C'è un modo di fare musica che non ha bisogno di riempire ogni silenzio. Che non cerca necessariamente il volume, l'effetto scenico o il ritmo incalzante, ma trova la propria forza nella possibilità di farsi ascoltare, parola dopo parola, accordo dopo accordo. È il linguaggio che ha accompagnato la prima serata del Premio Tenco 2026, andata in scena giovedì 22 ottobre al Teatro Ariston di Sanremo, dove la canzone d'autore è tornata a occupare il palcoscenico nella sua dimensione forse più essenziale: quella dell'incontro tra chi scrive, chi interpreta e chi ascolta. Una serata nella quale, per buona parte delle esibizioni, voce e chitarra hanno avuto la meglio. Le atmosfere sono state spesso raccolte, i tempi più distesi, gli arrangiamenti capaci di lasciare spazio ai testi. E proprio in questa apparente semplicità si è riconosciuta l'identità di un appuntamento che, da oltre mezzo secolo, difende il valore della parola nella musica.
Non una successione di spettacoli costruiti per sorprendere a ogni costo, ma un percorso attraverso sensibilità differenti, nel quale i protagonisti sono sembrati quasi a portata di mano. Anche dal grande palcoscenico dell'Ariston, le canzoni hanno trovato una dimensione di vicinanza, lasciando emergere storie, riflessioni e messaggi che spesso, in contesti più rumorosi, rischiano di passare in secondo piano. Poi, nel finale, Caparezza ha cambiato passo alla serata, senza tradirne lo spirito. Una chiusura da autentico fuoriclasse, capace di restituire alla platea tutta la forza di una scrittura che sa essere insieme spettacolo, immaginazione, racconto e riflessione sociale. Un'esibizione che, più di qualsiasi spiegazione, ha mostrato perché la Targa Tenco per il miglior album in assoluto sia finita nelle sue mani.
Il ricordo di Sergio Sacchi e l'omaggio di Manuel Agnelli a Luigi Tenco. Ad aprire la serata è stato Antonio Silva, che ha voluto ricordare Sergio Secondiano Sacchi, figura centrale nella storia del Club Tenco, alla cui memoria è dedicata l'intera edizione 2026. "Era un genio, anche un po' pazzo", ha ricordato Silva, affidando a poche parole il ritratto di un uomo che ha contribuito a costruire l'identità culturale della rassegna. "Quest'anno tutto il Tenco è dedicato al mio amico Sergio Sacchi". Un ricordo personale, prima ancora che istituzionale, che ha accompagnato l'avvio di una manifestazione profondamente legata alla propria storia e alle persone che, nel corso degli anni, ne hanno custodito lo spirito. Poi la musica, con Manuel Agnelli chiamato a interpretare la sigla d'apertura, Lontano lontano di Luigi Tenco. Una scelta che ha riportato immediatamente l'attenzione alle origini della rassegna e alla figura del cantautore al quale è intitolata. A raccogliere il testimone è stato quindi Neri Marcorè, conduttore della prima delle tre serate all'Ariston, che ha sintetizzato con una frase il senso di una manifestazione capace di attribuire alla musica anche un valore civile: "Meno carri armati, più musicisti". Un'affermazione che, oltre la battuta, ha richiamato la possibilità di affidare alla cultura e alle canzoni uno spazio di confronto in un presente segnato da tensioni e conflitti.
Neri Marcorè e il significato dell'accoglienza: quando anche aiutare può diventare un'insidia. Ma la conduzione di Neri Marcorè non si è limitata a introdurre gli artisti e accompagnare le premiazioni. Nel corso della serata, l'attore ha dedicato un monologo al tema dell'accoglienza e, soprattutto, al significato dell'aiuto, interrogandosi sulle contraddizioni che possono nascondersi anche dietro gesti apparentemente generosi. "Ho capito quanto può essere pieno di insidie il termine aiutare", ha osservato, aprendo una riflessione che ha spostato l'attenzione dalle intenzioni di chi offre sostegno alla posizione di chi lo riceve. "C'è tanta esibizione quando si vuole aiutare gli altri", ha aggiunto, mettendo in discussione quella forma di solidarietà che rischia di trasformarsi in una rappresentazione di sé, più che in un autentico incontro con l'altro. Poi un passaggio particolarmente significativo: "Mi sentirei più pulito se dicessi: non l'ho fatto apposta". Parole che hanno introdotto un interrogativo meno immediato di quanto possa sembrare: quanto dell'aiuto che offriamo nasce davvero dall'attenzione verso qualcuno e quanto, invece, dal bisogno di sentirci dalla parte giusta? Il monologo ha così portato sul palco un tema che va oltre la dimensione musicale, richiamando la necessità di riflettere non soltanto sulle proprie azioni, ma anche sul modo in cui ci si avvicina alle fragilità e alle esperienze degli altri. Una parentesi che si è inserita nell'identità del Premio Tenco, dove la canzone d'autore non è soltanto espressione artistica, ma anche occasione per osservare la società e interrogarsi sulle responsabilità individuali e collettive.
Avincola e Filippo Graziani: la memoria della canzone d'autore. Il primo artista premiato a esibirsi è stato Avincola, vincitore della Targa Tenco per il migliore album di interprete con Avincola canta Carella. Il suo progetto nasce dalla volontà di riportare all'attenzione la figura di Enzo Carella, cantautore innovativo e originale, il cui repertorio rappresenta una parte meno conosciuta, ma significativa, della storia musicale italiana. Sul palco dell'Ariston Avincola ha proposto cinque brani: Fosse vero, Barbara, Carmè, Parigi e Barri. Un'esibizione che ha dato continuità al messaggio lanciato dallo stesso artista durante la conferenza stampa: recuperare la curiosità, tornare a cercare musica al di fuori dei percorsi più battuti e riscoprire autori che rischiano di rimanere ai margini della memoria collettiva. A seguire Filippo Graziani, premiato per il migliore album a progetto con 80 Buon compleanno Ivan (live in Teramo), il lavoro nato dalle celebrazioni per gli ottant'anni dalla nascita del padre Ivan. Per lui una sola canzone, Scappo di casa, in una partecipazione particolare: generalmente i vincitori di questa categoria non sono chiamati a esibirsi.
Emma Nolde, quando togliere diventa una scelta artistica. Tra le interpretazioni più coerenti con il carattere raccolto della serata quella di Emma Nolde, vincitrice della Targa per la migliore canzone singola con Quello che deve essere sarà. La cantautrice aveva anticipato la propria intenzione di presentarsi all'Ariston privilegiando una formula essenziale, costruita intorno alla voce e alle chitarre elettriche. Una scelta precisa: ridurre gli elementi musicali per lasciare maggiore spazio alla scrittura. Sul palco ha proposto Sirene, Sconosciuti, Ughi, Siamo in tanti e Quello che deve essere sarà. Cinque brani che hanno trovato posto in una serata nella quale la capacità di ascoltare ha assunto un ruolo centrale. Non soltanto il significato immediato delle parole, ma anche le pause, le sfumature e il rapporto tra il testo e la sua interpretazione.
Piji e Carmen Consoli, le diverse anime della scrittura musicale. La seconda parte della serata si è aperta con Piji, vincitore della Targa per la migliore opera prima con Sta registrando audio…. Tre i brani della sua esibizione: Sta registrando audio, Misanthropy Village e Umano poco umano. Una presenza che ha portato sul palco un'ulteriore prospettiva del cantautorato contemporaneo, confermando la varietà di linguaggi che convivono all'interno della rassegna. È stata poi la volta di Carmen Consoli, premiata per il migliore album in dialetto con Amuri Luci. La cantautrice siciliana ha presentato cinque brani: Amuri Luci, Mamma tedesca, Terra di Hamdis, Bonsai a Galatea e A finestra. La sua partecipazione ha riportato al centro il rapporto tra lingua, memoria e identità culturale. Temi che Consoli aveva approfondito anche durante l'incontro con la stampa, raccontando il desiderio di tornare alle proprie radici attraverso lo studio e la conoscenza. "La conoscenza ci deve portare sempre oltre", aveva osservato, collegando la propria ricerca musicale a una riflessione più ampia sulla società. Un percorso nel quale la lingua diventa uno strumento espressivo e culturale, capace di custodire storie e appartenenze senza rinunciare a dialogare con il presente.
Caparezza chiude da fuoriclasse: la musica, il caro carburanti e la libertà di immaginare. E quando la prima serata sembrava aver trovato definitivamente il proprio equilibrio nelle atmosfere più raccolte della canzone d'autore, Caparezza ha dimostrato che esistono molti modi per dare forza alle parole. Il cantautore pugliese, vincitore della Targa Tenco per il migliore album in assoluto con Orbit Orbit, ha chiuso la serata da autentico fuoriclasse. Non soltanto per la qualità dell'esibizione, ma per quella capacità, ormai cifra distintiva della sua carriera, di tenere insieme musica, scrittura, immaginazione e osservazione della realtà. Sul palco dell'Ariston ha presentato A Comic Book Saved My Life, Pathosfera, Il Pianeta delle Idee e Io Sono Il Viaggio, con Come La Musica Elettronica inserita nella scaletta come bis. Un finale che ha dato una nuova intensità alla serata, confermando il valore di un artista capace di muoversi tra linguaggi differenti senza perdere la propria identità. E che ha reso ancora più comprensibile il riconoscimento ricevuto per Orbit Orbit: un album nel quale la ricerca musicale e quella narrativa procedono insieme, senza che l'una debba rinunciare all'altra.
Ma a distinguere Caparezza sono state, ancora una volta, anche le parole pronunciate tra una canzone e l'altra. Interventi capaci di allargare il significato dello spettacolo, trasformando il tempo tra due brani in uno spazio di riflessione. L'artista ha richiamato le difficoltà affrontate da agricoltori, pescatori e autotrasportatori, categorie particolarmente esposte alle conseguenze del caro carburanti. Un riferimento all'attualità che ha portato sul palco dell'Ariston le preoccupazioni di chi lavora e deve confrontarsi con costi sempre più difficili da sostenere. Un passaggio significativo, soprattutto perché inserito in una serata dedicata alla canzone d'autore: la dimostrazione che la musica può parlare del presente senza dover necessariamente trasformarsi in un discorso politico, ma semplicemente scegliendo di non ignorare ciò che accade fuori dal teatro. Poi il tema dell'immaginazione, uno dei cardini del suo percorso artistico. Caparezza ha spiegato perché immaginare rappresenti una delle forme più profonde di libertà: la possibilità di costruire mondi diversi da quello che abbiamo davanti, di superare i confini imposti dalla realtà e di non lasciare che siano soltanto le circostanze a stabilire ciò che possiamo pensare. L'immaginazione, in questa prospettiva, non è una fuga dal mondo, ma uno strumento per guardarlo diversamente. Perché prima di cambiare qualcosa bisogna essere capaci di concepire che quel qualcosa possa essere diverso.
Un concetto che si lega alle parole pronunciate dallo stesso artista durante la conferenza stampa, quando aveva definito la curiosità "un dovere morale", rivendicando anche il valore dell'esperienza personale nel processo creativo. Ogni disco, aveva spiegato, porta con sé anni di vita, difficoltà, scoperte e frustrazioni. Un percorso al quale non intende rinunciare delegandolo a una macchina. Sul palco, quella riflessione ha trovato la propria traduzione artistica. Perché Caparezza non si limita a scrivere canzoni che raccontano qualcosa: costruisce universi, mette in discussione certezze, collega ciò che sembra distante e accompagna il pubblico dentro ragionamenti che continuano anche dopo la fine della musica. Ed è forse proprio questa la qualità che lo rende un artista completo. La capacità di intrattenere senza rinunciare alla complessità, di essere immediato senza diventare superficiale, di passare dall'immaginazione alla cronaca sociale mantenendo riconoscibile la propria voce. Un gran finale che ha confermato, sul campo, il peso della Targa Tenco conquistata: non soltanto il riconoscimento a un album, ma la valorizzazione di un modo di intendere la musica come ricerca continua.
Un Ariston diverso, dove le parole tornano protagoniste. La prima serata della 49ª edizione ha restituito un Ariston differente da quello che il grande pubblico è abituato ad associare agli appuntamenti musicali più televisivi. Un palcoscenico meno frenetico, nel quale la distanza tra artista e spettatore si è ridotta soprattutto attraverso la musica. Il ritmo più lento non è apparso come un limite, ma come una caratteristica del racconto: il tempo necessario perché una frase possa essere ascoltata, un'immagine evocata da una canzone possa prendere forma e un messaggio raggiungere chi si trova in platea. Le chitarre, le voci, gli arrangiamenti essenziali e la centralità della scrittura hanno accompagnato un viaggio attraverso generazioni differenti, dalla riscoperta di Enzo Carella alla memoria di Ivan Graziani, fino ai nuovi linguaggi di Emma Nolde e Piji. Poi Carmen Consoli, con la profondità di una ricerca che affonda nelle radici linguistiche e culturali, e infine Caparezza, capace di dare alla conclusione un'intensità diversa, quasi a ricordare che la canzone d'autore non coincide con un solo genere, un solo ritmo o un solo modo di stare sul palco.
In questo percorso anche le parole di Neri Marcorè sull'accoglienza hanno trovato il proprio spazio, ricordando che la capacità di ascoltare non riguarda soltanto la musica, ma anche il rapporto con gli altri. E che persino un gesto considerato positivo, come aiutare qualcuno, può diventare occasione per interrogarsi sulle proprie intenzioni. È forse proprio questa la particolarità del Premio Tenco: riuscire a trasformare anche un teatro importante come l'Ariston in uno spazio di ascolto ravvicinato, nel quale la musica non deve necessariamente imporsi per lasciare un segno. Intanto, l'apertura ha indicato una direzione precisa: meno rumore, più parole. Meno distanza, più ascolto. E, con Caparezza, anche una certezza in più: la musica può restare vicina alla realtà proprio quando trova il coraggio di immaginare ciò che ancora non esiste.
(Le più belle foto della serata nella gallery di Erika Bonazinga)


























































































































































































































































