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In Breve

| 29 maggio 2016, 06:00

La vera storia di Oscar Rafone: Non so se vi è mai capitato… (cap.14)

Pubblichiamo ogni domenica il libro di Enzo Iorio, suddiviso per capitoli, per offrire a tutti un momento culturale nella 'giornata on line'

La vera storia di Oscar Rafone: Non so se vi è mai capitato… (cap.14)

Aprii gli occhi.

Non so se vi è mai capitato di svegliarvi dopo aver avuto la febbre molto alta o dopo aver preso delle medicine forti che fanno dormire. A me è capitato diverse volte, soprattutto quando ero molto piccolo. Se è successo anche a voi, sapete che quando riaprite gli occhi e vedete delle persone, pure se si tratta di parenti e amici, la prima che vi capita davanti non riuscite a inquadrarla. Cioè, io questa persona che mi stava accanto in quel momento e che mi teneva la sua mano sulla fronte la vedevo bene, con chiarezza, e mi sembrava di conoscerla, ma non sapevo chi fosse. Era una donna. Il suo volto, che per un attimo mi sembrò addirittura familiare, rimaneva sospeso; non riuscivo a collegarlo a un nome o a un luogo. La mia mente fece quello che si fa di solito con un libro quando si scorrono rapidamente le pagine col pollice... Frrrr... Feci scorrere gli ambienti che conoscevo alla ricerca di quel volto, i miei familiari lontani che non vedevo da una vita, le maestre dell'asilo e delle elementari, le prof delle medie, le bidelle e le donne che conoscevo anche solo di striscio perché gestivano un negozio in paese o nei dintorni della mia scuola. Rividi perfino la signora del quarto piano che ogni tanto mi regalava un uovo fresco delle sue galline e la suora del catechismo, ma nessuno di quei volti combaciava con quello che mi trovavo davanti. Ero confuso, cominciai a pensare che forse stavo ancora dormendo e che non c'erano né una persona né una mano a sentirmi la febbre.

Dovevo avere un'espressione... inespressiva, una faccia da ebete. Lo capii dal fatto che il sorriso comparso sul suo volto appena avevo aperto gli occhi si era improvvisamente spento come se si fosse resa conto che era inutile sorridere perché, nonostante le mie palpebre si fossero sollevate, continuavo a non vederla. E invece io, pur sentendomi confuso e bloccato, la vedevo bene.

Raccolse uno straccio e lo ripiegò più volte come per farne un cuscino, poi mi sollevò la testa per mettercelo sotto.

Fu in quel momento, quando lei si avvicinò di più per quella manovra e mi sfiorò la faccia con il suo seno, che di colpo si spalancarono due finestre dentro di me. La prima riguardava l'odore. Il mio naso stava riconoscendo lo stesso odore che aveva sentito durante la notte, quando nel sogno (ma era stato davvero solo un sogno? non ne ero più tanto sicuro) avevo visto una donna prendersi cura di me. La seconda finestra invece mi mostrò chi era quella persona che mi stava misurando la febbre con il palmo della mano, mi stava mettendo un cuscino sotto la testa e probabilmente aveva vegliato accanto a me tutta la notte. La zingara.

 

Enzo Iorio

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