Dal silenzio delle aule egiziane al cuore delle istituzioni italiane. Nelle ultime settimane il caso di Nessy Guerra è passato dalle cronache locali alle interrogazioni parlamentari, dalle mozioni approvate nei consigli comunali liguri fino alla conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati. Tra le figure che più hanno contribuito a portare la vicenda all'attenzione nazionale c'è la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, promotrice dell'iniziativa che ha riunito a Montecitorio parlamentari, giornalisti e rappresentanti istituzionali attorno alla storia della giovane sanremese e della figlia Aisha, bloccate in Egitto.
In questa intervista Ascari ripercorre le ragioni che l'hanno spinta a intervenire, riflette sul ruolo della politica e della diplomazia, lancia un appello al Governo e spiega perché, a suo giudizio, il caso di Nessy Guerra non può più essere considerato soltanto una vicenda privata o giudiziaria, ma una questione che riguarda direttamente le istituzioni italiane.
Onorevole, qual è stato il momento preciso in cui ha capito che il caso di Nessy Guerra non era soltanto una vicenda giudiziaria privata, ma una questione che meritava di arrivare fino alla Camera dei Deputati? "La gravità della vicenda è stata evidente fin dal primo momento. Abbiamo lasciato che la diplomazia facesse il suo corso, rispettando anche il silenzio necessario, ma dopo anni in cui la situazione non si sblocca non si può più accettare che una cittadina italiana sia costretta a vivere nascosta con sua figlia, con una condanna esecutiva, da un lato il rischio concreto di carcere e di separazione forzata dalla bambina, dall’altro la minaccia costante rappresentata da un uomo violento e pericoloso. Il tempo del silenzio è finito e questo caso deve diventare una responsabilità politica delle istituzioni".
Durante la conferenza si è parlato molto di diplomazia e di diritto, ma secondo lei qual è il vero nodo politico di questa vicenda? Cosa racconta il caso Nessy Guerra all’Italia di oggi? "Il vero nodo politico è che una cittadina italiana oggi è costretta a vivere nascosta in un Paese straniero perché il nostro Stato non è ancora riuscito a garantirle né la libertà né un rientro sicuro insieme a sua figlia. Questa vicenda racconta un’Italia che non riesce a essere all’altezza dei suoi princìpi. Il reato di adulterio è stato abolito in Italia decenni fa, ed è inaccettabile che una donna italiana nel 2026 debba ancora rischiare il carcere per questo motivo".
Alla Camera erano presenti esponenti di diverse forze di opposizione. Ha percepito una volontà comune di portare avanti questa battaglia oppure ritiene che il vero banco di prova sarà riuscire a coinvolgere anche chi oggi sostiene il Governo? "Alla conferenza ho percepito una volontà sincera e trasversale delle opposizioni di fare fronte comune, perché davanti alla sorte di una madre e di una bambina non ci possono essere divisioni. Questa unità ora deve diventare pressione politica costante sul Governo, perché l’obiettivo non è solo quello di dare voce ma di ottenere il rientro di Nessy e Aisha a casa".
Se quella conferenza stampa non si fosse svolta, qual era il rischio concreto? Che la vicenda restasse confinata alle aule giudiziarie egiziane o che venisse progressivamente dimenticata dall’opinione pubblica italiana? "Il rischio era che la storia di Nessy venisse lentamente inghiottita dal flusso di notizie, fino a scomparire. Portare la sua voce in Parlamento ha significato rompere il silenzio istituzionale, raccontare dal Parlamento l’assurdità di questa situazione, sensibilizzare la stampa e l’opinione pubblica ed esercitare una pressione politica chiara sul Governo".
Lei ha definito quella di Nessy una vicenda disumana. Da parlamentare le chiedono spesso di affrontare numerosi casi complessi, ma da donna cosa l’ha colpita maggiormente della storia di Nessy e della piccola Aisha? "Da parlamentare e da avvocata vedo una vicenda intrisa di nodi giuridici e diplomatici, ma da donna vedo innanzitutto l’incubo quotidiano di una giovane madre che vive ogni giorno con la paura di essere arrestata e di vedersi strappare la figlia per consegnarla a un padre con precedenti per violenza e stalking. Mi colpisce l’immagine di due vite sospese, Nessy e la piccola Aisha, costrette a vivere nella paura quando avrebbero diritto alla normalità. Il nostro dovere è far sì che questa paura finisca e che possano finalmente tornare al sicuro".
Se oggi avesse davanti il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri per un solo minuto, quale sarebbe la richiesta concreta che farebbe sul caso Nessy Guerra? "Chiederei di mettere da parte i calcoli politici ed economici e di mettersi nei panni di quella madre. Chiederei di attivare senza ulteriori indugi tutti gli strumenti diplomatici straordinari di cui lo Stato dispone e fare di Nessy e Aisha una priorità assoluta, fino a riportarle in Italia in condizioni di sicurezza".
Alcuni sostengono che nei rapporti con l’Egitto l’Italia mantenga da anni un atteggiamento particolarmente prudente. Lei ritiene che questa prudenza stia rallentando la ricerca di una soluzione per Nessy e Aisha? "È evidente che da anni l’Italia mantiene nei confronti dell’Egitto una prudenza estrema, condizionata da interessi economici, energetici e di sicurezza, come abbiamo già visto in altri casi dolorosi, penso a Giulio Regeni. Ma esistono delle linee rosse che nessun rapporto può superare, come la tutela dei diritti umani e la protezione dei nostri connazionali. Quando in gioco ci sono la libertà di una donna e la sicurezza di una bambina, la prudenza non può diventare alibi per l’inazione".
Lo scorso 26 maggio il caso è entrato simbolicamente nel cuore delle istituzioni italiane. Adesso cosa deve accadere affinché quella conferenza stampa non resti soltanto un momento di sensibilizzazione ma produca effetti concreti? "Adesso servono passi molto chiari, a partire da un monitoraggio costante in Commissione Esteri, un coinvolgimento strutturale delle Commissioni e degli organismi che si occupano di diritti delle donne e violenza di genere e un atto parlamentare unitario che impegni formalmente il Governo con obiettivi e tempi definiti".
In una parola o in una frase, qual è il messaggio che oggi vorrebbe arrivasse a Nessy Guerra dall’Italia? "Che non sono sole. C’è un’Italia che si è mobilitata per loro e che non smetterà di farlo finché Nessy e Aisha non saranno finalmente libere e al sicuro a casa".














