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Cronaca | 26 ottobre 2026, 15:59

Caso Beatrice, il Tribunale autorizza le telefonate con le figlie ma il padre aspetta ancora: "Non abbiamo ricevuto risposte"

Il via libera del Tribunale per i minorenni risale a settembre, ma Maurizio Rao non ha ancora potuto riprendere i contatti con le due bambine. L'avvocato Fabio Scaffidi Fonti conferma i solleciti ai servizi sociali di Bordighera. Ora si attende l'attivazione del percorso protetto previsto dall'autorità giudiziaria

Caso Beatrice, il Tribunale autorizza le telefonate con le figlie ma il padre aspetta ancora: "Non abbiamo ricevuto risposte"

Un'autorizzazione arrivata a settembre, un percorso di riavvicinamento già delineato dall'autorità giudiziaria e un'attesa che, a distanza di settimane, non si è ancora tradotta neppure in una telefonata. È un altro capitolo della vicenda legata alla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta lo scorso 9 febbraio a Bordighera. Questa volta, però, al centro della questione non ci sono gli accertamenti della Procura di Imperia, ma la situazione di Maurizio Rao, padre della piccola e delle due sorelle maggiori, che non ha ancora potuto riprendere i contatti con le figlie nonostante il via libera del Tribunale per i minorenni di Genova.

A confermare la situazione è l'avvocato Fabio Scaffidi Fonti, legale dell'uomo, che riferisce come il provvedimento non abbia ancora trovato concreta attuazione. Una circostanza che ha spinto la difesa a sollecitare nuovamente l'intervento delle autorità competenti, affinché venga avviato il percorso previsto per consentire al padre di tornare a parlare con le bambine.

Il via libera di settembre e le telefonate mai iniziate. La possibilità di ristabilire un contatto telefonico era stata autorizzata dal Tribunale per i minorenni lo scorso settembre, nell'ambito del percorso di tutela delle due sorelle di Beatrice, attualmente accolte in una struttura protetta.

Alla base del provvedimento anche la volontà manifestata dalle stesse bambine di recuperare alcuni rapporti familiari, tra i quali quello con il padre. Non si tratta, tuttavia, di un'autorizzazione a riprendere liberamente le comunicazioni. Il Tribunale ha previsto modalità precise, con telefonate protette e il coinvolgimento degli operatori incaricati di seguire le minori, oltre alla psicologa che le accompagna nel loro percorso.

Un riavvicinamento graduale, dunque, nel quale ogni passaggio deve essere organizzato tenendo conto delle condizioni e delle esigenze delle bambine. Prima dell'avvio delle telefonate sarebbe stato necessario anche un incontro preliminare con Rao, finalizzato a preparare il padre alle conversazioni con le figlie e a definire le modalità più adeguate per riprendere un rapporto interrotto da tempo. Proprio questo primo passaggio, secondo quanto confermato dall'avvocato Scaffidi Fonti, non sarebbe ancora avvenuto.

I solleciti ai servizi sociali e il nuovo intervento del legale. La situazione ha portato il legale a rivolgersi ai servizi sociali di Bordighera, chiamati a organizzare il percorso di riavvicinamento.

I solleciti, riferisce la difesa, sarebbero stati inoltrati anche attraverso comunicazioni formali via posta elettronica certificata, senza ottenere finora riscontri utili a sbloccare la situazione.

L'avvocato Scaffidi Fonti ha quindi interessato direttamente il Tribunale per i minorenni, chiedendo un intervento affinché i servizi sociali prendano contatto con Rao e avviino le attività necessarie a dare esecuzione al provvedimento.

Il legale ritiene comprensibile che, in una vicenda particolarmente delicata, si possa essere scelto di attendere la conclusione dell'incidente probatorio delle due sorelle, celebrato il 16 ottobre negli uffici della Questura di Genova. Un appuntamento durante il quale le bambine sono state nuovamente ascoltate nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Beatrice.

Quella fase, però, è ormai terminata e, secondo la difesa, non dovrebbero esserci ulteriori ritardi nell'avvio delle procedure già autorizzate. Resta da chiarire quali siano le ragioni della mancata attivazione del percorso e se siano intervenute ulteriori valutazioni da parte degli operatori incaricati. Al momento, infatti, la ricostruzione dei solleciti e dell'assenza di risposte proviene dal legale del padre.

Due percorsi giudiziari distinti, una vicenda familiare ancora aperta. La questione dei contatti tra Rao e le figlie si inserisce in un contesto giudiziario particolarmente complesso, nel quale procedono parallelamente l'inchiesta penale sulla morte di Beatrice e gli interventi del Tribunale per i minorenni a tutela delle sorelle.

Sul fronte penale, l'indagine della Procura di Imperia vede coinvolti Emanuela Aiello, madre delle bambine, ed Emanuel Iannuzzi, compagno della donna, entrambi detenuti e indagati per i fatti legati alla morte della piccola.

Le due sorelle sono state ascoltate il 16 ottobre durante un incidente probatorio durato circa sei ore. Dalla Procura era successivamente filtrata soddisfazione per l'esito dell'audizione, durante la quale le minori avrebbero sostanzialmente confermato le dichiarazioni rese nella prima fase delle indagini.

Le loro testimonianze rappresentano un elemento importante per la ricostruzione delle dinamiche familiari e di quanto sarebbe accaduto nelle abitazioni di Montenero, a Bordighera, e di Perinaldo, dove viveva Iannuzzi.

Il procedimento davanti al Tribunale per i minorenni segue però finalità differenti: non riguarda l'accertamento delle responsabilità penali, ma la protezione delle bambine e la valutazione dei rapporti familiari che possono essere mantenuti o progressivamente ripristinati nel loro interesse.

Un'autorizzazione che attende ancora di diventare realtà. A oltre un mese dal provvedimento di settembre, la situazione rimane dunque sostanzialmente invariata: Maurizio Rao non ha ancora potuto parlare telefonicamente con le due figlie e il primo incontro preparatorio con gli operatori non risulta essere stato organizzato.

Il prossimo passaggio dipenderà dall'attivazione dei servizi sociali e dall'organizzazione delle modalità protette previste dal Tribunale. La richiesta avanzata attraverso l'avvocato Scaffidi Fonti non riguarda una modifica delle condizioni stabilite dai giudici, ma la concreta attuazione di quanto già autorizzato.

Per il padre di Beatrice, dopo settimane di attesa, resta così aperta una questione che si sviluppa lontano dalle aule dell'inchiesta penale, ma che continua a incidere profondamente sulla vita della famiglia: la possibilità di tornare a sentire la voce delle due figlie, nel rispetto dei tempi, delle cautele e delle esigenze di protezione delle bambine.

Andrea Musacchio

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