Sanremo, tutto attaccato e senza esitazioni, ma non di rado c'è chi scrive ancora San Remo, forma del tutto scorretta. Non solo per i documenti ufficiali, lo statuto comunale, ma anche perché non esiste un santo con quel nome. Almeno fino ad oggi. Eppure si persevera nell'errore, malgrado la riconosciuta fama internazionale della capitale della Riviera, o forse proprio per questo nella testa di chi pensa di sfruttarla con scopi commerciali o legati al mondo dello spettacolo, tentando di aggirare le misure adottate da Palazzo Bellevue a tutela dei propri marchi, Festival in testa, e della stessa dicitura della città. Ma è paradossale se ad alimentare la confusione ci si mette pure il Comune. È il caso della segnaletica lungo via Val d'Olivi, dove all'altezza del breve rettilineo sulla collinetta che sovrasta la zona dello stadio di corso Mazzini resta in bella mostra la scritta San Remo, sia in discesa (per annunciare l'ingresso nell'area urbana) sia in salita (in uscita e verso frazione Poggio).
Non foss'altro per l'evidenza fortemente mediatica della strada in questione, resa famosa dai corridori della Milano-Sanremo che si lanciano verso il traguardo in via Roma rischiando l'osso del collo, fra insidiosi tornanti e tratti da percorrere ad alta velocità. Rimediare all'errore, sia pure datato (a maggior ragione da correggere), non appare difficile: basta sostituire il cartello in questione con un altro dalla scritta regolare.
Ma la storia del nome è disseminata di errori anche più marchiani, basti pensare ai cartelli che accoglievano i viaggiatori nell'ex stazione ferroviaria, ispirati all'inesistente santo, idem sui biglietti e sulla stessa linea ferrata che si è trasformata in suggestiva e frequentatissima pista ciclopedonale. E fino agli anni '80, o giù di lì, pure sull'Aurelia e sull'Autostrada dei fiori si potevano notare cartelli con quella R maiuscola separata, come se richiamasse un (presunto) martire del Cristianesimo. Così, continuando ad andare indietro nel tempo, anche su cartoline, atti ufficiali e citazioni a vario livello. Persino l'Istat e vari Ministeri, nei primi decenni del Novecento, sono incappati nell'errore grafico toponomastico, oscillando tra le due forme nei documenti.
Tutta colpa di San Romolo (si fa per dire), il patrono della città, a cui è stata intitolata verso la fine IX secolo. «Rœmu» è, infatti, la contrazione dialettale da cui deriva San Remo, attraverso varianti fonetiche e grafiche, partendo dall'iniziale Civitas Sancti Romuli. Da qui il «caso» che attraversa il Medioevo e l’epoca fascista per arrivare ai giorni nostri. Le certezze, quelle del Comune, sono legate a una data: 17 giugno 1992, il giorno della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dello statuto al cui articolo 1 è contenuto il comma che chiude ogni discussione: Sanremo e non San Remo. Un punto fermo fortemente voluto dall'allora sindaco Leo Pippione, oggi presidente della Famija Sanremasca, custode di storia e tradizioni locali.
Resta, purtroppo, un retaggio che periodicamente riporta d'attualità la vicenda del nome. L'unico San Remo conosciuto finora è quello evocato, soltanto per strappare applausi e sorrisi, nella nota parodia del trio Solenghi-Lopez-Marchesini sul palco dell'Ariston al Festival del 1989. Uno sketch, che ogni tanto ricompare dagli sterminati archivi Rai, nato proprio per ironizzare sull'equivoco attorno al nome della città: Solenghi interpretava l'ipotetico santo con saio, aureola e un remo da gozzo nella mano sinistra a mò di bastone pastorale; Lopez vestiva i panni di un giornalista che intervistava il protettore della gara canora; e la Marchesini appariva come una passante/fedele coinvolta nel divertente siparietto entrato nella storia della kermesse.
Ma è proprio grazie al Festival se la dicitura corretta si è diffusa nel mondo, da 76 anni a questa parte, compreso l'ormai famoso jingle/slogan inventato durante l'era-Baudo: «Perché Sanremo è Sanremo». Motivo in più per segnalare gli svarioni, nel tentativo di convincere anche i più distratti e/0 pervicaci.
















