Il Consiglio comunale di Taggia ha approvato all’unanimità la mozione presentata dal gruppo consiliare “Progetto Comune” per la salvaguardia dell’area adiacente al ponte alla foce del torrente Argentina, con l’obiettivo di destinarla a verde pubblico e impedirne la futura edificazione residenziale. L’approvazione è arrivata dopo una lunga discussione e una modifica concordata con la maggioranza.
La consigliera Fulvia Alberti, promotrice della mozione, ha definito quella zona “l’ultimo tratto di Arma dove si potrebbero ancora tirare su dei palazzi”, denunciando gli effetti della speculazione edilizia subita nel tempo. “Lasciare ai nostri figli del verde è meglio che lasciare altro cemento, che ne abbiamo già fin troppo”, ha affermato in aula.
Il sindaco Mario Conio ha confermato la presenza nell’area di due sottozone previste dal piano regolatore: una legata alla darsena e una più ampia, ex ferroviaria, con potenzialità edificatorie pari a circa 60 mila metri cubi. Di questi, ha spiegato, il 50% potrebbe essere destinato ad alberghi e strutture turistiche, il 30% a edilizia residenziale e il restante 20% a verde pubblico. “La mia posizione è chiara: residenze no. Ma un esproprio per realizzare solo un parco urbano non lo ritengo sostenibile – ha detto Conio –. Quella zona può e deve essere valorizzata in modo equilibrato, con funzioni turistiche e spazi verdi”.
Il gruppo di maggioranza, per voce della consigliera Chiara Cerri, ha proposto una modifica alla mozione per specificare che non si realizzeranno residenze, mantenendo la destinazione turistico-ricettiva. Una proposta che ha trovato d’accordo anche il consigliere di opposizione Gabriele Cascino: “Se vogliamo fare turismo in questa città, abbiamo bisogno di posti letto. L’eliminazione del residenziale è un tema che condivido”.
Con l’accoglimento della modifica, la mozione è stata approvata all’unanimità. Resta ora da capire in quali termini concreti sarà attuata, anche alla luce della possibilità di avviare un nuovo piano regolatore, come auspicato dallo stesso Cascino. Ma un primo segnale politico forte è stato tracciato: nessuna nuova cementificazione alla foce dell’Argentina, solo verde e turismo.













