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Al Direttore | 30 luglio 2022, 14:42

Gestione del Museo Navale di Imperia, lo sfogo di un volontario in una lunga lettera aperta inviata al Sindaco

Dante Sardi racconta quanto fatto a suo tempo per allestire una stazione ricetrasmittente della quale, attualmente, è rimasto solo un piccolo quadretto con la traduzione dell’alfabeto Morse

Gestione del Museo Navale di Imperia, lo sfogo di un volontario in una lunga lettera aperta inviata al Sindaco

“Sono Dante Sardi, un cittadino imperiese che, come lei sa, ha partecipato da volontario, con altri colleghi radioamatori, all’attivazione, all’interno del Museo Navale, di una stazione ricetrasmittente nella ricostruita plancia della nave Sestriere". Inizia così una lunga lettera aperta inviata al Sindaco di Imperia Scajola e all'assessore alla Cultura Roggero nella quale si contesta la mancanza di alcune apparecchiature radio donate a suo tempo. 

"L’intenzione - spiega Sardi - era di portare i visitatori nel mondo delle prime comunicazioni radio sino ai giorni nostri.

L’apparato radio presente al Museo, donato dal Sig. Ulrico Bracco e ristrutturato dal gruppo di volontari di cui ho fatto parte, ha contribuito, con altri apparecchi di proprietà degli operatori, a creare un ambiente il più possibile simile a quello in essere all’epoca della citata nave Sestriere.

Ad arricchire l’ambiente, ad opera di Franco Chiusano (del gruppo), era stato costruito un impianto sonoro che diffondeva un messaggio in alfabeto Morse, battuto e registrato da un ex marconista navale, il Sig. Romano Lercari, nel quale si descriveva in italiano ed inglese la storia della nave lì ricostruita. Il testo di detto messaggio era esposto all’esterno su pannelli, perché non ci fosse un suono casuale od inconcludente alle orecchie di chi non conosce il linguaggio Morse. 

A completare l’allestimento era presente un altro pannello che riportava l’annuncio ufficiale della chiusura dell’ultima stazione radio costiera con quegli standard, ed uno che forniva la traduzione in morse dell’alfabeto.

Sono stati inoltre riattivati, ricostruendone l’alimentatore, un ricevitore in onde lunghe di produzione tedesca anni 30/40 forse in uso sui sommergibili e l’ultimo ricevitore russo, della stazione radio in uso sulla nave Stokolm prima della sua trasformazione a Genova. Una bacheca citava Marconi con foto d’epoca e l’esposizione di attrezzature e valvole termoioniche.

Il lavoro prestato dai volontari è stato finalizzato ad attivare una stazione di trasmissione e ricezione sulle bande consentite in modo da illustrare l’evoluzione dei sistemi in uso dall’origine ad oggi e descrivere le apparecchiature esposte. Trasmissione e ricezione sono state possibili finché, per lavori al Museo, non è stata rimossa l’antenna. In ogni caso la postazione è stata l’unica della struttura presidiata da persone che in forma volontaria fornivano ai visitatori, molto spesso giovani studenti, spiegazioni e informazioni sull’allestimento e la storia che il Museo vuole preservare e tramandare.

Ho visitato il museo dopo la riapertura ed ho trovato l’area descritta non presidiata, come peraltro tutte le altre sezioni. Non è più attivo il sottofondo sonoro, la cartellonistica esplicativa è stata rimossa, come la bacheca Marconiana. Ha resistito alla rimozione solo il piccolo quadretto con la traduzione dell’alfabeto Morse, assolutamente ridicolo per il contesto attuale.

Mi piacerebbe sapere perché quello che è stato lasciato a valorizzazione del sito non viene utilizzato.

Nella collezione erano esposti ed ora non ci sono più, 2 ricetrasmettitori sulle gamme radioamatoriali: il TEN TEC Omni 6 della stazione Bracco e lo SWAN 500 CX del lascito Cepparo che era stato utilizzato nella base antartica BOVE, organizzata dallo stesso comm. Cepparo, muniti di tutti gli accessori e ricambi. 

Mi sono chiesto se quanto fatto dal nostro gruppo di volontari non sia stato ritenuto utile nel riallestimento del Museo, per diversa visione del metodo di divulgazione (peccato che ora non vi sia più alcuna traccia di divulgazione), o perché quel gruppo di volontari sia, magari, ritenuto non più gradito.

Penso che, a chi ha volontariamente e gratuitamente prestato la propria opera ed offerto ai visitatori una spiegazione ed un accompagnamento alla visita del Museo, debba essere riconosciuto quanto fatto, preservando e rispettando nel tempo il lavoro svolto.

Voglio ricordare che l’assessorato, al quale avevamo fatto richiesta, non ha mai provveduto a richiedere la licenza radio ed il nominativo speciale del museo, cosa che avrebbe chiamato radioamatori nella struttura, come avviene per il sommergibile Sauro al Galata di Genova e che non è stato mai permesso di installare un’antenna adeguata.

Concludo con la valutazione sulla considerazione nella quale sono tenute le persone che hanno contribuito negli anni col proprio impegno alla nascita e crescita del Museo Navale, che si coglie leggendo il quadro a piano terra dove sono citati i consulenti scientifici. 

In quel pannello, in base al rigoroso ordine alfabetico ed unica citazione, troviamo, al sesto posto su 8, il nome di Flavio Serafini, unico nome che invece è possibile trovare citato nelle note a piè di pagina di moltissime pubblicazioni sulla marineria.

Il comandante Serafini è stato l’artefice della nascita del Museo Navale di Imperia grazie alla sua competenza, determinazione e capacità nel raccogliere i reperti che ne formano la collezione; proprio per questo sarebbe opportuno evidenziare in modo più significativo i suoi particolari meriti.

La guerra in corso da parte della sua amministrazione alla persona è inconcepibile; Serafini è una monumentale testa di cavolo (è informato di questa mia convinzione), lo sottoscrivo, ma senza quella testa il museo non ci sarebbe. 

Forse per chi amministra Imperia il torto di Serafini è quello di aver lasciato un fastidioso problema di cui doversi fare carico piuttosto che una preziosa opportunità

Dante Sardi”.

Redazione

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