Sempre più italiani scelgono di aprire una holding nel Regno Unito, la società che detiene le partecipazioni delle aziende del gruppo. La domanda sorge spontanea: cosa trovano a Londra che in Italia non c'è?
La risposta sta tutta nel trattamento delle partecipazioni, ed è sorprendentemente lineare. Nel Regno Unito la maggior parte dei dividendi che una holding incassa dalle proprie controllate non viene tassata. La vendita di una partecipazione qualificata può essere del tutto esente grazie alla Substantial Shareholding Exemption. E quando la holding distribuisce gli utili ai soci, il Regno Unito non applica alcuna ritenuta alla fonte, cosa che in Italia raramente accade.
«Molti clienti restano sorpresi quando scoprono quanto sia lineare il sistema britannico sulle partecipazioni», osserva il dott. Veronese di Commercialista Londra. «Non parliamo di scorciatoie, ma di un sistema semplice e prevedibile, che molti imprenditori in Italia faticano a ritrovare.»
Attenzione però, perché il trucco non esiste. Una holding britannica funziona solo se ha sostanza reale: sede, amministratori e decisioni effettivamente nel Regno Unito. Chi prova a gestirla dal salotto di casa in Italia incappa nell'esterovestizione, e lì il vantaggio evapora in fretta.
Resta il fatto che il Regno Unito continua ad attrarre capitali italiani con una combinazione difficile da battere: un regime fiscale trasparente, una rete di trattati tra le più ampie al mondo e la reputazione di una giurisdizione seria, non di un paradiso fiscale.
Una cosa è certa: a Londra non ci si trasferisce per il meteo. Sotto la pioggia e il cielo grigio, il vero sole che questi imprenditori vanno a cercare ha la forma di un sistema fiscale che, sulle partecipazioni, sa essere sorprendentemente più mite di quello italiano.
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