"Quando gli Amministratori della città di Imperia parlano di turismo da sostenere, è facile che il cittadino attento, visti il numero e la tipologia delle presenze, si chieda a quale forma di turismo essi si riferiscano e quali modalità di sostegno abbiano in mente. Dall’analisi di ciò che da noi accade nei mesi estivi e dal grado di soddisfazione che gli stessi operatori economici del settore esprimono, infatti, l’idea di turismo di chi guida le scelte politiche locali non appare proprio allineata con i desideri dei cittadini. Cittadini ormai ben consapevoli che l’unica grande risorsa economica rimasta è il clima, unito alle bellezze ed ai prodotti della nostra terra, in sintesi l’offerta turistica; ciò sia detto subito, onde rifuggire dai soliti luoghi comuni sull’indole schiva dei liguri".
Lo scrivono Luca Stufetti, Coordinatore Circolo FLI di Imperia Città e Mauro Vivaldi, Coordinatore FLI Imperia. "Certo, un po’ di alfabetizzazione sul tema farebbe bene a taluni operatori nostrani, ai quali manca il 'sorriso della buona accoglienza' (espressione concisa per contenere un lungo concetto), oltre a certe omissioni di professionalità che pesano spesso in modo evidente su collaboratori improvvisati, orientati ad un’unica inconsapevole missione: non far tornare il Cliente. Frequentando la città, queste carenze, purtroppo, emergono ancora, nonostante qualche necessario progresso registrato in questi ultimi anni di generale crisi economica. Dunque, sgomberato il campo dai soliti spunti per pretestuose difese d’ufficio, torniamo a quel turismo per le sorti del quale i nostri Amministratori, ad ogni civile lamento che si leva pur dai loro stessi elettori, si affrettano ad esprimere forti preoccupazioni. Vediamo di che si tratta, partendo dalle condizioni che costituiscono presupposto per il prosperare di certe tendenze".
"La carenza di sicurezza pubblica. Talune specie di “turisti” ben sanno che in certe zone della nostra città (che qualcuno ha il coraggio di identificare come zone della “movida”….), passata la mezzanotte si può godere di una sorta di immunità, grazie alla quale è possibile scatenare risse, urlare a squarciagola bestemmie facendo gara a chi le spara più forti, spaccare per strada bottiglie di vetro, danneggiare auto in sosta, inveire e minacciare quei cittadini che hanno l’ardire di chiedere loro comportamenti più civili. Ciò deve essere anche il frutto di un efficace passaparola che si è diffuso tra questi gentiluomini: andiamo ad Imperia a sfogare i nostri istinti peggiori, tanto là nessuno ci fa niente; anzi ci considerano un pilastro del turismo! A questa precarietà di sicurezza si aggiunge la carenza di legalità. I locali notturni si differenziano gli uni dagli altri e tra le differenze ve n’è una importante: esistono locali che possono fare intrattenimento danzante sino all’alba e altri locali che, al contrario, non possono fare intrattenimento danzante. Per questi ultimi è ammesso il cosiddetto “piccolo intrattenimento musicale” ovvero l’accompagnamento musicale per le sole attività di ristoro, con limite temporale fissato alle ore 2.00. Non volendo entrare nelle tante personalissime interpretazioni cui l’espressione “piccolo intrattenimento musicale” si presta, un dato certo emerge da questo confronto tra i due tipi di locali notturni: tra essi, alla prova dei fatti, non vi è alcuna differenza, poiché tutti vanno avanti sino all’alba a suon di decibel fuori controllo. Ma ad un più attento esame, almeno una sostanziale differenza emerge: le discoteche, quelle autorizzate, sono state costrette ad investire qualcosa in impianti acustici a minor impatto verso l’esterno, per ottemperare alle disposizioni di legge imposte loro dalla Commissione Comunale di Vigilanza dei Locali di Pubblico Spettacolo; alcuni bar, invece, non autorizzati a fare discoteca, la fanno ugualmente, senza aver certamente speso nulla per i loro impianti sonori a tutela di terzi, né tanto meno essersi accollati i costi per l’intervento della suddetta Commissione. In un tale clima di emerge, dunque, uno scenario che vede protagonisti, da un lato, quegli operatori turistici che si sono almeno preoccupati di ottemperare alle norme vigenti (magari non sempre riuscendo a mantenere l’obiettivo) e, dall’altro, quelli che, muovendosi sul filo della legalità, fanno musica e danze fino all’alba senza farsi carico di nulla".
"A fronte di tali carenze sulla sicurezza e sulla legalità, quel cittadino attento allora si chiede se vi siano modalità per favorire e sostenere un turismo di altro livello. Perché alla eventuale storiella che questo è ciò che passa il convento, non ci crediamo davvero. Certe politiche, se fatte con lungimiranza (il che significa a dispetto della durata dei mandati politici…. ) e, soprattutto, partendo da piccoli atti di manifesta civiltà - il rispetto della legalità in testa - portano ai noti brillanti risultati di altre località, dove il territorio è controllato, specie di notte (ndr: se si vuole la vita notturna, così si deve fare!) e dove le diverse attività di servizio turistico osservano le leggi, si integrano e si rispettano a vicenda, favorendo il reciproco sviluppo. E non occorre scomodare a titolo di esempio la super disciplinata Montecarlo; basti guardare a Portofino, Iesolo, Riccione, Porto Cervo, Capri ed altre ancora, al Nord come al Sud. Non si commetta l’errore di cadere nella solita demagogia, per la quale la richiesta di osservare le norme viene fatta apparire come l’essere contrari al turismo. Ad Imperia possono, anzi devono coesistere intrattenimento serale, discoteche, posti letto di qualità, spiagge attrezzate, i vari esercizi commerciali, tutti insieme pronti ad accogliere quanti la scelgono come meta per le proprie vacanze; non come toccata e fuga notturna. E ad uscirne premiati devono essere i “professionisti del turismo”, ossia gli operatori che hanno avuto la capacità e la lungimiranza di strutturare la propria attività, rendendola compatibile con il territorio nel semplice rispetto delle norme in essere, sotto la guida dell’istituzione locale a garanzia della legalità. Diciamo di più: guai alle divisioni tra categorie di operatori turistici, i gestori di bar e di discoteche, da una parte, e gli albergatori, i ristoratori, i balneari, i negozianti, dall’altra; si deve, piuttosto, favorire un tavolo comune, attraverso il quale condividere scelte strategiche e stabilire sinergie fondamentali, per far sì che Imperia diventi davvero appetibile sulla scena turistica nazionale. Queste sono le politiche sul turismo che vorremmo; un turismo che porti gente desiderosa di ammirare i panorami della nostra costa, il nostro Porto, di apprezzare il nostro mare, il nostro entroterra, le vie dello shopping. Gente con tanta voglia di divertirsi in serenità, di giorno come di notte, a passeggio come all’uscita dalle discoteche. C’è posto nella nostra città per altri tipi di turisti che non siano i rissosi vandali della notte? Si badi bene, siamo ben lontani dalla volontà di trasformare Imperia in una città per soli anziani; ciò che si vuole è una città vivibile per tutti, divertente e rispettosa; in altri termini, una città 'civile'. Viene a questo punto soltanto il dubbio che certi nostri Amministratori confondano il divertimento con il casino, un po’ di sana giovanile trasgressione con la maleducazione, il teppismo e nel nome dei primi ammettano i secondi come “piccoli” effetti collaterali ai quali ci si deve rassegnare; anziché stigmatizzarne l’inaccettabilità. Se così fosse, saremmo ancor più stupiti, memori del fatto che i massimi rappresentanti della nostra Amministrazione Comunale soltanto ieri avevano condiviso con noi (e con i loro elettori) ben altri progetti e, soprattutto, ben altri approcci, in nome di valori forti che un tempo facevano la differenza e che ora sembrano sorprendentemente svaniti nel nulla".














