Il caso giudiziario che ha scosso Ventimiglia e acceso un dibattito nazionale è arrivato questa mattina anche nel salotto televisivo di Mattino Cinque. Al centro della discussione, l’ordinanza del Gip di Imperia Massimiliano Botti, che ha qualificato come tentato omicidio – e non come femminicidio – il grave episodio di violenza che ha visto coinvolta una donna di 44 anni, aggredita dal marito all’interno della loro abitazione. Ospite in studio, l’avvocato Alberto Pezzini, legale dell’uomo imputato, ha spiegato le ragioni giuridiche alla base della decisione del giudice, sottolineando come l’ordinanza non entri nel merito morale dei fatti ma si fondi esclusivamente sugli elementi probatori disponibili allo stato delle indagini.
Secondo Pezzini, il ragionamento del Gip è “squisitamente giuridico” e parte da un dato preciso: l’assenza, al momento, di elementi in grado di dimostrare che l’aggressione sia stata motivata da odio, discriminazione o volontà di controllo della donna in quanto donna, requisiti ritenuti essenziali per configurare il reato di femminicidio. “Perché non è femminicidio? – ha spiegato l’avvocato – perché manca quell’elemento ulteriore che distingue il femminicidio dal tentato omicidio. Al momento degli atti non ci sono elementi probatori che sostanzino l’odio di genere”. L’ordinanza ha però sollevato forti perplessità nel dibattito pubblico, soprattutto per il riferimento, contenuto nel provvedimento, alla scoperta da parte dell’uomo di una presunta attività di prostituzione della moglie. Un passaggio che, secondo molti commentatori e giuristi intervenuti in trasmissione, rischia di aprire un terreno scivoloso sul piano culturale e simbolico.
Durante il confronto televisivo sono emerse posizioni fortemente critiche. Alcuni ospiti hanno evidenziato come il femminicidio non si fondi esclusivamente sull’odio esplicito, ma anche sulla volontà di limitare la libertà e l’autodeterminazione della donna, specie all’interno di una relazione affettiva o familiare. Altri hanno richiamato il rischio di una “vittimizzazione secondaria”, sottolineando come la condotta o le scelte della donna non dovrebbero mai diventare elementi attenuanti in casi di violenza così gravi. Pezzini ha replicato ribadendo che, in questa fase, la persona offesa non è ancora stata formalmente sentita dagli inquirenti, elemento che – a suo avviso – rende prematuro attribuire al fatto quella specifica connotazione richiesta dalla normativa sul femminicidio. “Se manca la voce della persona offesa – ha osservato – manca uno degli elementi fondamentali per comprendere se vi sia stato odio o volontà di dominio”.
Nel frattempo, l’indagine prosegue. L’uomo, un 65enne di Ventimiglia, resta detenuto nel carcere di Sanremo. La moglie, gravemente ferita, è ricoverata all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure e non sarebbe in pericolo di vita. Saranno i prossimi accertamenti, le testimonianze e l’ascolto della vittima a chiarire definitivamente il contesto e le motivazioni dell’aggressione.



















