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In Breve

| 24 aprile 2016, 06:00

La vera storia di Oscar Rafone: L'ultima volta che vidi mia madre (cap.9)

Pubblichiamo ogni domenica il libro di Enzo Iorio, suddiviso per capitoli, per offrire a tutti un momento culturale nella 'giornata on line'

La vera storia di Oscar Rafone: L'ultima volta che vidi mia madre (cap.9)

Ognuno ha la sua storia, ognuno ha la sua croce. Mio padre è sempre stato così, o almeno questo è il modo in cui l'ho sempre visto. Fin da quando ero molto piccolo mi ha messo le mani addosso. Io non me lo ricordo ma mia madre mi raccontò che quando ero ancora in fasce una notte voleva buttarmi dalla finestra. Forse sarebbe stato meglio, almeno non sarei diventato lo sfigato che sono.

Non che mi faccia schifo vivere, al contrario, mi piace, mi piacciono le ragazze, anche se non ne ho avuta ancora una per davvero... Insomma, ci siamo capiti. E poi mi piace il mare, mi piacciono i panini con la mortadella, i bastoncini di liquirizia e le polpettine in brodo come quelle che mi faceva mia madre. Mi piace avere molti amici, anche se non ho un vero amico per la pelle, di quelli che gli puoi raccontare tutti i tuoi segreti e con cui non ti annoi perfino se rimanete in silenzio per mezz'ora. Insomma non mi piacerebbe perdere la vita e anzi sono convinto, — sì, lo so che sto per dire proprio una grossa stupidaggine, — che io non morirò mai. Non lo so perché, ma ci credo veramente. Comunque, a parte questo, la vita che faccio non mi piace. Diciamo che mi piace la vita ma non la MIA vita.

Perché? Ma perché faccio un sacco di cavolate, come dice mio papà, per esempio mi metto sempre nei guai e litigo con i miei amici e con i miei compagni di scuola. E poi non mi piace studiare e fare i compiti e starmene delle ore fermo su una sedia a sentire i prof che parlano e parlano e parlano. Mi sono fatto bocciare due volte. Dovrei essere in terza media e invece sono ancora in prima.

E poi c'è mio padre. Io gli voglio bene, ovviamente, perché è il mio papà, però certe volte — tante volte — ho paura. Lui non ragiona quando si arrabbia e quando è arrabbiato e ubriaco diventa ancora più cattivo.

E poi c'è la mia mamma. O meglio, c'era. Mia madre è morta quando avevo sei anni. Accadde una sera. Eravamo a tavola tutti e tre, mia madre, mio padre e io. A un certo punto loro cominciarono a litigare e mio padre rovesciò il tavolo sul quale stavamo mangiando. Mi ricordo un particolare. Le polpettine di carne in brodo, che mia madre mi faceva perché sapeva che mi piacevano tanto, finirono sull'albero di Natale che avevamo montato in cucina. Le lucine colorate si fulminarono e l'abete cominciò a fumare mentre i miei genitori urlavano e si azzuffavano in corridoio. Io rimasi a guardare l'albero che prendeva fuoco, ma sentii la porta che si apriva e mia madre ruzzolare per le scale. Da quel momento non l'ho più vista.

 

Enzo Iorio

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