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AL DIRETTORE | 26 novembre 2014, 16:17

Sanremo: la storia di Giuseppe Ameglio, illustre deputato matuziano che si batté contro la cessione della città alla Francia

Il lettore e noto storico di Sanremo Andrea Gandolfo ricorda la figura Giuseppe Ameglio.

Sanremo: la storia di Giuseppe Ameglio, illustre deputato matuziano che si batté contro la cessione della città alla Francia

Il lettore e noto storico di Sanremo Andrea Gandolfo ricorda la figura Giuseppe Ameglio.

"...un nostro illustre conterraneo, il deputato e consigliere provinciale Giuseppe Ameglio (1818-1881), che si batté contro la cessione di Sanremo alla Francia nel 1860 e per l’istituzione del Liceo Classico “Cassini” nella nostra città. Fornisco quindi alcuni brevi cenni biografici di tale illustre sanremese, già apparsi su una rivista locale tre anni fa:

Uno dei personaggi più insigni, e anche meno conosciuti, nel panorama politico locale e nazionale del secolo XIX fu sicuramente l’avvocato sanremese Giuseppe Ameglio, che si rese benemerito per aver difeso l’italianità di Sanremo in occasione della cessione del circondario di Nizza alla Francia e per aver sostenuto presso il ministero della Pubblica Istruzione l’istituzione del liceo classico cittadino. Ameglio era nato a Sanremo il 5 gennaio 1818 da Antonio e da Angela Martini. Ottenuta la laurea in legge presso l’Università di Genova, esercitò per qualche tempo la professione di avvocato a Nizza, rientrando quindi a Sanremo per dedicarsi all’attività politica. Eletto deputato al Parlamento Subalpino nella votazione di ballottaggio del 19 novembre 1857, rimase sui banchi della Camera nel corso della VI e VII legislatura, aderendo alle posizioni dell’estrema sinistra. Durante il suo mandato parlamentare prese più volte la parola per difendere gli interessi economici del circondario matuziano. Il 5 giugno 1858, ad esempio, rivolse un’interpellanza al governo in merito alla mancata realizzazione della prevista linea ferroviaria lungo il litorale ligure, rimarcando l’inderogabile necessità di una tale opera per lo sviluppo economico della zona.

    Il 29 marzo 1860 fu rieletto deputato, sempre per il collegio di Sanremo, decidendo di sedersi ancora sui banchi della sinistra. In occasione delle trattative tra il governo sabaudo e quello transalpino in vista della cessione del Nizzardo alla Francia, si adoperò per evitare che le città e i paesi dell’estremo Ponente ligure venissero compresi nel trattato di cessione. Ne fanno fede una serie di lettere da lui inviate all’allora sindaco di Sanremo Giuseppe Corradi, attualmente conservate presso ?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /la Sezione di Archivio di Stato di Sanremo. Significativa, in tal senso, è la missiva che egli scrisse a Corradi, da Torino, il 3 aprile 1860, per informarlo sugli ultimi sviluppi della situazione: «Ill.mo Signor Sindaco, avendo ieri avuto un breve colloquio col Sig. Conte di Cavour, il medesimo mi assicurò, e mi incaricò di assicurare codesto Municipio, che tanto S. Remo che Ventimiglia non avevano a temere di essere annessi alla Francia, e che avrebbero continuato a far parte del Regno Italico. Quest’oggi poi cominciai a tastare il terreno in ordine all’incarico datomi da codesto Consiglio comunale, e mi fu fatto sentire che anche nello stato provvisorio in cui si trovava il circondario di Nizza, le autorità governative avrebbero continuato a risiedere in quel Capoluogo fino alla sua definitiva occupazione per parte del Governo Francese. Con tutto ciò non mi nascondo che l’offerta di convenienti locali, pel caso che se ne verificasse il bisogno, avrebbe sempre prodotto un buonissimo effetto, e conveniva a S. Remo di farlo. Mi fu pure partecipato che Oneglia abbia inoltrato a S.M. un apposito indirizzo per essere elevata a centro amministrativo, e che lo stesso abbia fatto Savona. Che importava perciò, che senza dilazione anche S. Remo inoltrasse la sua dimanda, onde il Governo, esaminata attentamente ogni cosa, potesse pronunziarsi con cognizione di causa. Egli è vero, che mi venne soggiunto, che stava contro il nostro Paese, la sua posizione topografica, il trovarsi cioè sulla frontiera dello stato senza paesi sulle spalle, e senza avere l’importanza di Nizza; ma è questa una nazione che bisogna cessar di combattere, invece di lasciarci scoraggiare dalla stessa. Voglia pertanto fare in modo che il suddetto indirizzo venga trasmesso al più presto possibile, giacché il tempo stringe. Così converrà che un simile indirizzo od un apposito atto consolare in carta da bollo consolare venga trasmesso al Ministero di Guerra per quanto concerne la dimanda d’un Reggimento».

    Si impegnò inoltre per ottenere l’istituzione a Sanremo di un liceo classico che sostituisse quello già esistente a Nizza, divenuto francese dopo la cessione di quella città alla Francia. Ne è testimonianza la lettera che egli trasmise al sindaco Corradi il 29 maggio 1860, per informarlo dell’avvenuta approvazione di un nuovo liceo nella nostra città. Nella missiva così scriveva al primo cittadino matuziano: «Mi affretto a dare alla S.V. la consolante notizia che mi dava in questo momento il Ministro della Pubblica Istruzione; che cioè essersi deciso in Consiglio dei Ministri che in S. Remo sarebbesi stabilito il Liceo. Credo per altro che non converrà per ora di dare pubblicità a questa notizia, giacché gli onegliesi andrebbero a farne i mille schiamazzi, e chi sa a che cosa potrebbero ancora riuscire». Alla fine, grazie anche al suo pronto interessamento, il ministro della Pubblica Istruzione Terenzio Mamiani aveva accolto le richieste delle autorità comunali sanremesi di istituire un regio liceo nella nostra città, ufficialmente fondato con decreto emanato il 14 luglio 1860 dal re Vittorio Emanuele II.

    Dopo l’istituzione del liceo, si sarebbe anche adoperato per l’apertura in città di un istituto nautico. Il 18 luglio 1860 fu eletto consigliere provinciale della neocostituita provincia di Porto Maurizio per il circondario di Sanremo, avviando una proficua collaborazione con il presidente dell’amministrazione provinciale Giuseppe Airenti, nelle sue vesti di vicepresidente. Nei mesi immediatamente precedenti all’istituzione della nuova provincia si era anche prodigato per la designazione della sua città natale a capoluogo della nuova circoscrizione amministrativa, mettendo in risalto le motivazioni di carattere storico ed economico che avrebbero dovuto far cadere la scelta su Sanremo, piuttosto che su Oneglia o Porto Maurizio. Proprio su questo problema si è conservata una sua lettera al sindaco Corradi del 3 giugno 1860, in cui egli scriveva tra l’altro: «Tra Oneglia e Porto-Maurizio, che finora erano in disaccordo, stessi ora trattano una transazione per quindi procedere uniti contro S. Remo. Tutto ciò accresce senza dubbio le nostre difficoltà per le quistioni tuttora pendenti. Ad ogni modo ben lungi dall’abbandonare la lotta io non manco di adoprarmi in tutti i modi per cercar di combattere le influenze di quei due Paesi». Com’è noto, alla fine sarebbe prevalsa la soluzione di compromesso di assegnare il capoluogo provinciale a Porto Maurizio e la sede del Tribunale a Oneglia, mentre Sanremo fu eretta a sede di sottoprefettura (lo sarebbe rimasta fino al 1926). Morì a Voltaggio, in provincia di Alessandria, il 26 luglio 1881".

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