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In Breve

| 21 agosto 2016, 08:51

La vera storia di Oscar Rafone: Il mio cane era sparito (cap.26)

Pubblichiamo ogni domenica il libro di Enzo Iorio, suddiviso per capitoli, per offrire a tutti un momento culturale nella 'giornata on line'

La vera storia di Oscar Rafone: Il mio cane era sparito (cap.26)

Dove lo avrà portato? Continuavo a chiedermi. Zamina mi teneva una mano fra le sue, mentre con l'altra mi premevo le palpebre per evitare di piangere. Con gli occhi  chiusi riuscivo a vedere Wrestler come se fosse di fronte a me. Mi sorrideva con la lingua penzoloni, come faceva quando era contento. Poi lo vedevo zoppicare e lo sentivo perfino guaire di dolore, come quella volta che non si faceva toccare neanche da me e infine scoprii che aveva una brutta bruciatura sotto la pancia. Mi veniva da piangere ma feci tutto il possibile per trattenermi e ci riuscii. Cercai di convincermi che mio padre non potesse avergli fatto troppo male. Però se Wrestler non aveva reagito neanche con un ringhio alla presenza di un estraneo poteva significare solo che in quel momento non era in casa. Mio padre mi aveva spesso minacciato di togliermi il cane. — Me lo vendo, — diceva, — oppure lo regalo.

Sapevo a chi avrebbe cercato di darlo per sbarazzarsene. A quell'uomo che glielo aveva venduto quando era un cucciolo di pochi giorni, un suo amico che coi cani organizzava combattimenti all'ultimo sangue per guadagnare sulle scommesse. Mio padre sarebbe stato capacissimo di farmi questo. Non avendo potuto sfogarsi ammazzandomi di botte, avrebbe cercato di vendicarsi su Wrestler. Inoltre l'idea di poter tirare su qualche centinaio di euro dalla vendita del mio cane gli sarà sembrata piuttosto attraente, dal momento che la somma per risarcire i danni alla moto del mio amico avrebbe dovuto sborsarla lui.

Enzo Iorio

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