/ ECONOMIA

Che tempo fa

Cerca nel web

ECONOMIA | 24 gennaio 2017, 09:12

Dal 20 aprile origine del latte e dei prodotti in etichetta, più tutela per i consumatori e le aziende agricole

Il decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari”, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 è stato fortemente sostenuto dalla Coldiretti e rappresenta un importante segnale di cambiamento a livello nazionale e comunitario

Dal 20 aprile origine del latte e dei prodotti in etichetta, più tutela per i consumatori e le aziende agricole

È uno storico via libera l’indicazione di origine obbligatoria per il latte ed i prodotti lattiero-caseari, che pone fine all’inganno del falso made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro stranieri. L’obbligo di indicare l’origine in etichetta salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali censiti a livello regionale territoriale e tutelati in quanto realizzati secondo regole tramandate da generazioni, che permettono di sostenere la straordinaria biodiversità delle razze bovine allevate a livello nazionale” questo il commento del presidente Gerolamo Calleri  al decreto sull’origine del latte.

Il decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari”, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 è stato fortemente sostenuto dalla Coldiretti e rappresenta un importante segnale di cambiamento a livello nazionale e comunitario. Le novità prevedono l'indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari e l'utilizzo in etichetta delle seguenti diciture:

a) “Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;

b) “Paese di condizionamento o di trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte”: nome del Paese. Se le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: “latte di Paesi UE” per l'operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine, qualora le operazioni avvengano nel territorio di più Paesi situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: «latte di Paesi non UE» per l'operazione di mungitura, «latte condizionato o trasformato in Paesi non UE» per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all'art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4.

Il provvedimento è scaturito dalla guerra del latte scatenata lo scorso anno da Coldiretti contro le speculazioni insostenibili sui prezzi alla stalla e sta portando ad un sostanziale aumento dei compensi riconosciuti agli allevatori senza oneri per i consumatori. 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia ma anche pecore e capre possono finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt che – sottolinea il direttore Coldiretti Liguria Enzo Pagliano – è garantita da livelli di sicurezza e qualità superiore, grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa. Un problema – conclude Pagliano – che non ha escluso la Liguria, che nonostante le ristrette  dimensioni territoriali conferisce alla trasformazione più di 100 quintali di latte giornalieri e conta  circa 21 tipologie di  formaggi tipici”.

L’Italia sotto il pressing di Coldiretti ha fatto scattare il 7 giugno 2005 l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002 mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca.
Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Il prossimo passo è l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato nella pasta come previsto nello schema di decreto che introduce l'indicazione obbligatoria dell'origine del grano impiegato nella pasta.

Redazione

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium