Oggi si celebra la giornata mondiale di sensibilizzazione contro il Papilloma virus, noto come HPV: un'occasione per accrescere la consapevolezza dei rischi associati a questa tipologia di virus e allo stesso tempo per diffondere l'importanza della prevenzione e della vaccinazione, al fine di prevenire l'insorgenza di forme tumorali.
Su questo fronte è in prima linea l’Asl 1 imperiese che in quest’anno stima di inviare circa 16.000 inviti per partecipare al programma di screening contro il tumore alla cervice uterina e tra questi ben 5mila per l’Hpv test.
Ne abbiamo parlato con il dottor Paolo Meloni, responsabile screening per il tumore al collo dell’utero dell’azienda sanitaria locale imperiese. “Sul fronte della prevenzione, ci spiega, grazie alla nuova modalità di screening attuata avremo un cambiamento epocale. Fino ad oggi in Italia la prevenzione si attuava solo con il pap test, rivolto alle donne – su sollecitazioni delle Asl - in un’età compresa tra i 25 e i 64 anni, esame questo ripetuto ogni tre anni. La scienza ha dimostrato che questo tipo di tumore è provocato dal Papilloma virus ed è per questo che sono state modificate le modalità di screening e quindi le donne dai 24 ai 30 anni, come test di primo livello, continueranno a fare il pap test mentre quelle dai 30 ai 64 anni effettueranno l’Hpv test che verrà ripetuto ogni cinque anni”.
Il pap test consiste nel prelievo delle cellule più esterne del collo dell’utero tramite una spatola e un brush che viene introdotto nella porzione più interna. Si tratta di un processo veloce e completamente indolore, che avviene durante una visita ginecologica di routine. Il test Hpv invece, viene eseguito con le stesse modalità del pap test, ma la differenza risiede nella sensibilità del test stesso di rilevare la presenza del virus e di tipizzarne i diversi genotipi, evidenziando quelli a maggior rischio di malignità. Per questo motivo non è necessario effettuare il test a cadenza ravvicinata, ma, associato al pap test, viene effettuato a scopo predittivo con un intervallo di tempo più ampio.
“Con il test Hpv, evidenzia il dottor Meloni, abbiamo una maggiore certezza di andare a trattare e diagnosticare solo le lesioni che possono trasformarsi in tumore: il 70-80% delle lesioni da Hpv regrediscono spontaneamente; se non c’è una lesione di alto grado, che può degenerare in tumore, quelle di basso grado hanno una guarigione spontanea”.
C’è da precisare che quasi tutte le donne contraggono il papilloma virus già dal momento in cui hanno i primi rapporti sessuali. Quindi se si monitora la fascia d’età sino ai 30 anni tutte le donne saranno positive, ma dopo i 30anni il picco di incidenza dell’infezione crolla e rimane positivo solo il 3-4%. Adesso quindi fino ai 30 anni il test primario rimane il pap test e se vi è necessità si fa anche il test dell’Hpv mentre, dopo i 30 ann,i il primo test di screening è l’Hpv e in caso di positività si farà anche il pap test. Se entrambi gli esami sono alterati le donne verranno richiamate per i controlli di secondo livello che sono la colposcopia e la biopsia. In questo modo si restringe il cerchio e si ha la contezza specifica delle situazioni a rischio.
“Il nuovo obiettivo che ci poniamo, continua Meloni, è diagnosticare e trattare solo lesioni pericolose e di alto grado. In passato invece, si trattavano lesioni che invece non andavano trattate”.
In Italia quasi 7mila casi di tumore ogni anno sono attribuiti a infezioni croniche di ceppi oncogeni dell'HPV, di cui 2.400 i casi stimati di cancro della cervice uterina e nonostante ciò resta scarsa è l’adesione agli screening.
Tra gli obiettivi dell’Asl 1 vi è proprio l’incentivo sul territorio della campagna di sensibilizzazione. “Il vaccino, evidenzia Meoni, è disponibile sin dagli undici anni ed è rivolto sia agli uomini che donne e, unito allo screening, ci permette di arginare le conseguenze nefaste di questo tipo di tumore. Il consiglio che mi sento di rivolgere è quello di non fare come libera iniziativa il test Hpv che nella stragrande maggioranza dei casi uscirà positivo e ciò innesca una serie di controlli che possono risultare superflui. Non si è malati solo con questo risultato: il problema è se entrambi i test sono positivi quindi se il pap test risulta negativo non ci dovrebbero essere problemi”.
Anche in Liguria l’adesione allo screening è bassa; si stima che ruoti tra il 20 e il 30% ed è per questo che l’Asl 1 - attraverso specifiche iniziative- punta ad arrivare al 60% e quindi ad una maggiore adesione. “La vera prevenzione è unire il vaccino, chiosa Meloni, allo screening. Se si segue davvero questo programma si riduce di molto il rischio di tumore perché tutto si tiene sotto controllo. Il vaccino si può fare anche se si è positivi al virus e attualmente ‘copre’ 9 dei 12 tipi di papilloma virus e offre quindi un’ampia protezione”. Il messaggio è rivolto anche agli uomini “perché – conclude- il virus è di coppia, quindi colpisce anche loro, e di conseguenza anche la prevenzione deve essere di coppia”.














