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Attualità | 16 giugno 2026, 07:55

Funivia di Sanremo, tra primati mondiali e occasioni perdute: una storia di eccellenza e cattiva gestione

Dalla gloria tecnica degli Anni Trenta alla chiusura definitiva, Elio Amoretti ripercorre le vicende dell'impianto simbolo della città e riflette sul suo possibile rilancio turistico

Il dibattito acceso in questi giorni attorno al futuro della funivia di Sanremo riporta alla luce una pagina importante della storia cittadina, fatta di innovazione, visione e, secondo molti, anche di occasioni mancate. A intervenire è Elio Amoretti, che ricostruisce le tappe di una vicenda che continua ancora oggi a dividere l'opinione pubblica. L'autore ricorda innanzitutto il valore storico e tecnologico dell'impianto. Quando venne inaugurata negli Anni Trenta, la funivia di Sanremo rappresentava un'eccellenza assoluta a livello internazionale. Era infatti la più lunga del mondo e vantava, nel tratto tra San Romolo e Monte Bignone, il primato europeo della campata sospesa più lunga tra due piloni.

"Era un impianto talmente importante da essere ricordato nell'Enciclopedia Universale Treccani", sottolinea Amoretti, ricordando anche l'attenzione dedicata dal Touring Club e dall'Ansaldo, azienda costruttrice dei piloni, che utilizzò la funivia in diverse campagne pubblicitarie. L'impianto divenne inoltre un modello di riferimento per la progettazione di strutture analoghe oltreoceano, in particolare in Sud America. Se nulla può essere contestato alle caratteristiche tecniche dell'opera, le maggiori criticità emergono invece nella sua gestione amministrativa. La Seconda guerra mondiale cancellò il progetto di 'Sanremo Vetta', un villaggio turistico che avrebbe dovuto sostenere economicamente la funivia. Nonostante ciò, tra il 1946 e il 1961, durante la gestione della C.I.F., l'impianto trasportò oltre un milione di passeggeri, grazie alle cabine capaci di ospitare venti persone oltre al conducente.

Secondo Amoretti, però, il Comune non considerò mai realmente strategica la funivia, trattandola più come un peso che come una risorsa. I numerosi progetti di ammodernamento elaborati dall'ingegner Groff, storico progettista e direttore dell'impianto, rimasero infatti quasi sempre lettera morta. La svolta arrivò all'inizio degli anni '80, quando il Ministero dei Trasporti impose la sostituzione completa delle cabine, dei relativi apparati di sospensione e dei circuiti di sicurezza. L'amministrazione comunale decise invece di intervenire soltanto sui motori, affidando i lavori al personale interno a causa della scarsità di risorse economiche. "Era chiaro che, non seguendo le prescrizioni del Ministero, l'impianto non sarebbe più stato riavviato", ricorda Amoretti. La sospensione del servizio, le difficoltà operative e il malcontento tra i dipendenti segnarono gli ultimi anni della funivia. L'epilogo arrivò nel 1984, quando un fulmine colpì la cabina elettrica di Bignone, compromettendo definitivamente gli impianti. Pochi mesi più tardi, un decreto ministeriale pose fine a ogni prospettiva di riattivazione. 

Il racconto si sposta poi sul patrimonio storico che, secondo l'autore, avrebbe meritato una diversa valorizzazione. Le stazioni dismesse avrebbero potuto trasformarsi in piccoli musei di archeologia industriale, custodendo testimonianze di straordinario interesse. I vagoncini erano stati realizzati dalla Piaggio, mentre i motori di emergenza installati nelle varie stazioni erano autentici gioielli della meccanica italiana: un Fiat 519 a Campo Golf, un Isotta Fraschini 8A a San Romolo e un Isotta Fraschini da 66,5 cavalli a Bignone. "Ai cultori del motorismo storico questi nomi evocano auto di estremo lusso o estremamente sportive", osserva Amoretti, lamentando come parte di questo patrimonio sia stata nel tempo trafugata.

Infine, una riflessione sul futuro: "Un eventuale nuovo impianto difficilmente avrebbe oggi la stessa funzione di pubblica utilità immaginata alle origini, ma potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità di rilancio turistico per il territorio. San Romolo e Monte Bignone costituiscono infatti tappe fondamentali della rete sentieristica ligure, mentre il Bignone è ormai diventato anche una meta apprezzata dagli appassionati di downhill. Una nuova funivia potrebbe dunque trasformarsi non solo in un richiamo per i visitatori, ma anche in un nuovo modo di valorizzare il patrimonio naturalistico e storico della città".

Carlo Alessi

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