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Economia | 30 gennaio 2019, 16:30

L'andamento del prezzo del petrolio in questo inizio 2019

Il prezzo del petrolio in questi ultimi sette giorni è oscillato notevolmente. L'oro nero ha infatti iniziato la settimana in ribasso ma negli ultimi giorni è tornato a un valore pari a circa 61 dollari al barile

L'andamento del prezzo del petrolio in questo inizio 2019

Il prezzo del petrolio in questi ultimi sette giorni è oscillato notevolmente. L'oro nero ha infatti iniziato la settimana in ribasso ma negli ultimi giorni è tornato a un valore pari a circa 61 dollari al barile (quotazione Brent). La quotazione del petrolio, alla fine del 2018, era calata fino a raggiungere un minimo di 51 dollari al barile (24 dicembre). Tuttavia dopo tale data il prezzo del petrolio ha visto un rialzo che, nonostante varie oscillazioni, non si è in realtà mai fermato.

Taglio della produzione del petrolio da parte dell'OPEC

L'organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, guidati dall'Arabia Saudita, hanno deciso di equilibrare il rapporto domanda offerta tagliando la produzione di petrolio. Questa iniziativa prevede di ridurre la produzione di oro nero per una quantità pari a 1,2 barili al giorno.

L'obiettivo dei sauditi non è solo il bilanciamento tra domanda e offerta

Secondo il presidente degli Stati Uniti la caduta dei prezzi riscontrata a fine 2018 è dovuta agli eccessi di produzione. Il crollo del prezzo del petrolio ha conseguentemente danneggiato i produttori statunitensi. L'OPEC introducendo questi tagli sta lasciando un grande spazio ai produttori americani di shail oil (olio di scisto) ai quali si aprono in questo modo le porte del mercato.

Rialzo per i produttori di shail oil

Secondo i dati forniti dall'agenzia statunitense di informazione sull'energia la produzione totale di petrolio americano ha raggiunto il tetto del mondo. La produzione americana è infatti giunta a un record pari a 11,7 milioni di barili al giorno. Gli Stati Uniti hanno così superato i principali concorrenti (Russia e Arabia Saudita). Grazie al calo di produzione da parte dell'Arabia Saudita anche i produttori di shail oil stanno godendo del rialzo del prezzo dell'oro nero, contrastando in questo modo le problematiche relative a costi di ricerca ed estrazione che risultano crescenti.

Notevoli oscillazioni dei prezzi

Nonostante la crescita del prezzo (circa del 20%) rispetto allo scorso dicembre la quotazione petrolio è spesso soggetto a oscillazioni. Tali oscillazioni sono dovute all'entita dei tagli di produzione da parte dell'OPEC. Tra il 10 e il 14 gennaio infatti il WTI del Texas ha visto un ribasso del 4%. La maggior preoccupazione dei membri dell'OPEC è data da un probabile eccesso di produzione da parte degli americani (soprattutto da parte dei produttori di shale oil) che vanificherebbe i tagli da parte dei sauditi.

La posizione della Russia

L'OPEC, per quanto riguarda il taglio della produzione del petrolio per stabilizzare i prezzi, si è dimostrata un'organizzazione coesa. Infatti la richiesta di far calare la produzione da parte dell'Arabia Saudita è stata accolta anche dalla Russia. Quest'ultima ha infatti tagliato la produzione in maniera lenta ma mantenendo l'impegno costantemente.

 

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