando questo accade, le tragedie che recano il segno della responsabilità umana si rivelano l'espressione di crisi morali e civili”.

La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha voluto sottolineare il valore simbolico dei 43 alberi che compongono la versione definitiva della Radura della Memoria prima di soffermarsi sugli sviluppi processuali: “Questo 14 agosto segna un confine rispetto agli altri anni: per la prima volta sentiamo che le nubi iniziano a dissiparsi e la sete di verità si sta avvicinando. La recente sentenza inizia a rendere giustizia. Oggi c'è scritto nero su bianco che quello che è successo non è stato una fatalità imprevedibile, ma un fatto determinato da omissioni inaccettabili e incurie intollerabili. Siete state vittime di scelte in cui l'avidità e l'interesse economico hanno calpestato il dovere sacro della manutenzione”. Salis ha poi annunciato l'intenzione di perseguire le dovute tutele patrimoniali a favore della collettività: “L'intera città ha subito un danno profondo. Per questo è doveroso annunciare che il Comune di Genova chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito. Qualsiasi risorsa riusciremo a ottenere verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città”.

Sul tema della sicurezza delle infrastrutture è intervenuto anche il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi, presente alla cerimonia in rappresentanza del Governo. Per Rixi, il crollo del Morandi ha rappresentato un vero punto di svolta nella gestione delle opere pubbliche e nei controlli sulle infrastrutture. "Il crollo del Morandi ha segnato un punto di svolta" per Genova e per l'intero Paese, con una revisione delle norme e un rafforzamento dell'attenzione sulla manutenzione. Il viceministro ha ricordato anche il proprio coinvolgimento nelle drammatiche ore successive al crollo, sottolineando il legame personale con la città. Ma accanto alla sicurezza resta aperto il capitolo della rigenerazione della Val Polcevera. Rixi ha ribadito che le risorse sono disponibili e ha chiesto di accelerare l'iter delle opere, compreso il Parco della Memoria. "Se si iniziassero a usare i fondi che ci sono sarebbe un'ottima cosa. C'è obiettivamente la necessità di accelerare", ha detto.

Per i familiari delle vittime, però, questo anniversario porta con sé anche un elemento nuovo: la sentenza di primo grado. Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime del Ponte Morandi, ha parlato di una commemorazione diversa dalle precedenti, proprio per la presenza di un pronunciamento giudiziario arrivato dopo anni di processo. "C'è però una piccola serenità in più perché abbiamo un pronunciamento da parte di giudici indipendenti che va nel senso sperato", ha spiegato, sottolineando come il verdetto abbia riconosciuto responsabilità e omissioni. Una sentenza che, pur non essendo definitiva, rappresenta per i familiari un primo importante punto fermo nella lunga ricerca di verità e giustizia. Ma insieme alla soddisfazione resta la delusione per l'assenza delle più alte cariche dello Stato alla commemorazione. "Avremmo voluto una presenza forte perché questo giudizio coinvolge anche figure dello Stato. Era importante oggi esserci", ha aggiunto Possetti.

Ed è proprio sulla memoria che si concentra l'appello più forte dei familiari, nel timore che con il trascorrere degli anni l'attenzione possa lentamente affievolirsi. "Questa memoria in Italia va troppo spesso a diradarsi velocemente e arriva la nebbia", ha ammonito Possetti, ribadendo che il Comitato non intende permettere che il ricordo della tragedia perda forza. Otto anni dopo il crollo, dunque, Genova si ritrova ancora alla Radura della Memoria, con le istituzioni, i cittadini e soprattutto i familiari delle vittime uniti nel ricordo. Il nuovo ponte è stato ricostruito e la città ha saputo rialzarsi, ma il 14 agosto resta una ferita che non può essere archiviata. La sentenza ha aperto un nuovo capitolo sul piano giudiziario, la sicurezza è diventata una priorità ancora più forte, ma la richiesta dei familiari rimane la stessa: non dimenticare. Perché, come ha ricordato Bucci, è dalla memoria che deve partire il futuro.

Redazione La Voce di Genova

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD AGOSTO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium