La nascita della Rete dei Comuni delle Streghe del Nord Ovest apre un dibattito sul rapporto tra memoria storica, identità territoriale e promozione turistica. L'accordo, siglato a San Giorgio Canavese, coinvolge cinque Comuni: Levone, Triora, Miagliano, Rifreddo e Saint-Denis. Un progetto che punta a mettere in relazione territori accomunati dalla memoria dei processi per stregoneria e delle persecuzioni che, nei secoli passati, colpirono soprattutto donne accusate di pratiche magiche o considerate estranee alle convenzioni sociali dell'epoca. L'iniziativa, tuttavia, non ha raccolto consensi unanimi e ha già sollevato perplessità in alcuni ambienti ecclesiastici e locali, riportando al centro dell'attenzione una questione delicata: come valorizzare vicende dolorose del passato senza trasformarle in un semplice elemento di attrazione turistica.
Tra le voci contrarie c'è quella di don Renato Bertolla, parroco di Miagliano, uno dei Comuni che hanno aderito alla rete. Il sacerdote ha espresso le proprie riserve sull'opportunità di intraprendere questo percorso, ritenendo che sarebbe stato preferibile concentrare l'attenzione su altre peculiarità e bellezze del territorio. Una posizione che non riguarda soltanto la scelta di un tema per la promozione locale, ma chiama in causa anche il significato attribuito a vicende storiche segnate da paura, superstizione e persecuzioni. Secondo quanto riferito, don Bertolla ha inoltre evidenziato di non aver avuto la possibilità di confrontarsi preventivamente con l'amministrazione comunale proprio su questo specifico progetto, pur mantenendo rapporti di collaborazione con gli amministratori su altri aspetti della vita parrocchiale e della comunità.
La presa di posizione del parroco ha contribuito ad alimentare la discussione attorno a un'iniziativa che, nelle intenzioni dei promotori, non si limita a richiamare l'immaginario popolare legato alle streghe. La rete si propone infatti di favorire la ricerca antropologica, la collaborazione tra le amministrazioni e lo sviluppo di forme di turismo sostenibile, attraverso la riscoperta delle vicende che hanno segnato la storia dei territori coinvolti. In questa prospettiva, il racconto delle persecuzioni può diventare uno strumento per restituire dignità alle persone che furono accusate, processate e, in alcuni casi, condannate a causa di credenze e dinamiche sociali oggi riconosciute come profondamente ingiuste. Un percorso che, se accompagnato da un adeguato lavoro storico e documentale, può contribuire anche a una maggiore consapevolezza collettiva.
Il confronto, però, resta aperto sul modo in cui queste vicende debbano essere inserite nelle strategie di promozione dei singoli paesi. Da una parte, c'è chi considera la memoria delle persecuzioni una componente importante dell'identità locale, da affrontare attraverso iniziative culturali, approfondimenti storici e occasioni di divulgazione. Dall'altra, emergono interrogativi sull'opportunità di legare il nome dei Comuni a episodi che evocano sofferenza e ingiustizia, soprattutto quando il rischio è quello di semplificare fatti complessi o di privilegiarne gli aspetti più suggestivi. La questione non riguarda soltanto il turismo, ma anche la scelta di quali pagine della storia rendere maggiormente visibili e di come farlo nel rispetto delle comunità e delle persone coinvolte.
La vicenda della Rete dei Comuni delle Streghe del Nord Ovest si inserisce così in una riflessione più ampia, che va oltre i confini dei cinque centri aderenti. Il caso di Miagliano evidenzia anche l'importanza del dialogo tra amministrazioni, realtà ecclesiastiche e cittadini quando si affrontano progetti destinati a incidere sull'immagine e sull'identità di un territorio. Il confronto tra posizioni differenti non cancella il valore della ricerca storica, ma richiama la necessità di condividerne obiettivi e modalità di attuazione. Resta da capire se le perplessità espresse in questa prima fase potranno trovare spazio in un confronto più ampio e se la rete riuscirà a costruire un percorso capace di coniugare valorizzazione culturale, rigore storico e sensibilità delle comunità locali.














