Il dibattito sul futuro dell'Aurelia Bis a Sanremo continua ad alimentare confronti, riunioni e riflessioni sul territorio. In una lettera indirizzata al direttore, Leonardo Kogliodima pone l'accento sulla necessità di arrivare a una soluzione capace di rispondere soprattutto alle esigenze complessive della città. Il tema, nelle ultime settimane, è tornato al centro dell'attenzione anche per le diverse ipotesi relative agli svincoli e al loro inserimento nel progetto. Una discussione complessa, nella quale si intrecciano esigenze viabilistiche, aspetti ambientali e paesaggistici, valutazioni tecniche e considerazioni di carattere amministrativo. Secondo Kogliodima, proprio la molteplicità degli interessi in campo rischia di rendere ancora più difficile arrivare a una decisione definitiva.
Il ragionamento parte da una metafora ironica: "È risaputo che il Diavolo faccia le pentole ma non i coperchi". Un riferimento utilizzato dall'autore per descrivere una vicenda che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente evidenziato alcune criticità e soprattutto la necessità di fare chiarezza sulle soluzioni da perseguire. "Gli svincoli così necessari per alleggerire questa città da un traffico diventato asfissiante – scrive –, sembravano essere spariti all'insaputa di quasi tutti". Una considerazione che introduce il tema centrale della lettera: la necessità di non perdere di vista l'obiettivo originario dell'opera, ovvero contribuire a migliorare la mobilità cittadina e ridurre il peso del traffico sulla viabilità ordinaria.
Da qui, secondo Kogliodima, sarebbe ripartito un confronto caratterizzato da incontri, riunioni e valutazioni tra tecnici, amministratori, rappresentanti politici e realtà interessate alla tutela del paesaggio e dell'ambiente. Un quadro nel quale, osserva l'autore, non sempre è semplice individuare una sintesi. "Ricomincia allora il balletto di riunioni, incontri e quanto altro – scrive –, con carrellata di tecnici, amministratori e politici di questa città, comitati a difesa paesaggistica e della natura". Al di là dei toni volutamente ironici della lettera, il punto sollevato riguarda la difficoltà di conciliare interesse viabilistico, sostenibilità ambientale e tutela del territorio, senza che uno di questi elementi finisca per prevalere completamente sugli altri.
La riflessione si concentra quindi sulla necessità di individuare una soluzione che possa rappresentare una sintesi tra esigenze differenti. Kogliodima invita a considerare l'interesse generale della città come il criterio principale nella scelta. "L'interesse comune di una intera città, che dovrebbe essere assoluto, preminente e guidare l'intera realizzazione di un'opera vitale, pare essere messo da parte", sostiene. Una posizione che non entra nel merito delle singole responsabilità, ma richiama piuttosto la necessità di arrivare a una decisione amministrativa e tecnica chiara, assumendo anche la consapevolezza che un'opera di questa portata difficilmente potrà incontrare il consenso unanime di tutti i soggetti coinvolti.
Tra le ipotesi evocate nella lettera compare anche quella di un possibile svincolo sulla collina di San Lorenzo, area che l'autore considera già fortemente trasformata dagli interventi urbanistici realizzati nel corso degli anni. Il riferimento è alla zona C2 e alle modificazioni del territorio che, secondo Kogliodima, avrebbero già inciso in maniera significativa sul paesaggio. La proposta viene presentata con evidente ironia, quasi a estremizzare il concetto di pragmatismo: "Siamo pragmatici, cemento più o meno non sfigurerebbe e poi, semmai, la completano". Un passaggio volutamente provocatorio che serve però a introdurre una riflessione più ampia: quale territorio sacrificare e quali criteri utilizzare per individuare la soluzione ritenuta migliore per la collettività?
È proprio sul concetto di pragmatismo che si sviluppa la parte conclusiva della lettera. Secondo Kogliodima, infatti, non sarebbe sufficiente limitarsi a cercare una mediazione tra tutte le posizioni in campo se questo dovesse tradursi in un ulteriore rinvio delle decisioni. "Penso però che non si debba essere pragmatici ma forse decisi nel portare avanti, anche in assenza di auspicabile condivisione, un progetto di interesse collettivo", scrive. L'obiettivo, nella sua lettura, dovrebbe essere quello di assumersi la responsabilità di una scelta, nella consapevolezza che non sarà possibile accontentare tutti, ma che occorre comunque individuare una strada e percorrerla fino alla conclusione.
La lettera si chiude tornando alla metafora iniziale del Diavolo e delle pentole, con una battuta che conserva il tono ironico utilizzato dall'autore nel corso dell'intervento. "Se lo metti nella pentola insieme a tutte le dinamiche pervasive di ogni interesse, ben presenti purtroppo in questa città, finisce che poi debordano malamente". E ancora, con una conclusione volutamente pungente: "Unica difesa? Mancava nella riunione di ieri un esorcista, di posseduti da risanare ve ne erano tanti". Al di là dell'ironia, il messaggio di Kogliodima appare dunque come un invito a superare contrapposizioni e rinvii, concentrando il confronto sulla necessità di individuare una soluzione concreta e sostenibile per il futuro della viabilità sanremese.














