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Cronaca | 11 agosto 2021, 12:11

Da 'Covid Free' a 19 ricoverati in ospedale a Sanremo: Cenderello "Il 90/95% non sono vaccinati"

Il Primario delle Malattie infettive conferma: "Sicuramente il vaccino non copre al 100% ma, al momento lo fa all’88% sull’infezione, al 94% per il ricovero e il 96% sul decesso. Mi sembrano numeri degni per decidere di vaccinarsi”.

Da 'Covid Free' a 19 ricoverati in ospedale a Sanremo: Cenderello "Il 90/95% non sono vaccinati"

“Il 90/95% dei ricoverati in ospedale a Sanremo non era vaccinato e, i restanti avevano ricevuto una sola dose. Al momento nessun ricoverato nel reparto di malattie infettive del nosocomio matuziano ha ricevuto entrambe le dosi del vaccino”.

Sono le parole del Dottor Giovanni Cenderello, Primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale ‘Borea’ a Sanremo, che ha anche risposto ad alcune polemiche scatenate nei giorni scorsi, anche sulle pagine dei nostri social network. “Questa è la verità – prosegue Cenderello – e, anche se in altri ospedali d’Italia ci sono dei ricoverati con entrambe le dosi somministrate, da noi non è ancora capitato. In tutto il periodo pandemico, nel nostro reparto è capitato un solo ricoverato vaccinato con due dosi”.

Negli ultimi giorni, purtroppo, i ‘numeri’ del Covid sono tornati a salire, se non in modo drammatico ma comunque preoccupante. Era infatti il 19 luglio quando, per l’ultimo giorno dopo una lunga serie, sono tornati i ricoveri nel reparto di malattie infettive. E, in 23 giorni, si è passati da ‘Covid Free’ ai 19 ricoverati di oggi, dei quali due in terapia intensiva. Che sia giusto o sbagliato utilizzare il termine ‘nuova ondata’, questa è. Dopo aver sperato che, anche con il caldo si sarebbe vissuta un’estate più serena, così non è stato.

Il Dottor Cenderello conferma al nostro giornale che il vaccino sta sicuramente riducendo notevolmente le possibilità di infettarsi, di essere ricoverati e di rischiare il decesso: “Un vaccinato – ci ha detto – ha 10 volte in meno la possibilità di essere contagiato, rispetto alla variante Delta che è quella predominante in questo momento. Sicuramente il vaccino non copre al 100% ma, al momento lo fa all’88% sull’infezione, al 94% per il ricovero e il 96% sul decesso. Mi sembrano numeri degni per decidere di vaccinarsi”.

Da tre o quattro giorni il reparto di malattie infettive è tornato a essere interamente dedicato ai pazienti Covid. I due piani del padiglione ‘Giannoni’ è tornata l’unica area di accettazione Covid della provincia mentre, al primo piano del ‘Borea’ c’è un’area dedicata ai pazienti con presunti casi di Coronavirus che arrivano la notte e che, ovviamente, non possono essere tenuti insieme agli altri in Pronto Soccorso. “Ci si sta preparando – dice Cenderello – con altri posti letto che, ci auguriamo di non dover utilizzare. Speriamo di reggere questi ritmi e di utilizzare i letti oggi a nostra disposizione, evitando di chiudere altri reparti. In questo modo dovremmo riuscire a tenere l’urto di questa nuova ondata”.

Sul piano delle terapie intensive, al momento in ospedale a Sanremo la situazione è tranquilla: “Al momento abbiamo 19 posti disponibili ma possiamo arrivare anche a 30/35. Sono due a oggi i pazienti ricoverati intensiva e, quindi siamo abbastanza tranquilli da questo punto di vista”.

Il Dottor Cenderello ha poi concluso con un appello, a chi viene contagiato e ai medici, per poter accedere alle cure monoclonali. Un modo per poter guarire dal Covid per chi, in particolare, non può farsi vaccinare per problemi di vario genere: “Siamo sempre attivi con il ‘day hospital’ alle malattie infettive per le cure monoclonali – ci ha detto - e, quindi, invito i medici di medicina generale, Gsat e altri di segnalare alle Malattie Infettive i pazienti per un potenziale loro utilizzo. Si tratta dell’unica terapia precoce, efficace e domiciliare. Il paziente, infatti, viene mandato in ‘day hospital’, riceve la terapia e viene mandata a casa. Quando le persone si ritrovano con il tampone positivo chiedano al proprio medico se possono accedere alle cure monoclonali. Questo perché, ovviamente, ci sono pazienti a rischio per il vaccino, come quelli che hanno insufficienza renale, diabete, cardiopatia, bronchite cronica, obesità e altro. Raccomando proprio ai pazienti di chiedere al proprio medico se esiste la possibilità di fare i monoclonali, in modo tale di lavorare tutti insieme a questa forma di cura precoce efficacissima”.

Carlo Alessi

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