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Cronaca | 03 giugno 2026, 14:31

Caso Beatrice, Aiello risponde al gip e si commuove davanti alle foto della figlia: “Non ho mai picchiato le mie bambine” (Foto)

L’interrogatorio della madre della piccola si è svolto questa mattina al Tribunale di Imperia. I legali Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta: “Ha risposto a tutte le domande del giudice e del pm”. La donna nega ogni violenza sulle figlie e sostiene di non aver mai assistito a episodi di maltrattamento

Ha risposto alle domande del giudice e del pubblico ministero, si è commossa ricordando la piccola Beatrice e ha ribadito la propria estraneità alle accuse di violenza contestate dalla Procura. È quanto emerge dall’interrogatorio di garanzia sostenuto questa mattina da Manuela Aiello davanti al gip del Tribunale di Imperia nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della figlia di due anni, deceduta il 9 febbraio scorso.

Al termine dell’udienza sono stati i difensori Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta a riferire il contenuto essenziale delle dichiarazioni rese dalla donna, mantenendo però una linea di assoluta prudenza sul merito dell’inchiesta.

Considerata la delicatezza del caso, del momento processuale e la necessità che gli accertamenti avvengano nella sede propria, cioè in tribunale, abbiamo ritenuto di rendere soltanto una dichiarazione di sintesi”, ha spiegato l’avvocato Di Giovanni.

Secondo quanto riferito dalla difesa, Aiello avrebbe confermato la propria versione dei fatti già sostenuta nei mesi scorsi. “Manuela Aiello ha negato ancora una volta di aver mai messo le mani addosso alle proprie figlie, né a Beatrice né alle altre due bambine. Ha inoltre dichiarato che, in sua presenza, non ha mai assistito a episodi di violenza nei confronti delle figlie”.

Una posizione che si scontra con il quadro accusatorio delineato dalla Procura di Imperia, che nelle scorse settimane ha portato alla modifica del capo di imputazione nei confronti della donna e di Emanuel Iannuzzi, contestando a entrambi il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore.

Proprio su questo punto i difensori hanno evidenziato una criticità procedurale. “Abbiamo preso atto della modifica del capo di imputazione, ma gli atti sui quali si fonda questa nuova contestazione non ci sono ancora stati forniti, nonostante avremmo dovuto averli a disposizione prima dell’interrogatorio”.

Nonostante ciò, la donna ha scelto di rispondere alle domande formulate dal giudice e dal pubblico ministero. “Ha risposto a tutte le domande che le sono state poste e ha fornito la propria versione dei fatti”, hanno spiegato i legali.

Durante l’interrogatorio non sono mancati momenti di forte emozione. “A tratti si è commossa e ha pianto”, ha raccontato Corbetta. “In particolare quando si è parlato di Beatrice e quando le sono state mostrate alcune fotografie”.

I difensori hanno però evitato accuratamente di entrare nel merito delle risposte fornite dalla loro assistita. “Non vogliamo trasformare questa vicenda in un processo sui giornali. Riteniamo che il confronto debba avvenire nelle aule di giustizia e non attraverso dichiarazioni incrociate sulla stampa”.

Nel corso dell’incontro con i cronisti è stato affrontato anche il tema delle eventuali responsabilità omissive. “Lei continua a sostenere di non aver mai colpito le bambine e di non aver mai assistito a episodi di violenza nei loro confronti”, ha spiegato Di Giovanni. “Poi saranno i giudici a valutare se eventuali condotte poste in essere da terzi possano comportare profili di responsabilità omissiva da parte sua, considerato il ruolo di madre e il dovere di protezione nei confronti della figlia”.

I legali hanno confermato che in alcune occasioni le bambine sarebbero rimaste da sole in casa, pur evitando ulteriori approfondimenti sulle circostanze.

Un altro passaggio importante riguarda la situazione delle due sorelle maggiori di Beatrice. L’avvocato Laura Corbetta ha spiegato che la madre continua a chiedere notizie delle figlie. “Noi sentiamo la signora almeno due volte alla settimana da ormai tre mesi e la prima cosa che chiede sempre riguarda le bambine”.

Secondo quanto riferito dalla difesa, nei mesi scorsi si sarebbe svolta anche un’udienza civile finalizzata all’attivazione di contatti tra la madre e le figlie. “Il giudice aveva chiesto ai servizi competenti di valutare l’attivazione di videochiamate e di individuare eventuali soluzioni alternative rispetto all’attuale collocazione delle bambine, ma nelle relazioni depositate finora non è arrivata una risposta specifica su questi aspetti”.

Le informazioni ricevute dalla donna sulle figlie sarebbero comunque limitate. “Sappiamo che stanno bene, che hanno cambiato scuola e che hanno cambiato insegnanti. Questo è quanto emerge dalle ultime relazioni dei servizi”.

Quanto alle accuse formulate dalla Procura sulla base delle dichiarazioni rese dalle due sorelle maggiori di Beatrice, la difesa ha preferito non entrare nel dettaglio, ribadendo la necessità di affrontare ogni elemento nell’ambito del procedimento giudiziario.

La giornata di oggi segna così un nuovo passaggio nell’inchiesta che sta cercando di ricostruire le circostanze che hanno portato alla morte della piccola Beatrice. Dopo il silenzio scelto da Emanuel Iannuzzi e le dichiarazioni rese da Franco Iannuzzi nel procedimento parallelo sul materiale esplodente rinvenuto a Vallecrosia, è stata la volta di Manuela Aiello, che ha deciso invece di rispondere alle domande degli inquirenti e di affidare la propria versione dei fatti agli atti dell’indagine.

Andrea Musacchio

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