“È importante riflettere sul tema del lavoro nella giornata di oggi 1° maggio, Festa dei lavoratori, e non è mai superfluo soffermarsi sul contributo prezioso apportato dalle donne nei vari ambiti professionali”.
Argomenta così il candidato consigliere Alberto Guglielmi Manzoni, che prosegue: “Che cosa sarebbe la società senza la presenza e l’apporto significativo delle donne? Si pensi soltanto al mondo della scuola, dell’insegnamento, della formazione, dello stesso volontariato, della sanità, della ricerca medica e scientifica in cui così tante donne (e sono numericamente di più rispetto agli uomini) operano con grande attenzione e responsabilità. È pur vero, tuttavia, che ancora oggi sono forse troppo poche le donne che ricoprono ruoli dirigenziali di altissimo livello e, dunque, il cammino è ancora lungo e non privo di ostacoli. Personalmente non faccio parte del gruppo di quelli che sostengono che una donna - solo perché donna - è migliore di un uomo, oppure che un uomo - solo perché uomo - è migliore di una donna: occorre sempre guardare alla persona, al suo comportamento e valutare le sue reali competenze insieme alla sua onestà intellettuale. La completa parità fra i sessi non può e non deve significare omologazione: la donna non dovrebbe essere costretta ad assumere le caratteristiche dell’uomo per poterne avere gli stessi ruoli e gli stessi diritti e, secondo me, quando la donna imita l’uomo - o vuole riprodurne le stesse modalità - sbaglia. Detto ciò, e in questo mi ritrovo pienamente nelle considerazioni del professor Umberto Veronesi che parlò, a suo tempo, di ‘incredibili punti di forza femminili’, non si può tacere il fatto che a combattere contro il razzismo, l’intolleranza, l’ingiustizia sociale, la fame, la guerra, la violenza si trovano, quasi sempre e in prima linea, le donne. La loro dedizione al malato, ad esempio, la propensione a prendersi cura delle persone, non ultimi i soggetti più deboli e fragili della nostra società, insieme a una grande preparazione conseguita in questo ambito, possono considerarsi caratteristiche essenziali e prevalenti nelle donne, e questo al netto di alcune, tristi o deplorevoli eccezioni (ma sono eccezioni!) che ogni tanto si presentano".
"La donna è per attitudine maggiormente portata, rispetto all’uomo, al dialogo e a cercare soluzioni diplomatiche e concilianti. D’altra parte, è a lei che è affidata la responsabilità della sopravvivenza della specie umana sul pianeta Terra, tramite la procreazione e la cura dei figli. Anche la nostra Sanremo ha dato, in tal senso, il suo contributo nella seconda metà del Novecento attraverso tre grandi donne dalla forte personalità e dalle differenti storie che hanno attraversato decenni della politica cittadina. Queste donne hanno cercato, con il loro esempio e senso del dovere, di migliorare sempre di più le condizioni e la qualità di vita dei sanremesi. Vorrei allora ricordare Evelina Cristel, Alma Zanon Morosetti e Lina Lanteri: sono innegabili il valore della loro coraggiosa testimonianza in ambito politico, civile e sociale, e il loro contributo al rinnovamento morale e culturale della città. Con competenza, militando in partiti diversi [PCI e poi PLI la prima, PCI la seconda, DC la terza), si sono occupate di turismo, istruzione, servizi sociali e di tante altre questioni di interesse cittadino. Già molti anni or sono, una grande signora della politica italiana, Tina Anselmi (1927-2016), partigiana, cattolica ed energica militante DC, prima donna a ricoprire il ruolo di ministro nella storia della nostra Repubblica, affermò: ‘Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie, le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica d’inclusione, di rispetto delle diversità, di pace".
"Confido pertanto - termina - soprattutto nell’impegno delle donne e dei giovani per risollevare le sorti del nostro Paese anche relativamente al tema del lavoro che risulta, purtroppo, di grande e drammatica attualità oltre che motivo di forti tensioni sociali: il lavoro che manca o è all’insegna della costante precarietà o è poco e mal retribuito (si pensi alla differenza di retribuzione a parità di compiti e mansioni tra uomo e donna, a favore dell’uomo) o è addirittura irregolare. Al di là di tutto, mi sento di dire che dobbiamo pur credere in un futuro migliore, lottare per esso, avere progetti e dare ognuno il proprio contributo, senza lesinare sforzi.
Buon 1° maggio a tutti!”














