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Attualità | 08 aprile 2019, 18:31

Taggia: acqua di compensazione, anche le ultime 8 famiglie rinunciano alla convenzione del 1953 "Costretti a chiedere l'allaccio"

Erano gli ultimi rimasti fuori dall'accordo raggiunto un anno fa.

Taggia: acqua di compensazione, anche le ultime 8 famiglie rinunciano alla convenzione del 1953 "Costretti a chiedere l'allaccio"

Sembra ormai prossima alla conclusione l'annosa vicenda dell'acqua di compensazione che vedeva anteposte numerose famiglie di Taggia ed Amaie. Lo sanno bene Rosa Polo, Raffaele Ambesi, Libero Ambesi, Raffaele Celardo, Loredana Dani, Floriana Ceriolo, Lorenzo Gambacorta e Ivo Borgotallo. Loro sono le ultime famiglie che non avevano accettato l'accordo stipulato un anno fa con Amaie.

Giugno 2018, municipio tabiese, l'amministrazione comunale aveva scelto di ospitare un confronto tra l'azienda di servizi matuziana e le persone toccate dalla convenzione (LEGGI LA NOTIZIA QUI). Al centro dell'incontro la scelta di Amaie di mettere la parola fine sulla convenzione stipulata nel 1953. L'acqua di compensazione altro non è che il nome dato all'accordo trovato 66 anni fa quando l'azienda idrica, durante la realizzazione di alcuni pozzi ne danneggiò degli altri che fornivano l'approvvigionamento dell'acqua irrigua nelle numerose proprietà, principalmente campagne che una volta sorgevano nell'area a ridosso tra via San Francesco e via Aurelia Levante. Per far fronte al danno venne stipulata una convenzione che garantiva alle famiglie coinvolte di non dover più pagare l'acqua.

Dall'anno della convenzione il panorama locale è mutato radicalmente e lì dove una volta c'erano soprattutto grandi coltivazioni oggi troviamo invece numerosi condomini. Tanti appartamenti e seconde case che non pagavano l'acqua consumata ma soprattutto anche la tassa sull'impianto fognario. A quel punto Amaie decise di chiedere la regolarizzazione delle posizioni.

Rispetto ad un anno fa, soltanto un piccolo nucleo di case è rimasto al di fuori dell'accordo raggiunto. Si tratta di abitazioni rimaste pressoché indifferenti al passare del tempo rispetto ai grossi condomini sorti di fianco a loro.

La settimana scorsa, queste persone hanno presentato formale richiesta di allaccio ad Amaie, mettendo da parte quell'accordo del 1953. Che cos'è accaduto? Ce l'ha spiegato Raffaele Celardo a nome della sua e delle altre famiglie coinvolte. “Dietro la minaccia di rimanere senza servizio idrico per l'ennesima volta, queste persone sono costrette a presentare la domanda di contratto alla AMAIE, senza aver avuto la possibilità di essere ascoltati e senza, quindi, aver avuto modo dí trovare un punto d'incontro in maniera civile. - puntualizza - La società afferma che non ci sono più i requisiti perché quell'accordo sia ancora valido, senza argomentare e senza produrre prove o documenti che confermino quanto sostengono, mentre, noi, al contrario, abbiamo il documento originale del 1953 e viviamo in fabbricati presenti ben prima della data dell'accordo e ad oggi rimasti inalterati, quindi, nessun requisito è mai venuto meno”.

Facciamo un passo indietro. Secondo quanto ci hanno raccontato queste famiglie, la settimana scorsa, in due occasioni, queste persone si sono trovate senza l'acqua e a loro dire, senza essere state minimamente avvisate dell'interruzione del servizio. Episodi risolti grazie alle richieste d'intervento fatte una prima volta al sindaco di Taggia, Mario Conio e poi ai Carabinieri del locale distaccamento. “Dopo l'intervento dei Carabinieri della caserma di Arma di Taggia il 4 aprile queste famiglie hanno constatato l'interruzione del servizio senza alcun preavviso e quindi per paura che questo possa accadere di nuovo, occorre presentare la domanda, tutto questo contro ogni diritto valido fino ad ora” denuncia Celardo.

Quindi è stata messa la parola fine sulla questione dell'acqua di compensazione? Non proprio. Infatti, le famiglie chiudono la missiva dicendo: “Nonostante la presentazione delle domande di contratto, tutte queste persone, non riconoscono e non accettano le condizioni della Amaie Spa, e si riservano di far valere i propri diritti in futuro finché non ci sarà una definizione della vicenda in maniera insindacabile”.

Stefano Michero

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