La cura, intesa non soltanto come terapia ma soprattutto come ascolto, vicinanza e capacità di prendersi cura degli altri, sarà al centro dell'incontro con Concita De Gregorio, in programma domani alle 21 a Pian di Nave. La giornalista e scrittrice presenterà il suo ultimo libro, "La cura", pubblicato da Einaudi, nell'ambito dei Martedì Letterari estivi del Casinò di Sanremo. L'appuntamento, a ingresso libero, porta nella città dei fiori una riflessione intima e profondamente umana sulla fragilità, sul dolore e sulla forza che può nascere dalla relazione con gli altri. Un racconto che, attraverso le voci delle persone incontrate durante un percorso difficile, restituisce alla malattia una dimensione lontana dagli stereotipi.
Il punto di partenza del libro è una donna che, in un giorno d'agosto, si prepara a stare lontana da casa per un periodo. Prima di partire lascia ai figli una lettera con le istruzioni necessarie a ritrovare quelle cose che, in famiglia, sembrano non essere mai al loro posto: persino i doposci, benché non sia la stagione dello sci. Da questo gesto quotidiano prende forma una storia che non vuole essere un semplice diario della malattia, ma una testimonianza della necessità degli altri. A parlare sono soprattutto le persone che circondano la protagonista: Angelina, capace di guidare e sostenere le altre pazienti con tenerezza, il Professore originario dell'Aspromonte, un infermiere che, durante l'impianto di un port endovenoso, chiede quale sia la canzone preferita della paziente e gliela canta.
Nelle pagine de "La cura" convivono così dolore e leggerezza, paura e stupore, quotidianità e inattese occasioni di bellezza. Ci sono sopracciglia tatuate, purè di carote, sigarette fumate di nascosto e pennarelli che trasformano il corpo in una superficie da disegnare. Ci sono madri preoccupate per i piedi freddi dei figli e uomini che imparano quella che il libro definisce la "logistica dell'amore". Una galleria di personaggi e di voci attraverso cui Concita De Gregorio ribalta il modo consueto di raccontare la malattia e la cura. "Nessuno si salva da solo" è una delle consapevolezze che attraversano il libro, insieme alla convinzione che proprio nelle relazioni si possa trovare una forma di resistenza.
E c'è anche la bellezza, quella necessaria per attraversare il buio senza lasciarsi definire soltanto dal dolore. "Siccome il dolore arriva da solo e comunque arriva sempre, non ne serve altro. Al contrario. Serve bellezza, per affrontare tutto questo dolore. Servono leggerezza, un poco di allegria. Il carburante per viaggiare nel buio", scrive l'autrice. Parole che sintetizzano il senso di un libro toccante e lieve, intimo e pieno di umanità, nel quale la cura diventa un gesto reciproco. Prendersi cura degli altri, suggerisce il racconto, significa infatti anche trovare un modo per prendersi cura di sé, riconoscendo nella fragilità non soltanto una condizione di difficoltà, ma la possibilità di incontrare nuovi mondi.
Concita De Gregorio, giornalista e scrittrice, è una firma storica de "la Repubblica", dove attualmente lavora, ed è stata per tre anni direttrice de "l'Unità". Nel corso della sua attività ha pubblicato numerosi libri, affrontando temi legati alla società, alla politica, alle relazioni e all'esperienza individuale. Tra le sue opere figurano "Non lavate questo sangue", "Una madre lo sa. Tutte le ombre dell'amore perfetto", "Malamore. Esercizi di resistenza al dolore", "Così è la vita", "Io vi maledico", "Cosa pensano le ragazze" e "In tempo di guerra". Per Einaudi è arrivato ora "La cura", un libro che porta al centro le storie degli altri e la capacità di ascoltarle. L'appuntamento sanremese sarà dunque l'occasione per incontrare una scrittrice che fa della narrazione delle persone uno strumento per comprendere più a fondo la vita.















