Non soltanto il tritolo sequestrato nella cantina dell’abitazione di Vallecrosia. Nel locale riconducibile a Franco Iannuzzi, padre di Emanuel Iannuzzi, sarebbero stati rinvenuti anche altri materiali collegati al mondo delle munizioni e degli esplosivi. La conferma arriva dall’avvocato Cristian Urbini, difensore dell’uomo insieme alla collega Maria Gioffrè.
Secondo quanto emerso, oltre ai circa due chilogrammi di tritolo e alla miccia recuperati dai carabinieri e dagli artificieri intervenuti sul posto nella giornata di sabato, sarebbero stati trovati anche polvere da sparo, cartucce e quantitativi di polvere destinati alla ricarica di munizioni, elementi che sono stati immediatamente sottoposti a sequestro per consentire gli approfondimenti tecnici disposti dall’autorità giudiziaria.
Il ritrovamento è avvenuto nel corso delle perquisizioni scattate nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di Emanuel Iannuzzi, il 42enne accusato di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio scorso a Bordighera. Durante i controlli nell’abitazione di Vallecrosia al Mare, dove padre e figlio risultavano vivere, i militari dell’Arma hanno individuato il materiale custodito nella cantina, facendo intervenire il Nucleo Artificieri Antisabotaggio per la messa in sicurezza dell’area.
Per Franco Iannuzzi è così scattato l’arresto con l’ipotesi di reato legata alla detenzione di materiale esplodente. Gli accertamenti dovranno ora stabilire con precisione la natura dei materiali sequestrati, il loro stato di conservazione e la loro eventuale destinazione d’uso.
L’uomo, 75 anni, si trova attualmente detenuto nel carcere di Imperia e domani mattina comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia per l’udienza di convalida dell’arresto. Assistito dagli avvocati Maria Gioffrè e Cristian Urbini, sarà chiamato a fornire la propria versione dei fatti e a spiegare le ragioni della presenza del materiale rinvenuto nella cantina.
L’udienza rappresenterà il primo passaggio giudiziario di un filone parallelo rispetto all’inchiesta principale sulla morte della piccola Beatrice, ma nato direttamente dalle attività investigative svolte dopo l’arresto di Emanuel Iannuzzi.














