Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle etichette allarmistiche è una priorità nazionale che diventa ancora più cruciale in Liguria, dove la viticoltura rappresenta una realtà di nicchia ma ad altissimo valore economico, sociale e ambientale. È quanto evidenzia Coldiretti Liguria in occasione del Vinitaly 2026, rilanciando l’analisi nazionale che stima in 1,6 miliardi di euro le risorse recuperabili per le imprese vitivinicole italiane attraverso una concreta semplificazione.
“In Liguria - affermano Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale - ci troviamo di fronte a un comparto piccolo nei numeri ma fondamentale per identità e presidio del territorio. Con circa 1.500 ettari vitati, una produzione di 100.000 ettolitri, il nostro sistema vitivinicolo è fortemente orientato alla qualità. Tuttavia, proprio questa dimensione rende le imprese più esposte: ogni costo aggiuntivo e ogni ostacolo burocratico incidono in modo molto più pesante rispetto ad altre realtà”.
Il tessuto produttivo regionale è composto da circa 230 aziende vitivinicole, con dimensioni medie estremamente contenute – poco più di un ettaro in media – e produzioni di qualità ma limitate. A questo si aggiungono le difficoltà legate alla cosiddetta viticoltura eroica: pendenze elevate, terrazzamenti e scarsa meccanizzazione rendono il lavoro prevalentemente manuale e aumentano sensibilmente i costi di produzione.
“Non possiamo permettere - proseguono Boeri e Rivarossa - che un settore già complesso venga ulteriormente penalizzato da burocrazia e dinamiche di mercato sfavorevoli. Liberare risorse significa dare alle aziende la possibilità di investire in innovazione, promozione ed enoturismo, ma anche continuare a garantire la manutenzione di un territorio fragile e unico”.
La viticoltura ligure svolge infatti una funzione strategica anche sotto il profilo ambientale: i vigneti terrazzati rappresentano un presidio contro il dissesto idrogeologico e contribuiscono alla tutela del paesaggio, elemento chiave per l’attrattività turistica della regione.
Il messaggio che arriva dal Vinitaly è chiaro: servono politiche che tengano conto delle specificità territoriali. In Liguria si tratta in gran parte di realtà familiari, spesso organizzate in cooperative, che faticano ad affrontare i mercati anche a causa della frammentazione e dei costi elevati. Ridurre i vincoli e favorire l’aggregazione è essenziale per rafforzare il comparto.
“Il vino ligure - concludono Boeri e Rivarossa - è espressione di qualità, biodiversità e dieta mediterranea. Difenderlo significa sostenere un modello agricolo sostenibile e valorizzare produzioni uniche. Per questo è necessario intervenire con decisione per alleggerire il peso burocratico e garantire futuro anche alle realtà di nicchia come la nostra”.














