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Cronaca | 22 giugno 2022, 15:42

Triora, rubano una cassaforte con fucili e pistole: Arleo e Iamundo condannati a 3 anni e 8 mesi di carcere

La sentenza è stata emessa dal gup di Imperia Anna Bonsignorio. Entrambi sono stati ritenuti responsabili dei reati di furto e ricettazione. I fatti risalgono al settembre del 2019: ad incastrarli una boccetta di profumo

Triora, rubano una cassaforte con fucili e pistole: Arleo e Iamundo condannati a 3 anni e 8 mesi di carcere

Inflitti 3 anni e 8 mesi di carcere, più 4 mila euro di multa, a Pietro Arleo, 36enne di Bordighera, e Gilberto Iamundo, 44enne di Ventimiglia. I due sono stati riconosciuti responsabili dei reati di furto e ricettazione.

La sentenza è stata emessa questo pomeriggio dal gup di Imperia Anna Bonsignorio. Nei loro confronti il pm Francesca Buganè Pedretti aveva richiesto la condanna a 4 anni e mille euro di multa mentre i legali, Cristian Urbini per Arleo e Mario Ventimiglia per Iamundo, avevano invocato al gup l'assoluzione e in subordine il riconoscimento delle attenuanti generiche e il minimo della pena. 

I fatti contestati dalla Procura risalgono al 4 settembre del 2019 e sono stati commessi a Triora. I due sono stanti riconosciuti responsabili di essersi introdotti all’interno di un’abitazione di una donna di 70 anni, e dopo aver forzato la porta di aver rubato una cassaforte con 9 fucili, 2 rivoltelle, 2 baionette, 2 pistole a tamburo e munizioni varie. Il materiale era regolarmente detenuto dalla proprietaria.

Oltre alle armi sono stati rubati anche una carriola cingolata a motore, una tenaglia, una chiave inglese e un profumo della marca “Parfum de Grasse” la cui confezione aveva una particolarità ossia il disegno di un’orchidea. E proprio questa boccetta di profumo li avrebbe incastrati.

Secondo la ricostruzione operata dai Carabinieri di Sanremo Arleo e Iamundo si trovavano a bordo di furgone, poi risultato rubato a Ventimiglia il giorno precedente e sul quale avevano applicato una targa francese clonata. Arrivati a Triora avrebbero svaligiato l’abitazione. Dalle tracce di un pneumatico, compatibili con quelle di un furgone, gli investigatori visionarono i filmati delle telecamere dei paesi di tutta la vallata, negozi compresi, e proprio dalle immagini appurarono la presenza del mezzo in un orario compatibile con quello del furto.

Nei giorni successivi, il furgone con ancora la targa clonata venne ritrovato in un terreno, a Ventimiglia, e restituito al proprietario. Al suo interno non c’era cassaforte, ma solo qualche utensile da lavoro e la confezione di profumo. Confezione che è stata riconosciuta dalla legittima proprietari e che ha permesso agli investigatori di risalire ai presunti responsabili del colpo. Oggi quindi si chiude il processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato. I legali hanno preannunciato che, subito dopo il deposito delle motivazioni, ricorreranno in Appello. 

Per i difensori, gli imputati sono totalmente estranei ai fatti contestati. Tra i motivi a supporto della difesa la circostanza relativa alla presunta compatibilità del mezzo utilizzato per effettuare il furto. Le tracce rinvenute sul terreno  adiacente l'abitazione sono state giudicate dagli investigatori quali 'compatibili' e non 'esattamente compatibili'; ciò infatti escluderebbe ogni dubbio, ma così non è stato. Inoltre, proprio su quel terreno è stata rinvenuta la traccia di un copertone, ma quando è stato ritrovato il  furgone rubato, sulle ruote non vi era la presenza di terra quindi il mezzo poi rinvenuto dai Carabinieri, per i difensori, non era quello utilizzato per compiere il colpo a Triora. 

 

Angela Panzera

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