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Imperia Golfo Dianese | 24 maggio 2013, 09:32

Elezioni ad Imperia: il pensiero della candidata Eugenia Savolini (Laboratorio per Imperia) su: cultura, lavoro e turismo

"Non è questo il momento - prosegue la candidata del Laboratorio - di proporre manifestazioni o eventi, il lavoro deve essere fatto a monte".

Eugenia Savolini

Eugenia Savolini

La candidata al consiglio comunale Eugenia Savolini (Laboratorio per Imperia) interviene a 360° sulle problematiche legate alla cultura, al turismo e all'occupazione.

"Non ho ancora letto/ascoltato due parole sulla cultura che vadano oltre i musei da riaprire, l'offerta (imprecisata) per i giovani eccetera.

È vero che l'emergenza è il lavoro, ma senza il supporto della cultura non è nemmeno il caso di cominciare. Basta guardare le eccellenze che sono emerse negli ultimi anni: sono tutte ancorate a un discorso culturale legato alla tradizione. Basta non dimenticare che nell'unico secolo d'oro di Imperia gli industriali erano colti, avevano contribuito a diffondere nella nazione e oltreoceano le avanguardie artistiche e letterarie: avevano fatto fortuna anche con la cultura, di sicuro perché erano colti.

Ma per cominciare bisogna credere fermamente nel progetto: bisogna credere che tutto il tessuto sociale trarrà beneficio da una politica culturale vera, che porterà anche benessere, che nutrirà le menti e lo spirito di iniziativa dei nostri figli (oltre alle nostre) e li aiuterà a immaginare un futuro. Magari a casa invece che da emigrati.

Bisogna credere che la cultura fa bene ed è redditizia, particolarmente in luoghi come i nostri, già fortunati grazie al microclima, alla varietà dei paesaggi, ai centri storici. Bisogna partire dall'(in)esistente e semplificare la vita a chi già tenta di fare cultura.

Questo significa:

Razionalizzare e riorganizzare gli uffici preposti a qualunque competenza abbia a che fare con cultura, manifestazioni e turismo. Metterli in condizioni di comunicare tra loro e in tempi molto brevi. Questo è il primo, gigantesco, passo.

Censire le organizzazioni pubbliche, di volontariato o private meritorie che fanno/portano cultura in città e programmare aiuti di diverso genere, a volte economici, a volte strutturali (cessione del suolo pubblico, elettricità, sedili, personale addetto ecc.)

Censire anche le strutture pubbliche utilizzate, non utilizzate, sottoutilizzate e individuare destinazioni d'uso razionali e realistiche. Ce ne sono tante e vanno sfruttate.

Sarebbe opportuna una ricerca di mercato sulla domanda di cultura sia tra i cittadini, che tra gli ospiti. Se risultasse scarsa, bisognerà accettare la sfida e imparare a crearla, per migliorare la qualità del turismo. Perché interi centri abitati dell'entroterra, per esempio, sono stati trasformati dall'esodo di comunità straniere che via via si sono fatte stanziali grazie al telelavoro.

Recupero -almeno "part-time"- dei cervelli in fuga, ne abbiamo di eccellenti: un operatore culturale molto importante, un fotografo famoso, un grande designer, una filosofa celebre, per dire i primi che mi vengono in mente. Nessuno di loro ha avuto possibilità di lavorare nella propria città, tutti ci hanno provato o lo hanno desiderato. Di certo possono fare tanto, molto probabilmente vogliono farlo.

Non è questo il momento - prosegue la candidata del Laboratorio -  di proporre manifestazioni o eventi, il lavoro deve essere fatto a monte. Con la fiducia arriveranno le proposte: ne ho in mente, ma al momento mi interessa di più pensare realisticamente a porre le basi.

Il cambiamento deve partire dalla razionalizzazione e dalla programmazione, quindi non sarà breve. Ma una città unita si muove più in fretta e con maggiore determinazione di una città disgregata.

L'obiettivo di fondo è creare coesione tra i cittadini, tra loro e l'ambiente che li circonda: amare la propria città rende più facile farla amare agli altri. Farla amare porta lavoro, che è l'emergenza di oggi, ma non può essere distinta dagli interventi prioritari che ho elencato. Mi spingo a servirmi del vocabolo abusato partecipazione: è quello che manca, certe politiche basate sulla clientela non l'hanno favorita, hanno demotivato cittadini e funzionari pubblici. Questo deve cambiare. E mi impegno a essere i vostri occhi e le vostre orecchie".

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