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Economia | 07 aprile 2026, 07:00

Prima di inseguire le novità: i classici liguri da riscoprire tra Sanremo, Riviera e letteratura 1991

Calvino pubblica una serie di saggi in cui intende dimostrare al lettore l'importanza di leggere i classici.

Italo Calvino, Foto: Johan Brun - Oslo Museum/Digitalt Museum, CC BY-SA 4.0, Fonte: https://commons.wikimedia.org

Italo Calvino, Foto: Johan Brun - Oslo Museum/Digitalt Museum, CC BY-SA 4.0, Fonte: https://commons.wikimedia.org

Prima di inseguire le novità: i classici liguri da riscoprire tra Sanremo, Riviera e letteratura

Sono passati 35 anni, ma la sua lezione non sembra essere stata colta, non a fondo almeno.

Il mercato editoriale va, infatti, in tutt’altra direzione. Le uscite aumentano, le classifiche cambiano di continuo, l’attenzione si concentra quasi solo sulle novità. Il tempo di vita di un libro si accorcia. Alcuni si affermano per qualche settimana, poi spariscono, sostituiti da altri che seguono la stessa sorte inesorabile. In libreria si corre, si consuma, si passa oltre. Ma non sempre ciò che arriva per ultimo coincide con ciò che merita davvero di restare.

Non è solo una sensazione. Anche l’analisi dedicata ai libri più letti di sempre pubblicata dai colleghi giornalisti di Eroica Fenice mostra come alcuni titoli continuino a mantenere una presenza stabile nel tempo, a differenza di molte uscite recenti che esauriscono rapidamente la propria spinta. Il dato, più che nostalgico, è indicativo: ci sono libri che durano e libri che semplicemente passano. E spariscono.

Il punto, allora, non è respingere le novità in blocco. Sarebbe un errore opposto e altrettanto sterile. Si tratta piuttosto di rimettere ordine nelle priorità. I classici non restano certo per caso. Restano perché funzionano, perché sanno ancora dire qualcosa, perché resistono ai cambiamenti del gusto e del mercato. È questo il criterio che Calvino indicava: non ciò che esce oggi, ma ciò che continua a parlare anche domani.

Riscoprire i classici liguri prima dell’ennesimo bestseller

Quanto detto vale anche per il Ponente ligure. Tra festival, presentazioni, premi, incontri e iniziative culturali, la lettura mantiene una presenza viva. Ma proprio in un territorio con una tradizione letteraria così forte avrebbe senso fermarsi un momento e guardare prima a ciò che abbiamo già. Prima di inseguire l’ennesimo bestseller di stagione, spesso costruito più per occupare uno spazio in classifica che per durare davvero, vale la pena tornare a riscoprire agli autori che hanno raccontato questa terra con profondità, misura e visione.

Il già citato Italo Calvino, cresciuto a Sanremo, è il nostro riferimento più illustre. Il barone rampante, Le città invisibili, Se una notte d’inverno un viaggiatore restano testi centrali perché non si esauriscono in una sola lettura. Lo stesso vale per Il sentiero dei nidi di ragno e Marcovaldo, opere diverse tra loro, ma unite da uno sguardo preciso, mai compiaciuto, sempre capace di osservare il reale senza appesantirlo. Calvino è uno di quegli autori che non si citano per dovere scolastico, ma perché continuano a offrire strumenti per leggere il presente.

Francesco Biamonti si muove invece su un’altra linea, più scarna, più essenziale, ma non meno importante. Nei suoi romanzi — L’angelo di Avrigue, Vento largo, Le parole la notte — il Ponente ligure entra nella struttura stessa del racconto. Il paesaggio non fa da sfondo, ma costruisce il senso della narrazione. Nei suoi libri ci sono confini, luce, silenzio, attese. C’è una Riviera lontana da ogni cartolina, restituita nella sua densità più vera.

Da Montale a De André, una tradizione che merita più spazio

Riscoprire i classici liguri significa anche dare spazio a una tradizione più ampia. Eugenio Montale, con Ossi di seppia, ha costruito una delle opere poetiche più influenti del Novecento proprio a partire da un rapporto diretto con il paesaggio ligure. Camillo Sbarbaro, con Pianissimo, ha scelto una scrittura più raccolta, ma capace di lasciare un segno netto. Giuseppe Conte ha portato avanti un percorso che tiene insieme mito, viaggio e contemporaneità, senza perdere il legame con la sua terra.

A questi nomi si può aggiungere anche Fabrizio De André. Non è narrativa in senso stretto, ma il suo lavoro ha una struttura e una profondità che lo collocano nello stesso discorso culturale. Le sue canzoni raccontano storie, costruiscono personaggi, mettono al centro chi resta ai margini. Anche questa è letteratura, anche se prende un’altra forma.

Leggere meglio, non solo leggere il nuovo

Accanto agli autori del territorio restano naturalmente i grandi classici internazionali e le novità che meritano attenzione. Ma la velocità del mercato non può essere l’unico criterio di scelta. Un libro non diventa importante perché occupa per qualche giorno una vetrina o una classifica. Lo diventa quando riesce a restare.

Riscoprire i classici liguri, allora, non deve essere visto come un mero gesto nostalgico. È piuttosto una scelta concreta, significa tornare a testi che hanno già dimostrato il proprio valore e che continuano a offrire strumenti di lettura, immagini, linguaggio, memoria. In un tempo che spinge alla frenesia, può essere utile fermarsi. Non per rinunciare alle novità, ma per riconoscere prima ciò che abbiamo vicino e che troppo spesso lasciamo sullo sfondo. Prima di acquistare un nuovo libro, vale la pena chiedersi quali pagine del nostro territorio attendano ancora di essere rilette.





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