“Potevamo nel corso delle nostre indagini archeologiche di superficie recarci a 2130 metri di quota su Cima Marta e ritornare a mani vuote senza poter aggiungere un nuovo tassello al mosaico che da anni si va sempre di più configurando di una civiltà che ha prodotto una cultura materiale e religiosa capace di sfidare i millenni?”
Intervengono in questo modo i componenti del gruppo ‘ArcheoNervia’ di Ventimiglia, che proseguono: “La risposta è no perché, nel corso di una ricognizione nei dintorni della cima della montagna, abbiamo scoperto un dolmen con una grande camera funeraria realizzato con un blocco di roccia di copertura enorme dal peso di una decina di tonnellate e, a breve distanza, un altare con una vaschetta di cm. 38 di diametro con il colatoio per il sangue”.
Una tomba preistorica monumentale di un personaggio di alto rango militare sacerdotale di una comunità divisa in classi sociali a prevalente economia pastorale che, in occasione della transumanza estiva e le cacce stagionali più importanti dell’anno al cervo, trascorreva l’estate tra i pascoli della montagna.
La più lontana testimonianza della presenza dell'ungulato sulle montagne dell'entroterra dell'estremo Ponente Ligure è certificata da una indagine archeologica che ha rivelato delle ossa di cervo con tracce di macellazione nella stratigrafia riconducibile al V secolo d.C. nel castellaro di Campo Marzio in Valle Argentina.

















