La soluzione non è giocare più ore. È fissare obiettivi concreti. E non del tipo "voglio arrivare a Diamante", ma obiettivi che cambino davvero il modo in cui giochi, ti alleni e pensi al gioco.
La teoria della definizione degli obiettivi, studiata per decenni nella psicologia dello sport, dimostra che obiettivi specifici, impegnativi e accompagnati da un sistema di feedback migliorano sensibilmente le prestazioni. I ricercatori Locke e Latham lo hanno dimostrato da tempo. Nel gaming vale esattamente lo stesso principio.
Uno studio del 2024 sulla definizione degli obiettivi nei sistemi gamificati ha rilevato che i giocatori con obiettivi strutturati e feedback attraverso classifiche hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli privi di un piano, mostrando anche una maggiore capacità di valutare realisticamente il proprio livello di abilità. E quest'ultimo aspetto è molto più importante di quanto si possa immaginare.
Vediamo quindi come fissare obiettivi che funzionino davvero.
Perché "diventare più bravo" non è un obiettivo
L'errore più comune è essere troppo generici.
"Voglio migliorare a Valorant" non significa nulla dal punto di vista pratico. Migliorare in cosa? Mira? Posizionamento? Utilizzo delle abilità? Comunicazione? Ognuna di queste competenze richiede allenamenti completamente diversi.
Confrontalo con un obiettivo come:
"Aumentare del 5% la percentuale di colpi alla testa con i fucili nelle prossime quattro settimane."
In questo caso sai esattamente cosa allenare, come misurare i progressi e quando avrai raggiunto il risultato. È questa la differenza tra un semplice desiderio e un vero piano di miglioramento.
Si tratta, in sostanza, del metodo SMART applicato al gaming: obiettivi Specifici, Misurabili, Raggiungibili, Rilevanti e definiti nel Tempo. Gli psicologi dello sport lo utilizzano da anni con gli atleti e oggi è uno strumento comune anche tra gli allenatori degli esport professionistici.
I sei tipi di obiettivi che vale la pena fissare
Non tutti gli obiettivi sono uguali. Giocatori esperti e coach li suddividono generalmente in sei categorie.
Obiettivi di prestazione
Sono quelli legati alle statistiche: rapporto K/D, danni medi per round, CS al minuto, percentuale di vittorie su determinate mappe.
L'aspetto importante è osservare l'andamento nel tempo, non il risultato di una singola partita.
Una brutta partita non significa nulla.
Un calo costante nell'arco di cinquanta partite, invece, significa molto.
Obiettivi di sviluppo delle abilità
Riguardano il miglioramento della meccanica di gioco: controllo del rinculo, tecniche di movimento, last hit e così via.
Strumenti come Aim Lab e KovaaK's permettono di misurare con precisione questi progressi, rendendoli perfetti per obiettivi SMART.
Il ricercatore Anders Ericsson, noto per la teoria della pratica deliberata, lo spiegava così:
"La pratica deliberata prevede obiettivi ben definiti e specifici ed è finalizzata al miglioramento di aspetti precisi della prestazione, non a un generico miglioramento complessivo."
Obiettivi di conoscenza
Comprendono lo studio delle mappe, delle callout, delle traiettorie delle granate, dei matchup e della gestione dell'economia.
Sono gli obiettivi che richiedono studio: analizzare VOD, memorizzare setup e capire perché i giocatori di alto livello prendono determinate decisioni.
Obiettivi di rank e progressione
Anche gli obiettivi legati al rank hanno senso, ma soltanto se accompagnati da obiettivi di processo.
"Raggiungere Platino" rappresenta la destinazione.
"Migliorare il posizionamento e analizzare tre VOD ogni settimana" è invece il percorso concreto per arrivarci.
Obiettivi di costanza
Quanto ti alleni? E quanto lo fai in modo consapevole?
Un obiettivo come "20 minuti di allenamento della mira prima di ogni sessione" permette di costruire abitudini che producono risultati nel lungo periodo.
Obiettivi di comunicazione
Particolarmente importanti nei giochi di squadra.
Ad esempio:
"Segnalare sempre la posizione dei nemici e l'utilizzo delle abilità."
È un obiettivo facilmente misurabile, verificabile attraverso i VOD e con un impatto diretto sulle prestazioni del team.
La psicologia che rende efficace questo metodo (o che può farlo fallire)
Qui la questione diventa ancora più interessante.
Una ricerca del 2026 ha evidenziato che i giocatori che giocano principalmente con l'obiettivo di vincere riportano livelli di ansia generale più elevati rispetto a chi gioca per migliorare o semplicemente per rilassarsi.
Entrambi i gruppi si divertono allo stesso modo.
Ma chi è ossessionato dalla vittoria accumula molto più stress.
Questo è strettamente collegato al fenomeno del tilt.
Se l'unico obiettivo è vincere — qualcosa che non puoi controllare completamente — ogni sconfitta viene percepita come un fallimento.
Ti innervosisci, fai un'altra partita arrabbiato, perdi di nuovo e il circolo vizioso continua.
Quando invece gli obiettivi sono orientati al processo piuttosto che al risultato, ogni sconfitta diventa una fonte di informazioni.
Domande come:
- Ho mantenuto il mirino all'altezza della testa?
- Ho utilizzato le abilità nel momento giusto?
hanno una risposta indipendentemente dall'esito della partita.
Le ricerche di Carol Dweck sul growth mindset confermano questo principio: chi considera le proprie capacità come qualcosa che può essere sviluppato reagisce meglio agli errori e impara più velocemente dai fallimenti.
Il consiglio pratico è semplice:
ogni obiettivo di rank dovrebbe essere accompagnato da due o tre obiettivi di processo completamente sotto il tuo controllo.
Come lavorano davvero i team professionistici
Nel gaming competitivo, la definizione degli obiettivi non è facoltativa: è parte integrante dell'organizzazione.
Le principali organizzazioni esport utilizzano analisti delle prestazioni e psicologi dello sport per definire KPI settimanali.
Tra questi troviamo:
- percentuale di conversione dei combattimenti;
- controllo degli obiettivi;
- qualità della comunicazione valutata dagli allenatori.
Alcuni team adottano persino il modello OKR (Objectives and Key Results), nato nel mondo aziendale.
Un obiettivo potrebbe essere:
"Migliorare il macro game nella fase centrale della partita."
I risultati chiave potrebbero invece essere:
- vincere il 60% dei combattimenti per gli obiettivi neutrali durante gli scrim;
- ridurre di due il numero medio di morti nella fase centrale di ogni partita.
Il mercato del coaching negli esport ha raggiunto circa 2,8 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede che arriverà a 9,6 miliardi entro il 2034.
Questa crescita esiste perché coaching e pianificazione producono risultati misurabili.
Gli strumenti migliori per monitorare i progressi
Stabilire obiettivi senza monitorarli equivale semplicemente a esprimere desideri.
Fortunatamente oggi esistono numerosi strumenti.
Tracker.gg e Mobalytics raccolgono statistiche di giochi come Valorant, Apex Legends e League of Legends, mostrando l'andamento nel tempo, ideale per le revisioni settimanali.
Aim Lab e KovaaK's monitorano invece il miglioramento delle abilità meccaniche attraverso classifiche percentili e cronologia dei punteggi.
Per mantenere condizioni tecniche stabili durante le sessioni di allenamento, molti giocatori utilizzano anche overlay prestazionali e strumenti di ottimizzazione. Piattaforme come Battlelog, note per offrire cheat non rilevabili e utility dedicate alle prestazioni, vengono utilizzate da alcuni utenti per mantenere FPS costanti e ridurre al minimo l'input lag, così da evitare che eventuali problemi hardware alterino i dati raccolti durante l'allenamento.
Non bisogna poi sottovalutare gli strumenti più semplici.
Un documento Google utilizzato come diario di gioco, nel quale annotare obiettivi quotidiani, impressioni sulla sessione, stato d'animo ed errori principali, resta uno degli strumenti più efficaci.
Anche applicazioni come Habitica o Habi possono rendere più coinvolgente il monitoraggio delle proprie abitudini.
Gli errori che compromettono ogni piano
Anche con le migliori intenzioni, è facile commettere alcuni errori ricorrenti.
Il primo è fissare troppi obiettivi contemporaneamente.
È preferibile concentrarsi su due o tre aspetti alla volta, introducendo nuovi obiettivi solo dopo aver consolidato quelli precedenti.
Il secondo è non effettuare revisioni periodiche.
Senza una verifica settimanale, gli obiettivi perdono rapidamente efficacia.
Infine, molti trascurano il recupero.
Giocare dodici ore consecutive in stato di tilt non significa allenarsi.
Significa soltanto sabotare i propri progressi.
Le pause, i giorni di riposo, i limiti di durata delle sessioni e l'attività fisica dovrebbero far parte del programma tanto quanto l'allenamento.
Le ricerche sul burnout negli esport mostrano chiaramente che lo stress cronico e la mancanza di recupero compromettono le prestazioni.
I giorni di riposo non sono tempo perso.
Sono parte integrante della strategia.
Da dove iniziare
Scegli una sola abilità che sai essere il tuo punto debole.
Definisci un obiettivo misurabile.
Stabilisci una scadenza.
Monitora i progressi.
Tutto qui.
Un solo obiettivo, una sola priorità e una revisione alla fine della settimana.
Non serve uno psicologo dello sport né un sistema particolarmente complesso.
Serve semplicemente chiarezza su ciò che vuoi migliorare e un metodo per verificare se stai davvero facendo progressi.
I giocatori che raggiungono i risultati migliori non sono sempre i più talentuosi.
Sono quelli che hanno smesso di giocare con il pilota automatico e hanno iniziato ad allenarsi con metodo e intenzione.
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