Abbiamo nuovamente parlato, quest’oggi, con l’Onorevole Flavio Di Muro, Deputato della Lega, dopo il ‘lock down’ della Francia che, da mezzogiorno ha chiesto di non uscire di casa e la chiusura di tutti i negozi, ad eccezione di quelli di pubblica utilità.
Una decisione che arriva dopo diversi giorni da quella italiana: “Si tratta di una situazione paradossale – ha detto Di Muro - senza il coordinamento dell’Europa, almeno nelle situazioni transfrontaliere anche se a Ventimiglia siamo abituati. Mi aspettavo però che, almeno, in una situazione di pandemia globale ci fosse un coordinamento ed una attenzione ai lavoratori da parte della politica”.
Ha parlato con le associazioni di categoria e ci può dire qualcosa in più della situazione odierna? “La gendarmeria francese non ha ad oggi avuto particolari disposizioni, per creare barriere e bloccare le auto in transito. Certo che ora ci si deve dotare di due autocertificazioni francesi più quella italiana, che complicano un po’ la vita a chi deve muoversi per andare avanti e indietro per lavorare”.
Oggi si è occupato del Decreto promulgato ieri dal Presidente Conte. Cosa ne pensa? “Purtroppo ho potuto solo studiare slide e dichiarazioni della Presidenza del Consiglio perché, ad oggi non sono ancora in possesso del Decreto ufficiale. Non dobbiamo imparare nulla dalla Francia, ma il governo transalpino ha subito riconosciuto i sussidi e le indennità alle famiglie. Da noi non siamo ancora riusciti ad averli”.
Quali iniziative dovranno essere prese secondo lei, nei prossimi giorni, dal Governo italiano e dall’Europa?: “Il primo decreto si basa su 25 miliardi che potrebbero anche essere pochi, tenuto conto che non sappiamo la durata di questa emergenza. Sono state annunciate nuove risorse con un nuovo decreto ad aprile e staremo a vedere. Per quanto riguarda l’Europa, questa non deve intervenire con dichiarazioni folli che danneggiano l’economia ma deve darci fondi e risorse di carattere emergenziale per fare un nuovo decreto ad aprile. Il Governo lo ha annunciato e speriamo che non si una riformulazione dei fondi europei che già conosciamo, ovvero di soldi che abbiamo già in cassa in Italia”.














