"Una litografia di Billmark (XIX secolo), conservata nella collezione G.E. Bessone di Bordighera), ci mostra una serena veduta da levante di Ventimiglia, una Ventimiglia circondata dal verde degli ulivi, dei pini e dell'altra vegetazione mediterranea. Un'immagine, forse idilliaca, ma certamente suggestiva e che ci riporta ad un'epoca in cui la terza città della provincia di Imperia non era forse ancora posta alla frontiera con la Francia, ma rientrava ancora ben all'interno dei limiti occidentali dello stato Sabaudo, prima della cessione della Contea di Nizza alla Francia da parte di Vittorio Emanuele II nel 1860.
Oggi, se pur all'estremo limite del territorio italiano, Ventimiglia non sembra più percepire la linea di demarcazione con lo Stato vicino, anche se si coglie, purtroppo, una certa differenza tra l'arredo urbano e la pulizia delle strade della zona appena si lascia l'Italia e si entra in Francia. L'attuale assetto di Ventimiglia, sviluppatosi tra le foci del Nervia e del Roia, a partire dal 1870, a seguito della costruzione della ferrovia internazionale Genova-Nizza-Marsiglia, è un pò diverso da quello originario intemelio e romano della città "nervina" e anche da quello medioevale, sorto sulle alture collinari del Roia, in posizione sicura rispetto alle frequenti incursioni dal mare. Ventimiglia fu una delle più importanti sedi dei Liguri e la sua storia risale persino a periodi precedenti. Nel 180 a.C Ventimiglia divenne ufficialmente romana e dopo un secolo l'abitato di Albium Intemelium o Albintimilium, secondo l'abbreviazione augustea, si andò sviluppando progressivamente a ponente della foce del Nervia, dove era esistito un oppidum ligure.
La concessione della cittadinanza romana sotto Giulio Cesare, nel 49 a.C., accrebbe la sua rilevanza politica di ultimo centro dell'Italia lungo la costa ligure in direzione di Alpis Turbia, l'odierna Turbie, dove iniziava la provincia delle Alpi Marittime. Tacito ci dice che Ventimiglia era assai prospera e ricca di commerci con il resto dell'ecumene romano. Da allora, tuttavia, iniziò una fase di decadenza che coincise, intorno al 641, con la distruzione della città ad opera dei Longobardi: Ventimiglia fu abbandonata e la sua sede giurisdizionale fu trasferita ad ovest del Roia. I resti della città vennero sommersi da una duna sabbiosa, alla quale si erano poi sovrapposti terreni agricoli, e vennero riscoperti solo nel XIX secolo. Con quella sabbia si costruì la città moderna che ebbe il suo pieno sviluppo con l'arrivo della ferrovia nel 1872.
La città medievale, o Ventimiglia Alta, aveva costituito una parte autonoma dell'abitato formatosi nella piana e resta un agglomerato d'eccezione che meriterebbe di essere totalmente valorizzato per le sue particolare caratteristiche e per le innegabili ricadute turistico-architettoniche. Non da meno è la sua cinta muraria cinquecentesca che difendeva Ventimiglia e i suoi quartieri: in alto il Castello, già sede del castrum bizantino, oggi sestiere Piazza, il Borgo, sviluppatosi verso l'antico approdo sul Roia, il Campo verso nord, il Lago, anch'esso verso settentrione, al di sopra di un vasto specchio d'acqua che il fiume creava prima della sua foce; ingranditasi poi la città si ebbe una nuova suddivisione in sestieri, con l'aggiunta di quello di Oliveto e la Marina . La città moderna, ovviamente, occupa uno spazio maggiore di quella medievale. Il futuro di Ventimiglia rimane in ogni caso legato all'affermarsi dell'idea transfrontaliera e alla sua ricerca di un'identità internazionale, la cui vocazione tarda a riprendere il suo passo anche a causa delle molte occasioni mancate.
Pierluigi Casalino".
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