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In Breve

| 22 maggio 2016, 06:30

La vera storia di Oscar Rafone: Una visita misteriosa (cap.13)

Pubblichiamo ogni domenica il libro di Enzo Iorio, suddiviso per capitoli, per offrire a tutti un momento culturale nella 'giornata on line'

La vera storia di Oscar Rafone: Una visita misteriosa (cap.13)

Sentii dei rumori provenire dall'esterno. Come se qualcuno stesse scavalcando il cancello come avevo fatto io la sera precedente. Chi poteva essere? Il padrone della casa? No, se fosse stato il proprietario sarebbe entrato senza scavalcare. Ovvio!

Quella casa non aveva un padrone, era abbandonata da così tanto tempo. Già quando ci venivo a giocare da piccolo con gli altri bambini ci raccontavamo storie di assassini e fantasmi che risalivano a diverse generazioni indietro nel tempo. Tipo: mio padre mi ha raccontato che quando suo nonno era bambino, in questa casa.., ecc. ecc.

Dunque se non era il proprietario poteva essere un barbone che veniva a rifugiarsi e forse mi avrebbe accusato di avergli rubato il telo che gli serviva come coperta. Oppure un ladro che aveva nascosto la refurtiva, o forse un assassino o un evaso...

Vidi la porta aprirsi lentamente. Chiusi gli occhi. Avevo letto che nel mondo degli animali quando la vittima appare completamente inerme, a volte viene risparmiata. E io mi sentivo una vittima. Sicuramente inerme. Se qualcuno avesse voluto farmi del male non avrebbe avuto assolutamente alcun problema a realizzare il suo obiettivo. L'unica era far finta di dormire e sperare...

Sentii dei passi, come di qualcuno che cammini in punta di piedi. Si stava avvicinando all'angolo in cui ero disteso. Ora era proprio accanto al mio letto improvvisato. Sentii che si abbassava e un leggero fruscio, come di un sacchetto di plastica che veniva posato sul pavimento. Era proprio vicinissimo a me. Cercai di mantenere un respiro regolare e di non muovere gli occhi. Avevo le palpebre abbassate ma non riuscivo a tenerle ferme. Ci fu un momento di immobilità assoluta, poi sentii che una mano si stava avvicinando al mio volto, sempre più vicino. Ormai era a pochi centimetri. Si posò sulla mia fronte. E si fermò.

 

Enzo Iorio

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