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Copertina | 26 maggio 2026, 00:00

Dalla scommessa al buio ai giardini d’autore: la storia di self-made man di Vincenzo Palladino

Oltre trent'anni di passione verde, il legame con il territorio e il sogno di un futuro inclusivo: intervista al fondatore de "Il Giardino"

Ci sono storie che profumano di terra, di scommesse vinte e di radici capaci di attecchire anche lontano da casa. Quella di Vincenzo Palladino è, prima di tutto, la storia di un self-made man che oltre trent'anni fa ha scelto Sanremo per dare vita al suo sogno. Partito da Napoli con in tasca la maestria del mestiere e la voglia di farcela, Palladino ha saputo trasformare una scommessa al buio in una solida realtà imprenditoriale. Oggi la sua azienda, "Il Giardino", è un punto di riferimento assoluto nella Riviera dei Fiori e non solo, sia per i privati che per le amministrazioni pubbliche. Membro attivo di CNA, Palladino non è solo un profondo conoscitore dei ritmi della natura e un creatore di "angoli di paradiso", ma anche un uomo dal grande cuore sociale, da sempre attento all'inclusione. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare questo lungo viaggio fatto di sfide, creatività e progetti futuri.

Vincenzo, facciamo un salto indietro nel tempo. Più di trent'anni fa la decisione di lasciare Napoli per Sanremo. Cosa la spinse a tentare quella che, a tutti gli effetti, sembrava una scommessa al buio?

“Sono partito con tanta voglia di lavorare e costruirmi un futuro. Non conoscevo bene il territorio, ma sentivo che qui potevo creare qualcosa di mio. È stata una scommessa vera, fatta con coraggio e sacrificio. Quando si parte da zero non è mai facile, ma avevo in testa un obiettivo preciso: lavorare seriamente e creare qualcosa che durasse nel tempo”.

I primi mesi a Sanremo da solo, poi l’arrivo di sua moglie: quanto è stata importante la sua presenza e il supporto della famiglia per gettare le basi de "Il Giardino"?

“Fondamentale. Da soli si può partire, ma per costruire davvero serve una famiglia unita. Mia moglie mi è stata vicino nei momenti difficili e insieme abbiamo affrontato tanti sacrifici. Dietro ogni azienda ci sono sempre persone che credono nel progetto, anche quando ancora non si vede il risultato”.

Rispetto al contesto da cui proveniva, quali sono state le maggiori difficoltà che ha dovuto superare per farsi strada e farsi conoscere in un territorio nuovo come la Riviera dei Fiori?

“All’inizio dovevo dimostrare tutto. Quando arrivi da fuori nessuno ti regala niente. Ho cercato di farmi conoscere con il lavoro, con la serietà e mantenendo sempre la parola data. Credo che alla lunga siano queste le cose che fanno davvero la differenza”.
 

Dal primo giorno a oggi l’azienda è cresciuta esponenzialmente. Se dovesse riassumere in tre tappe fondamentali l’evoluzione de "Il Giardino", quali sceglierebbe?

“La prima è stata partire da zero e riuscire a farmi conoscere. La seconda è stata creare una squadra che condividesse il mio modo di lavorare. La terza è vedere oggi l’azienda lavorare su progetti importanti, sia con privati che con enti pubblici, mantenendo però sempre la stessa attenzione ai dettagli”.

Nel suo manifesto aziendale si legge che vivere a contatto con la natura le ha insegnato a seguirne e interpretarne i ritmi. Come si traduce questo profondo rispetto nella progettazione quotidiana di un parco o di un’area verde?

“La natura va ascoltata. Non si può imporre un’idea senza rispettare il territorio, il clima e le caratteristiche del luogo. Ogni spazio verde deve essere bello ma anche sostenibile nel tempo. Un giardino fatto bene è un equilibrio tra estetica, funzionalità e rispetto della natura”.


Il suo staff è stato formato nel tempo per condividere la sua stessa filosofia. Quanto è difficile oggi trasmettere ai collaboratori quella cura del dettaglio e quella passione che da sempre la contraddistinguono?

“Non è semplice, perché oggi spesso si vuole tutto e subito. Questo lavoro invece richiede pazienza, attenzione e sensibilità. Io cerco di trasmettere ai ragazzi il rispetto per il lavoro e per il cliente. La cura del dettaglio si insegna soprattutto con l’esempio quotidiano”.

Oggi la sua azienda lavora correntemente sia con importanti committenze private sia con la Pubblica Amministrazione. Qual è il segreto per mantenere intatta l'affidabilità e l'autorevolezza a livelli così diversi?

“Essere seri sempre, indipendentemente dal cliente. Che sia un piccolo giardino privato o un lavoro pubblico importante, l’impegno deve essere lo stesso. Le persone alla fine si ricordano soprattutto se possono fidarsi di te”.

Lei è un membro molto attivo di CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato). Qual è il valore dell'associazionismo oggi e come vede il futuro del settore del florovivaismo e del giardinaggio nel nostro comprensorio?

“L’associazionismo è importante perché nessuno cresce da solo. Confrontarsi con altri imprenditori aiuta molto. Il nostro territorio ha una grande tradizione legata al verde e ai fiori, ma bisogna investire sui giovani, sulla formazione e sulla qualità. Il futuro dipende dalla capacità di innovarsi senza perdere le nostre radici”.

Sanremo è per antonomasia la città del verde e dei fiori. Dal suo punto di vista privilegiato, come sono cambiate le esigenze del territorio e la percezione dello spazio verde da parte dei cittadini in questi tre decenni?

“Oggi c’è molta più attenzione alla qualità della vita e agli spazi verdi vissuti bene. Le persone cercano ambienti curati, sostenibili e facili da mantenere. È cambiato anche il modo di progettare: si guarda di più al risparmio idrico e alla sostenibilità”.

Progettare un giardino non è solo tecnica, ma anche "vena creativa". Come riesce a conciliare le richieste del cliente con le caratteristiche climatiche e morfologiche del nostro territorio?

“Bisogna trovare il giusto equilibrio. Il cliente ha giustamente le sue idee, ma il professionista deve anche consigliare ciò che può funzionare davvero nel tempo. Il nostro territorio ha caratteristiche particolari e bisogna conoscerle bene per creare qualcosa che resti bello negli anni”.

Parliamo di innovazione: l'efficienza idrica è un tema cruciale. Quanto sono cambiati e quanto contano oggi la tecnologia e lo studio degli impianti di irrigazione nella sostenibilità di un grande parco?

“Contano tantissimo. Oggi non si può più pensare al verde senza ragionare sul risparmio dell’acqua. La tecnologia aiuta molto a gestire meglio le risorse e a evitare sprechi. Un impianto studiato bene è fondamentale sia per la sostenibilità che per la qualità del lavoro”.

Dietro al professionista stimato c'è un uomo molto sensibile ai temi sociali. Suo figlio è autistico e lei conosce bene questa realtà: come ha influito questa esperienza di vita sulla sua visione del mondo e del lavoro?

“Mi ha insegnato a guardare le cose in modo diverso. Quando vivi certe realtà capisci quanto sia importante creare opportunità concrete e non solo parole. Mio figlio mi ha fatto capire che ogni ragazzo ha capacità e sensibilità che meritano di essere valorizzate, se gli viene data la possibilità giusta”.

Sappiamo che ha un grande sogno nel cassetto: far partire un progetto agricolo dedicato proprio ai ragazzi autistici. Ci può anticipare in cosa consisterà questa iniziativa e quale impatto spera possa avere sul territorio?

“È un progetto a cui lavoriamo da anni. L’idea è creare uno spazio agricolo con orto, uliveto, serre e un agriturismo sociale dove ragazzi autistici possano partecipare attivamente, imparare un lavoro e costruire una loro autonomia. Vorrei creare un ambiente vero, concreto, dove questi ragazzi possano sentirsi utili, valorizzati e parte di qualcosa.

Spero possa diventare un progetto importante per il territorio, capace di unire famiglie, istituzioni e persone che credono nell’inclusione fatta con il lavoro e con la dignità.

È un sogno grande e naturalmente per realizzarlo servono anche collaborazioni, spazi, terreni e persone che credano nel progetto. Anche un piccolo aiuto o un sostegno concreto possono diventare un passo avanti importante per trasformare questa idea in una realtà capace di lasciare qualcosa di bello ai ragazzi e al territorio”.

La terra ha un potere terapeutico straordinario. Pensa che l'agricoltura e la cura del verde possano diventare uno strumento concreto di inclusione lavorativa e sociale per questi ragazzi?

“Assolutamente sì. La natura ha tempi e ritmi che aiutano molto. Lavorare la terra responsabilizza, dà serenità e permette di sviluppare capacità pratiche importanti. Credo che molti ragazzi possano trovare nell’agricoltura non solo un’attività, ma anche una possibilità concreta di crescita personale e lavorativa”.

Vincenzo, guardando indietro a quel ragazzo partito da Napoli più di trent'anni fa, qual è l'orgoglio più grande che prova oggi e quali sono i prossimi "giardini" che Il Giardino di Vincenzo Palladino vuole ancora conquistare?

“L’orgoglio più grande è aver costruito qualcosa con le mie mani e vedere che oggi viene riconosciuto e rispettato. Ma soprattutto sapere che quello che ho creato potrebbe un giorno diventare un’opportunità per altri ragazzi.

Il prossimo giardino che vorrei vedere crescere è proprio questo progetto sociale. Sarebbe la soddisfazione più grande: lasciare qualcosa che possa aiutare davvero delle persone e dare un futuro a tanti ragazzi come mio figlio”.

Contatti e Informazioni

Indirizzo: Strada Isola Superiore, 2b – 18038 Sanremo (IM) – Italia

Telefono: +39 347 0992456

Sito  

E-mail: info@vincenzopalladino.com

Maurizio Losorgio

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