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Cronaca | 24 novembre 2021, 12:50

Finti incidenti e truffe agli anziani: nell'indagine dei Carabinieri di Savona anche un caso a Ospedaletti (Foto e Video)

In manette sono finiti un 55enne e un 28enne, con le truffe nel savonese avvenute a Celle e Borghetto. L'appello lanciato dall'Arma: "In caso di situazioni strane o dubbie chiamate il 112"

Finti incidenti e truffe agli anziani: nell'indagine dei Carabinieri di Savona anche un caso a Ospedaletti (Foto e Video)

C’è anche un caso scoperto a Ospedaletti, nella nostra provincia, relativo all’indagine dei Carabinieri del Comando Provinciale di Savona (insieme ai colleghi di Napoli), che hanno portato a una misura di custodia cautelare in carcere, nei confronti di Davide Crisai di 55 anni e Marco Parente di 28, responsabili dei reati di truffa aggravata, estorsione e possesso di documenti d’identità contraffatti.


L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Savona tramite il sostituto procuratore, il pm Elisa Milocco e delegata ai carabinieri di Savona, ha avuto inizio nell'estate scorsa quando i militari hanno registrato sul territorio una recrudescenza di truffe ai danni di persone anziane. I carabinieri dell'Arma hanno inizialmente svolto accertamenti su due truffe avvenute rispettivamente il 7 giugno a Celle Ligure e il 18 agosto a Borghetto Santo Spirito, episodi avvenuti entrambi con la tecnica delle telefonate da parte di falsi avvocati.

Il modus operandi era quasi sempre lo stesso: nella tarda mattinata le anziane vittime, tutte ultra 80enni, avevano ricevuto sulle utenze fisse una telefonata da parte di una donna, che dopo essersi qualificata come avvocato, aveva comunicato che la propria figlia si era resa responsabile di un investimento di una persona anziana sulle strisce pedonali, riducendola in fin di vita. Sempre la sedicente legale aveva riferito che la figlia era stata arrestata a causa dell’incidente, aggiungendo che rischiava diversi anni di carcere e che per evitare ciò, era necessario pagare una cauzione.

Infine, parlando con accento napoletano, aveva chiesto alle anziane una somma di denaro, che variava dai 5.000 ai 25.000 euro, da consegnare ai parenti dell’immaginaria vittima del sinistro. Soldi che le anziane avevano poi consegnato pochi minuti dopo ad un ‘incaricato’ che si era presentato nell'abitazione (in quattro casi un presunto ‘maresciallo dei carabinieri’, in altri un segretario).

Considerati gli episodi i carabinieri della stazione di Savona avevano avviato tutte le indagini del caso, analizzando le testimonianze delle denuncianti, le immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadini e i traffici telefonici delle vittime, scoprendo che in entrambe le circostanze le anziane erano state contattate da utenze mobili di Napoli, intestate a cittadini stranieri di fatto inesistenti. Esaminando i dati telefonici dei presunti avvocati, sono emerse varie chiamate verso utenze fisse dell’Italia settentrionale, avvalorando l’ipotesi che gli autori dei reati commessi nel savonese fossero responsabili di analoghi episodi sul territorio nazionale.

In particolare, i militari hanno dedotto la sistematica collaborazione di alcuni soggetti che gravitavano nel napoletano che, dopo aver individuato una determinata zona del territorio nazionale, avevano il compito di effettuare telefonate ad utenze fisse di quel luogo alla ricerca della possibile vittima, utilizzando schede telefoniche intestate a prestanome. Dopo aver individuato la potenziale vittima, che corrispondeva ad una persona anziana o comunque fortemente suggestionabile, l’interlocutore (il finto avvocato) introduceva un dialogo riuscendo a carpire dati sensibili personali, che venivano poi sfruttati per indurre nella vittima una falsa rappresentazione della realtà (il grave incidente stradale causato da un familiare), accompagnata dalla minaccia di un grave danno ai parenti (il carcere) e la necessità di consegnare il prima possibile un’importante somma di denaro o preziosi per evitarlo.

La vittima veniva quindi tenuta impegnata al telefono e durante la conversazione telefonica, l’interlocutore avvisava i complici che si trovano nelle vicinanze, dando precise istruzioni sul luogo dove recarsi. Questi ultimi, senza introdursi nell’abitazione della vittima, si facevano consegnare il provento del reato allontanandosi immediatamente.

Grazie alle articolate e prolungate indagini, i carabinieri di Savona erano riusciti ad identificare i due indagati, i quali tra giugno e ottobre scorsi, utilizzando varie autovetture a noleggio, diversi telefoni cellulari intestati a prestanome e documenti d’identità contraffatti, sono partiti da Napoli per raggiungere varie regioni del nord Italia, in particolare le province di Savona, Imperia (in questo caso a Ospedaletti), Verona, Belluno e Cuneo, nel quale rimanevano per un paio di giorni, il tempo necessario per commettere le truffe e tornare subito dopo nel capoluogo campano.

Proprio durante una trasferta in Piemonte, la coppia era stata fermata da una pattuglia delle forze dell'ordine durante un controllo alla circolazione stradale, in un luogo della provincia di Verbania nei pressi di una tentata truffa. Nel corso dell'ultima “trasferta” in Piemonte del 18 ottobre scorso, i carabinieri di Savona, insieme ai militari del territorio, sono riusciti a fermare i due napoletani in un albergo di Torino, poco dopo aver truffato una 84enne di Mondovì, arrestandoli e restituendo alla vittima la refurtiva del valore di 10mila euro, tra denaro in contanti e preziosi.

In totale sono stati contestati sei episodi, imputandogli in due circostanze il reato di truffa aggravata e in quattro il reato di estorsione, oltre ai reati di falso per aver utilizzato sempre documenti d’identità contraffatti. In particolare i reati sono stati commessi due in provincia di Savona e uno ciascuno nelle province di Imperia, Verona, Belluno e l’ultimo in provincia di Cuneo, a seguito del quale erano stati arrestati e posti ai domiciliari a Napoli, dove ieri il Nucleo Investigativo di Savona gli ha notificato la misura della custodia cautelare in carcere emessa del Tribunale di Savona.

Le imputazioni in quattro episodi dei reati di estorsione, e non truffa, sono dovute in quanto il male o il pericolo procurato era rappresentato come certo da parte dell’autore, i quali specificavano che in caso di omesso versamento delle somme richieste le figlie delle vittime avrebbero trascorso un lungo periodo in carcere, in un caso con l’aggiunta dell’asserita radiazione dall’albo professionale della figlia medico e la diffamazione sugli organi di stampa locali. Con le le anziane vittime che erano poste nelle ineluttabili alternative di consegnare il denaro o subire il male minacciato.

Le indagini sono comunque ancora in corso per identificare i complici e verificare altri episodi sospetti avvenuti in diverse aree del centro nord d’Italia.

"Un tema, quello delle truffe alle persone anziane, che ha ricadute non solo economiche ma anche psicologiche sulle vittime, per questo è necessario insistere nella prevenzione, che può passare anche dall’alleanza fra giovani e meno giovani, nonni e anziani, un fattore che può rappresentare un elemento fondamentale per rispondere alle insidie che arrivano dai truffatori, cercando la collaborazione dei famigliari o dei vicini di casa e 'in caso di situazioni strane o dubbie chiamate il 112'" lanciano un appello dal comando di Savona.

Luciano Parodi

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