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Cronaca | 14 settembre 2019, 15:26

Sanremo: un sospetto jihadista rimpatriato, è il quinto caso di possibile radicalizzazione nel 2019

Si tratta di un 30enne pluripregiudicato di origine marocchina che si trovava rinchiuso nella casa circondariale di Sanremo.

(Immagine generica d'archivio)

(Immagine generica d'archivio)

Da inizio anno sono ben 5 i cittadini stranieri rimpatriati ritenuti a rischio radicalizzazione attenzionati in provincia di Imperia. L'ultimo, soltanto pochi giorni fa. Si tratta di un 30enne pluripregiudicato di origine marocchina che si trovava rinchiuso nella casa circondariale di Sanremo.

Nel luglio 2016 era stato coinvolto in un'indagine della Polizia Postale di Imperia. Il soggetto era sospettato di attività di proselitismo in favore dell’autoproclamato Stato Islamico tramite Facebook, ove postava immagini raffiguranti soggetti che imbracciavano armi da guerra. Si trattava di una persona già nota alle forze dell'ordine ed arrivata in Italia come clandestino nel 2000. In questi anni, dopo essersi regolarizzato, aveva collezionato diversi precedenti principalmente riconducibili allo spaccio di droga e reati contro il patrimonio commessi in particolare nella vicina provincia di Savona.

Questo straniero fa parte del gruppo di soggetti tenuti sotto controllo dalla Digos, secondo un consolidato protocollo in cui il C.A.S.A. Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, riveste il ruolo di fonte e sede del monitoraggio finalizzato all’osservazione di quegli individui che manifestano vicinanza ad associazioni terroristiche o comportamenti riconducibili all’estremismo religioso tali da ritenerli a rischio radicalizzazione.

Il 30enne marocchino è stato accompagnato dal personale della Questura di Imperia ed imbarcato su un vettore aereo diretto in Marocco, in ottemperanza ad un decreto di accompagnamento alla frontiera a mezzo della Forza Pubblica emesso dal Questore di Imperia. La sua comunque non è l'unica storia di sospetta radicalizzazione nella riviera dei fiori.

Ad esempio c'è O.S., 47enne tunisino, rimpatriato con una nave salpata dal porto di Palermo e diretta in Tunisia, che aveva cercato di “sanare” la sua condizione di clandestinità contraendo matrimonio con una cittadina italiana. Lui è stato più volte arrestato e segnalato a causa delle sue condotte illecite, iniziando cosi un lungo percorso nelle carceri italiane: Bolzano, Trieste e poi Vicenza. Proprio durante i suoi periodi di reclusione pare abbia fatto propri i dettami del Daesh, come dimostrato dai disegni rinvenuti nella sua cella raffiguranti numerose armi e la torre Eiffel con un angelo posto sulla sommità.

Poi c'è anche L.M., 26enne tunisino, rimpatriato con un volo partito da Roma Fiumicino, fermato a Ventimiglia per poi essere successivamente espulso, vanta un curriculum criminale caratterizzato da numerosi delitti commessi in varie regioni d’Italia (Calabria, Liguria, Toscana e Sicilia) in materia di stupefacenti, ricettazione, evasione, furto aggravato.

Più volte tratto in arresto, è stato recluso nelle carceri di Enna Firenze Gela, Grosseto e Ragusa, ove si era evidenziato sostenendo platealmente un soggetto poi rivelatosi un terrorista islamico. Infine, ci sono, R.A., cittadino pakistano e Z.O., tunisino, entrambi classe 1986 che sono stati rimpatriati perché radicalizzatisi durante il loro periodo di reclusione.

Redazione

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