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Economia | 13 marzo 2026, 17:54

Puntare il telefono su un’opera d’arte e sentirla parlare nella propria lingua: succede già, e nasce a Sanremo dai Digitali di CNA Imperia

Nessuna app da scaricare, nessun dispositivo speciale: basta il browser. Non è uno scenario futuro. È ciò che già succede al MAN, il Museo d’Arte della Provincia di Nuoro, che ha adottato per primo questa tecnologia sviluppata a Sanremo.

Mestieri Digitali di CNA Imperia

Mestieri Digitali di CNA Imperia

Un progetto nato dalla collaborazione tra professionisti e aziende della provincia di Imperia ha sviluppato una tecnologia di realtà aumentata che rende i luoghi di cultura — musei, pinacoteche, palazzi e chiese affrescati — accessibili anche a chi è sordo o ipoudente. Il primo museo ad adottarla è in Sardegna. Il secondo potrebbe essere qui da noi.

Immaginate di entrare in un museo, avvicinare lo smartphone a un’opera, e vedere comparire sullo schermo un interprete che racconta quella scultura, quel dipinto, quell’affresco — nella Lingua dei Segni Italiana. Nessuna app da scaricare, nessun dispositivo speciale: basta il browser. Non è uno scenario futuro. È ciò che già succede al MAN, il Museo d’Arte della Provincia di Nuoro, che ha adottato per primo questa tecnologia sviluppata a Sanremo.

Come funziona: realtà aumentata, non virtuale

A sviluppare il progetto sono stati i Mestieri Digitali di CNA Imperia, con il coordinamento della Due Metri di Arma di Taggia. Lo strumento è un’applicazione di realtà aumentata — tecnologia ben distinta dalla realtà virtuale: non si crea un mondo artificiale alternativo, ma si aggiungono contenuti digitali sopra il mondo reale. Da questa base è nata Lirae, una piattaforma che declina la realtà aumentata in tre filoni applicativi: cultura e turismo, brand e comunicazione, accessibilità.

“Prendiamo quello che esiste e ci aggiungiamo elementi”, spiega Jacopo Barbieri dei Mestieri Digitali. In pratica: il visitatore inquadra un’opera con il telefono o un tablet, e sullo schermo appaiono contenuti aggiuntivi — video, spiegazioni, interpretazioni in LIS — sovrapposti all’immagine reale, direttamente dal browser, senza installare nulla.

Il sistema è dinamico: i contenuti possono essere aggiornati nel tempo, arricchiti con nuove lingue e nuove interpretazioni. È possibile anche digitalizzare persone reali — il direttore del museo, il sindaco, l’interprete LIS, il titolare di un brand — ottenendo il loro avatar digitale. A quel punto ci pensa l’intelligenza artificiale: insegna all’avatar le lingue che la persona reale non conosce, consentendogli di comunicare con visitatori di tutto il mondo. Un direttore di museo che spiega la propria collezione in giapponese, senza aver mai studiato una parola. “Un’opera può essere raccontata oggi in un modo e domani arricchita con nuovi contenuti, senza toccare l’allestimento fisico”, sottolinea Graziano Poretti, presidente di CNA Imperia.

▶  Guarda il video dimostrativo del progetto:

https://duemetri-security.s3.eu-central-1.amazonaws.com/lirae+per+lis.mp4

Il debutto al MAN di Nuoro

Il primo museo ad adottare questa tecnologia è il MAN di Nuoro, dove sei opere sono state dotate di video con interpreti LIS. Il progetto è già visitabile: basta andare su lirae.it/lis e provare l’esperienza su una delle opere del museo. Per una persona sorda o ipoudente, significa poter visitare un museo in piena autonomia, nella propria lingua naturale, senza dipendere da accompagnatori o audioguide inadeguate.

Un’opportunità per i territori con un’offerta culturale

I territori dotati di un’offerta culturale significativa — e il nostro non manca di musei civici, pinacoteche, chiese affrescate, centri storici, dimore storiche e percorsi paesaggistici — hanno in questa tecnologia uno strumento concreto per alzare il livello della propria proposta. Non si tratta solo di accessibilità per le persone non udenti, ma di un salto di qualità complessivo nell’esperienza offerta al visitatore: contenuti più ricchi, disponibili in più lingue, aggiornabili nel tempo senza intervenire sugli allestimenti fisici. Un vantaggio in termini di immagine, ma anche di civiltà dell’offerta culturale. Vale la pena ricordare che diverse regioni hanno già destinato fondi e aperto bandi specifici per progetti di innovazione e accessibilità digitale in ambito culturale: strumenti che rendono questo tipo di investimento concretamente alla portata di enti pubblici e istituzioni.

Accessibilità come opportunità, non come obbligo

Il dibattito sull’accessibilità culturale tende a rimanere nel perimetro delle normative: rampe, audioguide, font leggibili. Quello che questo progetto propone è qualcosa di diverso: l’accessibilità come leva per raggiungere nuovi pubblici, allargare l’offerta, prolungare la vita di una mostra o di un percorso.

La piattaforma si chiama Lirae. È già operativa. E è nata a pochi chilometri da qui.

Per informazioni: lirae.it
 

Redazione

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