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CRONACA | sabato 12 agosto 2017, 14:10

Ventimiglia: in 300 alla manifestazione contro i migranti. Il pubblico invoca le dimissioni del Sindaco. Ballestra: "Non vorrei che qualcuno si facesse giustizia da solo" (Foto e video)

A pochi giorni dalla manifestazione contro l’apertura di un centro per migranti, minori non accompagnati, che si è tenuta mercoledì a Ventimiglia, questa mattina si è tenuto un altro presidio, davanti al Comune, organizzato dal movimento cittadino “Adesso Basta”, che ha portato circa trecento persone a contestare la decisione della Prefettura – per adesso sospesa - di apertura del centro per i minori

A pochi giorni dalla manifestazione contro l’apertura di un centro per migranti, minori non accompagnati, che si è tenuta mercoledì a Ventimiglia, questa mattina si è tenuto un altro presidio, davanti al Comune, organizzato dal movimento cittadino “Adesso Basta”, che ha portato circa trecento persone a contestare la decisione della Prefettura – per adesso sospesa - di apertura del centro per i minori.

“Noi, come associazione, ci occupiamo da tre anni di questa storia. – ha detto Deborah Murante dell’Age, che ha aderito all’iniziativa - Più volte la gente dei comitati ha tentato di far qualcosa per far sentire la propria voce. Secondo me non erano ancora maturi i tempi, adesso lo sono perché ci hanno convocati e ci hanno detto che vorrebbero fare qualcosa, e noi come al solito siamo molto disponibili. Abbiamo contattato i comitati che già in passato si erano dati da fare e abbiamo pensato di fare qualcosa. Ho chiesto alla gente cosa avrebbe volute fare dopo l’incontro che abbiamo fatto a favore della Polizia, e tutti erano convinti di fare questo sit-in, non la chiamerei manifestazione. Noi stiamo fermi, non stiamo accusando nessuno, ma siamo qua per fare delle richieste. Siamo molto pacifici, la polemica sui ragazzi che è stata portata Avanti questi giorni io la posso smentire perché noi siamo stati contattati proprio da dei grandi gruppi di ragazzi che hanno detto di volerci essere e noi abbiamo risposto che più siamo meglio è.

E’ anche vero che noi abbiamo un malessere, ma i ragazzi forse ce l’hanno ancora di più. Se loro oggi ci saranno, oso dire a tutte le persone che hanno saputo solo criticare, che è una loro scelta. Sono loro che hanno scelto di esserci. Adesso vediamo come si evolverà la giornata. Tutto è nato perché i giornalisti volevano un nome. Prima era ‘Cittadini Tutti’, ma non gli piaceva, quindi abbiamo pensato a ‘Movimento Cittadino Adesso Basta’, lo hanno chiamato ‘Ora Basta’ ma non è così, ci sono altri movimenti in giro per l’Italia con questo nome, compost da teste calde. Il movimento è formato dai cittadini, poi loro hanno chiamato i comitati di quartiere, l’associazione dei genitori e noi ovviamente abbiamo risposto”.

“Chiediamo che ci venga restituita la nostra città. – spiega Riccardo Balestra del Comitato di quartiere “Giardini di mare” – Che i bambini, le donne, le persone anziane, possano avere a disposizione i giardini in condizioni igienico sanitarie, non voglio dire esagerati, ma normali, che il Roja venga sgomberato, perché la gente che vive nel Roja, non ha servizi sanitari, e quindi si lava ed esegue le normali funzioni corporali che deve sviluppare qualunque essere umano, nel Roja, e quindi tutti questi prodotti dell’intestino di queste persone arrivano alla foce. C’è un esercito di persone, andate a vedere la mattina alle 11, quando si svegliano, oppure la sera nel parcheggio dell’ex Dogana, davanti al cimitero, che ci sono associazioni varie che danno da mangiare a queste persone, perché poi non si capisce perché viene tollerta questa cosa. C’è il centro? E allora perché queste persone non sono al centro? Hanno paura di essere arrestate? Sono banditi? Sono stupratori? Violentatori di minorenni? Noi cosa ne sappiamo? Sono tutte persone di cui nessuno sa niente, e la città deve vivere in queste condizioni”.

“Non ci vuole una scienza – continua Ballestra – per capire che se mille persone, tutti i giorni fanno le loro funzioni corporali nel Roja, che per deflusso naturale viene al mare, è inevitabile che alla foce si ritrovi tutto questo. Avremo pesci, gabbiani, paperette che si mangiano qualcosa, ma qualcosa inevitabilmente finisce in mare”.


Voi chiedete anche che venga Chiuso il campo Roja.

“Chiaro. Il campo Roja doveva essere una soluzione temporanea. Inizialmente addirittura questi migranti, che dovevano essere pochi all’origine, dovevano essere sistemati nel campo da calcio ‘Peglia’, nella parte in erba, con i bambini da una parte e i migranti dall’altra, una genialata fantastica. Io ho avuto una grossa discussione allora con il Sindaco e con l’Assessore competente, per questa cosa, e allora, a quell punto la situazione si è modificata e si è andati verso il parco Roja. Si spende la cifra che si spende di corrente elettrica per mantenere in vita tutte queste cose, perché tutti i moduli abitativi devono avere l’aria condizionata. Poi magari i vecchietti di Ventimiglia non ce l’hanno, ma quello è un altro discorso. I vecchietti di Ventimiglia pagano la spazzatura il 10% in più per colpa di chi sa chi. L’amministrazione purtroppo si è chiusa nel suo piccolo contenitore ed è sparita. Il Sindaco dice di avere le mani legate e che la colpa è del Prefetto. Noi siamo stati dal Prefetto ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta, e quindi a questo punto non vorrei mai che qualcuno arrivasse a farsi giustizia da solo, perché allora va a finire che passiamo dalla parte dei delinquenti, dei razzisti, dei banditi. È un problema che lo Stato deve risolvere. Come mai la caserma Camandone a Diano Castello, completamente vuota non è stata presa in considerazione? O quella di Albenga? Sono spazi dello Stato, non costavano niente, non c’era bisogno di allestire campi, la ripulivano e la mettevano in funzione. Come mai non sono state prese in considerazione? Perché il Sindaco di Diano Marina magari è di un’altra forza politica e non ci ha pensato neanche un secondo a volere questi qua?”.

Presente anche Lucia Corona, vedova di Luciano Guglielmi, l’uomo morto dopo aver investito, mentre si trovava a bordo del suo scooter, un migrante fuggito dal campo Roja.

“Quello è saltato dal recinto, - ha raccontato la donna - ha allargato le inferriate, saltano di lì. Dopo la tragedia hanno messo i trenta all’ora di limite, dopo la morte. Magari mio marito sarebbe morto comunque, in un altro frangente, però è morto così. Non ne possiamo più”.

Non sono mancati momenti di tensione tra i manifestanti, in particolare una discussion tra un uomo e una donna. “Sono tre anni che ci stiamo facendo sentire, che cosa è stato risolto? Prima erano mille e adesso sono duemila. – ha detto l’uomo – Al tempo di mio nonno non era così. L’ascia qua e la doppietta qua, (indicando le mani e le spalle ndr). Le cose si risolvevano”.


I manifestanti hanno invocato più volte, urlandolo, le dimissioni del Sindaco Enrico Ioculano, oggi assente, che mercoledì, a seguito della prima manifestazione, si era recato dal Prefetto insieme a un gruppo di cittadini.



Ancora voci dalla manifestazione affermano il proprio pensiero sulla differenza tra l’emigrazione degli italiani e quella attuale. “Quando abbiamo emigrato non avevamo i telefonini”, ha detto un uomo tra gli applausi” . 


“Io – ha spiegato il segretario cittadino della Lega Nord Andrea Spinosi – sono passato a titolo personale, perché comunque è giusto che ci sia la gente normale a manifestare. Io qui vedo tanti padre e madri di famiglia che sabato, sotto Ferragosto sono qui a urlare la loro problematica. Vuol dire che chi ci governa, chi ha i posti di responsabilità, al di là del colore politico, non ha dato risposte. Ventimiglia è satura e se qualcosa si muove in questi termini, anche su un centro di accoglienza per minori, vuol dire che ormai non se ne può più. Bisogna che Ventimiglia non abbia più insediamenti sul territorio, ma che qualcun altro si faccia carico. Noi ormai abbiamo dato, anzi bisognerebbe smantellare pian piano quello che c’è, perché la città non riesce più a convivere con un fenomeno di questo tipo. La gente ormai ha un’insicurezza addosso che è uscita fuori in questo tipo di manifestazione, pacifica e tranquilla, ma a significare che non se ne può più”.

 

Carlo Alessi e Francesco Li Noce

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