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Ventimiglia Vallecrosia Bordighera | 07 aprile 2017, 17:00

Il Tirreno dei desideri

Il Tirreno dei desideri

L’ho scritto qualche settimana fa e torno a scriverlo, a costo di essere ripetitivo: troppo spesso ai politici piace sognare facile, presentando progetti faraonici, bellissimi, da applaudire, con tanta risonanza mediatica, su cui nessuno avrebbe da obiettare, salvo poi accorgersi che realizzarli è un’altra faccenda. Mi riferisco alla ciclovia tirrenica che nelle speranze di tre assessori regionali alle infrastrutture (Liguria, Toscana e Lazio) farà pedalare ininterrottamente i cicloturisti da Ventimiglia a Roma. Rileggi Insider: La ciclovia dei desideri

Dopo l’accordo firmato a febbraio, gli assessori hanno siglato a Firenze il protocollo che consentirà al progetto di accedere ai fondi statali e comunitari. L’obiettivo, poiché ci sono già 700 chilometri fruibili - ma quali sono e dove? - su 1.200 totali, è mettere insieme questi tronconi e disegnare una pista ciclabile senza interruzioni, sicura, panoramica, a portata di quel “turismo sostenibile” che, almeno nel Ponente ligure, rimane una locuzione non del tutto identificata.

L’assessore ligure, Giacomo Giampedrone, ha parlato di “preziosa occasione di lavoro e di apertura a un modello turistico che nel Nord Europa è molto sviluppato”, di un “territorio straordinario che si sviluppa lungo la costa”, augurandosi poi “che la fine di un percorso ideale si possa raggiungere entro il 2020”.

Vorrei condividere un simile entusiasmo, ma poi faccio due conti e m’incupisco. Nel 2020 sarà già un bel risultato se avremo mantenuto un minimo di decoro sulla pista ciclabile dell’ex ferrovia. Con la partecipazione diretta dei comuni alle spese di pulizia e manutenzione - decisa lo scorso marzo per sopperire alle difficoltà finanziarie di Area 24 - la situazione migliorerà?

Nel 2020 a Diano Marina staranno ancora discutendo se, come e dove realizzare il loro tratto di percorso; la giunta Chiappori ha già fatto sapere che nessuna pista ciclopedonale potrà vedere la luce prima di quindici anni, perché mancano le risorse per costruirla. A Imperia, invece, c’è il progetto della Green Line, se mai riuscirà a ottenere i previsti finanziamenti pubblici. Chilometri di binari, appena liberati dai treni, da Andora a S. Lorenzo, con ogni probabilità dovranno attendere molti anni, prima di essere trasformati in qualcosa che assomigli a una proposta di turismo sostenibile.

Chissà, magari in Toscana e Lazio avranno maggiore fortuna e capacità di pianificare gli investimenti… Intanto, se Celentano volesse cantare Azzurro 2, potrebbe intonare il Tirreno dei desideri che all’incontrario va (o pedala).

Luca Re

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