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Imperia Golfo Dianese | 24 gennaio 2020, 10:36

Reggio Calabria: processo 'Breakfast', nuove dichiarazioni da un collaboratore di giustizia, la sentenza potrebbe slittare (Foto e Video)

Stando a quanto riferito dall’accusa il collaboratore di giustizia reggino ha riferito in merito alla società “Cogem”, gestita dalla famiglia Matacena e quindi le sue dichiarazioni non riguarderebbero Scajola, ma gli altri imputati.

Reggio Calabria: processo 'Breakfast', nuove dichiarazioni da un collaboratore di giustizia, la sentenza potrebbe slittare (Foto e Video)

“Sono obbligato a riferire e a porre all’attenzione del collegio che vi sono delle nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pino Liuzzo, datate il mese scorso”. Ed è per questo che il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha chiesto l’interruzione della requisitoria alla presidente del Tribunale di Reggio Calabria, Natina Pratticò.

La sentenza del processo “Breakfast”, in corso di celebrazione all’aula bunker di Viale Calabria, potrebbe quindi slittare, qualora il Collegio dovesse accordare l’istanza dell’accusa. “Queste nuove dichiarazioni - ha spiegato il pm - sono ritenute assai rilevanti ai fini della decisione per entrambi i reati contestati e quindi nei confronti degli imputati”.

Alla richiesta si sono opposti i difensori ritenendo le dichiarazioni del collaboratore non oggetto del dibattimento, nonché datate nel tempo e non riferibili a nessuno degli imputati. “Non aggiungono nulla e sono fuori dal perimetro del capo di imputazione formulato” ha detto tra gli altri l’avvocato Cristina dello Siesto, difensore della Fiordalisi. Adesso il Tribunale reggino si è ritirato in camera di consiglio per decidere sull’istanza formulata dal pm Lombardo.

Alla sbarra, lo ricordiamo, c’è l’ex Ministro dell’Interno e attuale sindaco di Imperia, Claudio Scajola, insieme a Chiara Rizzo, ex moglie del parlamentare forzista Amedeo Matacena, e a Martino Politi e Maria Grazia Fiordelisi, collaboratori della coppia, di aver fatto parte di una fitta rete il cui scopo era quello di far scappare proprio il Matacena in Libano. L’armatore reggino, ed ex parlamentare di Forza Italia è stato condannato negli anni scorsi  a tre anni di carcere in quanto ritenuto definitivamente responsabile del reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Sentenza che non è potuta divenire esecutiva poiché Matacena è scappato a Dubai, località in cui attualmente si trova latitante. Scajola, secondo l’accusa avrebbe tentato, grazie alla complicità di Vincenzo Speziale junior- che ha già patteggiato ad un anno di carcere (pena sospesa)- di progettare il suo spostamento nel paese dei cedri grazie alla conoscenza politica con l’allora presidente libanese Amin Gemayel. Un trasferimento che non si verificherà ma che è costato a tutti il coinvolgimento nell’inchiesta e l’ordinanza di custodia cautelare emessa l’otto maggio del 2014.

Stando a quanto riferito dall’accusa il collaboratore di giustizia reggino ha riferito in merito alla società “Cogem”, gestita dalla famiglia Matacena e quindi le sue dichiarazioni non riguarderebbero Scajola, ma gli altri imputati.

Angela Panzera

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