Il signor Massimo Alcino invia una e-mail "per cercare di dare - dice - per quanto possibile in questo spazio, una risposta alla <A href="http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=64122" target="_blank" ;>lettrice</A> che sollevava un grosso problema che affligge molte famiglie italiane, ovvero il caro mutui".
"Premesso che non sono un bancario in senso stretto in quanto non lavoro direttamente in banca ma sono un libero professionista e lavoro per una società d’intermediazione finanziaria (di cui ovviamente voglio tralasciare il nome) che si occupa di mutui in accordo con diverse banche italiane ed estere. Ho inoltre una laurea in economia bancaria.
Bisogna per prima cosa sottolineare che l’ingresso dell’Italia nell’euro ha in effetti portato i tassi ad un livello basso ma questo non vuol dire che debbono restare fissi per sempre. Negli anni 80, quando la politica monetaria era gestita dalla Banca d’Italia, l’inflazione ufficiale era a due cifre ed i tassi di conseguenza molto alti. Fare un mutuo all’epoca poteva costare anche il 13 o 14%. Con l’avvento dell’euro molti parametri (disoccupazione, deficit, debito, tassi ecc.) dovevano convergere verso livelli concordati in modo tale da poter poi armonizzare il più possibile la politica monetaria della BCE.
Questo però non deve indurre nell’errore di pensare che i tassi rimangano bassi e fermi e l’inflazione sia inesistente. Quindi, anche se su livelli assoluti più bassi che nei decenni passati, la politica monetaria e quindi gli interventi della banca centrale europea continueranno.
Per quanto riguarda il prezzo dei mutui bisogna dire che è dato da una componente rilevabile dal mercato (quindi euribor a tre o sei mesi prevalentemente se si sta parlando di tasso variabile e irs alle diverse scadenze se parliamo di fisso) più uno spread applicato dagli istituti di credito che dipende da fattori interni. I tassi sono rilevati quotidianamente e pubblicati sui principali giornali economici nonché su internet. Nell’ipotesi di un mutuo a tasso variabile perciò una parte del prezzo sarà 'incerta' nel senso che nel tempo subirà delle variazioni positive e negative e, attualmente, la fase di mercato è moderatamente rialzista in quanto vi è un’alta inflazione.
Per converso la bassa crescita del pil porta come conseguenza ad una diminuzione dei tassi per agire sugli investimenti (si parla in questo caso di investimenti industriali) che è una componente macroeconomica del pil. Abbiamo quindi due esigenze che hanno un’azione di politica monetaria opposta. La bce perciò tende a mantenere fermi i tassi sugli attuali livelli per non deprimere troppo il pil attraverso un’eccessiva stretta monetaria ma la continua crescita dell’inflazione (a cui la bce, a differenza della fed americana è particolarmente sensibile) ha fatto si che nell’ultima riunione il consiglio abbia deciso di mentenere fermi i tassi ma, nella successiva conferenza stampa, il governatore ha ribadito che non c’era unanimità tra i membri del consiglio e questo ha portato il mercato ad attendere un rialzo di 0,25% nella prossima riunione di Luglio. Questo fatto, inatteso per il mercato e perciò non scontato, ha portato una fiammata sui tassi interbancari facendo salire l’euribor ai massimi da 7 anni.
Tornando al problema della gentile lettrice volevo sottolineare che la scelta del mutuo e quindi del tasso non deve essere una gara con gli amici tra chi spende meno. In un contesto come quello attuale che ha il variabile soffre però chi aveva questo parametro nei primi anni 2000 quando l’euribor era sceso fino a poco sopra il 2% era ben contento! E che aveva all’epoca un fisso cercava di cambiarlo.
Quindi non deve essere una gara ma una scelta ponderata e consapevole sulle reali possibiltà economiche e reddituali. Il fisso ha si il vantaggio della certezza di costo ma, sul lungo periodo, molto probabilmente sarà più oneroso rispetto al variabile. Certo che non avendo la sfera di cristallo non si può sapere con certezza, e questa si avrà solo ex-post, ma studi statistici fatti sul passato hanno dimostrato ciò. Quindi se una persona che decide di fare un mutuo ha interesse a provare a guadagnare sul lungo periodo, ha un reddito ed una situazione personale tale per cui la componente aleatoria è facilmente supportata allora il variabile può essere una valida soluzione, ricordando sempre che ci possono essere dei momenti di sofferenza come quello attuale. In caso contrario conviene chiedere un fisso, si spenderà un po’ di più ma si saprà con certezza ex-ante quale sarà l’esborso totale.
In ultimo consiglio alla lettrice (nel caso stia soffrendo per un mutuo variabile) di provare per prima cosa a rinegoziare le condizioni con la sua banca altrimenti si guardi attorno e si faccia fare dei preventivi di surroga per spostare il debito residuo su un altro istituto facendo però attenzione a non entrare nel caso della sostituzione che generalmente si ha quando si richiede sul debito residuo ulteriore liquidità e si perdono perciò notevoli vantaggi fiscali ed aumentano i costi.
Spero di aver dato un’idea del problema e delle sue soluzioni anche se mi rendo conto che la tematica è vastissima e non si possono qui approfondire tutti i problemi".














